Ma perchè la scuola riesca utile, non più negativamente, ma attivamente, bisogna mutare la base della nostra educazione, la quale coll'ammirazione della bellezza e della forza vi mena all'ozio, alla indisciplinatezza e alla violenza.
Noi dobbiamo porre quindi in prima linea le scuole speciali pei lavori agrari, e nelle altre scuole tutte dare il primo posto al lavoro manuale, che sostituisce qualcosa di pratico, di esatto ai miraggi nebulosi dell'antico: e questo unito a fortissime tasse universitarie ci salverebbe da quel diluvio di spostati[253], che noi colle nuove facilitazioni universitarie aumentiamo ogni giorno.
«Finora la scuola (scrive Sergi) ha discusso come si debba insegnare l'alfabeto e come si debba insegnare a scrivere più presto, come si debba sviluppare la mente, seguendo questo o quel metodo, quali materie valgano per gli studi di preparazione o di coltura; ma non ci dà alcun indizio per dirigere i sentimenti nostri e le nostre tendenze, se togli il catechismo nelle scuole infantili.
«L'educazione è come l'igiene per la conservazione della salute: chi deve presiedere all'igiene, darne i precetti, curare, dovrà conoscere le funzioni sane e le alterate, e che cosa possa alterarle e come guarentirle dalle alterazioni.
«Così l'educatore; egli dovrebbe conoscere la natura dell'animo umano, come opera e agisce individualmente e nella società; dovrebbe sapere quali cause organiche possano alterare le manifestazioni, e quali cause esterne e sociali possano far deviare le funzioni normali. I nostri educatori non sono istruiti a questo scopo, ed entrano nelle scuole per istruire ed educare i nostri figliuoli, senza alcun concetto determinato del fine difficile che devono conseguire. Ogni piccolo essere umano che va a scuola, è un problema a varie incognite, e pure si considera come un problema risoluto!
«Invece di aumentare il numero delle scuole classiche, riducetele al minimo numero, e trasformate tutte le altre in iscuole per comercio, arti e mestieri, in iscuole professionali, in iscuole pratiche secondo le esigenze della vita moderna; e dentro vi metterete la scuola per la mente, la scuola pel carattere, la scuola per la vita giornaliera: colà inculcherete l'abito al lavoro, che per sè medesimo è educazione efficacissima.
«Quando vi saranno scuole numerossime di arti e mestieri, il lavoro manuale sarà nobilitato, mentre oggi comunemente chi vuol apprendere un mestiere, bisogna vada a servire presso un capo d'arte, e imparerà soltanto per pratica e più o meno male.
«E capitalissimo scopo di ogni scuola sia l'educazione del carattere, da cui tutta la condotta umana dipende; fortificarlo ove trovasi vacillante, crearlo ove ancora non esiste, dirigerlo ove manca la guida. Se non si ottiene l'educazione del carattere, non si otterrà nulla da ogni scuola e da ogni istituzione»[254].
Educazione in famiglia.—Ma qui assai più del maestro può la famiglia. Nelle fiere e nei mercati—osserva Galton—»il contadino sagace che vuol comprare un vitello giovane non si lascia abbindolare da ciarle di sensali o di venditori; esamina e antivede da sè la riuscita che la bestia farà e la mette a prezzo in ragione dei benefizi che gli si attende. Ma della riuscita dei nostri giovani noi ne sappiamo assai meno. Nessuno si è curato mai di conoscere il rapporto fra i successi della scuola, coi successi e gl'insuccessi della vita, nessuno ha mai investigate le relazioni fra le energie fisiche, etniche, tipiche di un giovane colle contingenze e gli accidenti inattesi della vita del futuro cittadino[255].
A questo giova, più di tutto, l'occhio della famiglia che invece da noi crede potersi scaricare sulla scuola per le cure educatrici, mentre invece il maestro, che del resto non vi potrebbe riescire stante il gran numero di soggetti che ha alle mani, crede se ne incarichi la famiglia restando così inerti amendue nell'obbiettivo che più previene il delitto.