Anche Joly parla di riformatori e colonie in Francia che paiono paradisi a visitarli, e sono inferni ove la disciplina è inefficace e dura; vi ha una cella di punizione ove i ragazzi devono camminare in elissi per 40 chilometri su mattonato ineguale prima di potersi gettar sul tavolaccio, e dove in 8 o 10 minacciano il guardiano di false denunzie, se non li lascia fare a loro agio (Le Combat contre le crime, pag. 145).
Vi sono, è vero, alcuni rari stabilimenti che hanno a capo uomini straordinari per filantropia e per acume didattico, come il De Metz, il Ducci, il Ray, l'Obermayer, lo Spagliardi, il Martelli, che suppliscono a tutto colla propria persona; ma queste sono le eccezioni su cui lo Stato non deve far calcolo. Il fatto lo prova, lo provano le stesse statistiche che si vorrebbero portare a loro favore. Nel riformatorio modello d'Italia, che è quello di Milano, si conterebbero solo il 10% di recidivi; però si escludono dal calcolo circa un terzo degli usciti, o perchè passati in altri stabilimenti (107), o perchè d'ignota dimora (49), i quali inforsano di molto la cifra, tanto più che passano ad altri stabilimenti, se si deve giudicare da quel che succede alla Generala, non i buoni ma i peggiori. Di più l'indagine si limita solo a tre anni. Chi ci garantisce quello che accadrà più tardi, mentre D'Olivecrona c'insegna che le recidive sono più frequenti dopo il terzo anno dalla dimissione?—Io credo che sotto la mano sapiente di quel direttore, essi hanno perduta la naturale inerzia, ma non le prave tendenze; e ne ho per prova che tutti, meno uno, quelli da me interrogati, dissimulavano i commessi reati, dicendo essere là solo per mancanza di assiduità alla bottega.—E cosa dire delle statistiche degli altri riformatori fatte, tutte, con minore coscienza, da persone certo inferiori pei meriti allo Spagliardi? che se anche fossero vere, non concluderebbero nulla, perchè i riformatori privati tirano a scaricarsi dei cattivi soggetti, mandando gli insubordinati, gli oziosi, ed anche i deboli, ai pubblici riformatori; ora è naturale che esclusi tutti i più tristi, quelli che rimangono dovranno apparire relativamente buoni.
L'Inghilterra ha saputo (come ora vidimo) creare per costoro due specie di stabilimenti ben distinti: le scuole industriali (o, come si direbbe con vocabolo equivalente, professionali) e le scuole di riforma. Le scuole industriali ricevono i fanciulli non ancora stati condannati per alcun reato, ma che potrebbero, per le abitudini contratte, facilmente cadere nel delitto. Le scuole di riforma ricevono i giovani delinquenti condannati o dai magistrati (giudici di pace) o dalla Corte semestrale della contea o dalle assise, ad una pena restrittiva a cui segua il ricovero per 5 anni al massimo in una scuola riconosciuta ed autorizzata e sottoposta all'ispezione. In altre parole, le scuole industriali sono stabilimenti preventivi, le scuole di riforma sono, come l'indica del resto il nome loro, stabilimenti preventivi, repressivi e di educazione ad un tempo, in cui ha luogo un'accurata separazione di fanciulli delinquenti da quelli semplicemente viziosi, e in cui con sollecitudine estrema si evitano gli agglomeri e si dividono poi in piccoli gruppi i ricoverati. Gli effetti di queste misure si spiegano anche in rapporto alla recidiva, che è tanto minore quanto minore è il numero dei condetenuti. Infatti in Francia le colonies publiques che raggiungono quasi sempre i 400, dànno una recidiva superiore dal 4 al 19%, mentre le private di 150 alunni all'11 o 12%; nella Svizzera invece e nel Granducato di Baden, in cui le colonie dei ricoverati non superano mai 60 fanciulli, la recidiva discende al 4% dal 2,50. In Inghilterra la recidiva per i fanciulli usciti dalle scuole industriali è del 4% e per le fanciulle dell'1%.
Tuttavia non io a queste cifre m'acqueto senza i miei forti dubbi.
Tutti ricordano le pompose lodi della colonia di Mettray, la quale era riuscita, secondo le statistiche di pochi anni fa, a ridurre (vedi Despine) i recidivi, dal 75% che erano, al 3,80%: ebbene, pochi anni dopo sentiamo dal M. Du Camp esservi risalita la recidiva al 33,3%, il che egli vorrebbe spiegare per l'avversione dei Parigini alla campagna, che forma altrove la delizia e il sogno dei giovani. Eppure Mettray raggiunge l'ideale di un riformatorio; i ricoverati vi sono divisi in gruppi o famiglie di 16 a 17 che abitano ciascuno una piccola casa con speciali capi e sottocapi.—E come credere ai miracoli del riformatorio cellulare della Roquette, che riduceva anch'esso i recidivi dal 15 al 9% (vedi Biffi, Sui riformatorî dei giovani, 1870), quando vediamo pochi anni dopo una Commissione governativa trovare necessario di sopprimerlo, e gli statisti francesi, mentre fissano al 17% i recidivi dei riformatori pubblici, all'11 quelli dei riformatorî privati, nel 1866-67-68 confessano che la metà degli usciti era mal notata! (Bertrand, Essai sur l'intempérance, 1875, p. 195).
Confrontando, nella eccellentissima Statistique internationale pénitentiaire (Rome, 1875, 1), la cifra dei ricoverati nei riformatorî con quella degli arrestati o condannati, si vede che non vi passa alcun rapporto preciso: l'Italia, tanto più indietro della Sassonia, ha una cifra d'arrestati minore; essa, che ha nei riformatori la metà della cifra dei ricoverati della Francia, ha minor numero di condannati; il Belgio ha maggior numero d'arresti, ma non di condanne dell'Olanda, la quale pur lo supera per riformatorî[267].
In America si calcolano sino al 33% i recidivi dei moltissimi riformatorî.—Anche Tocqueville, dopo averli lodati come un ideale della riforma penale, dichiara che su 519 fanciulli 300 recidivarono; quasi tutti quelli dati al furto ed al vino, specialmente le donne.
Su 85 ragazze uscitene, solo 11 ebbero condotta ottima, 37 buona, e su 427 ragazzi, 41 ebbero condotta ottima, 85 buona.
In Inghilterra si pretende che i 172 riformatorî abbiano prodotto una diminuzione nella criminalità del 26%, ma io domanderò se non è molto più probabile che v'abbia, invece, influito la diffusione specialmente di quelle 23.000 ragged schools, che vi preservano e vi curano non più centinaia o migliaia, come succede da noi, ma milioni di minorenni e in quell'età in cui è possibile la riforma, nell'età impubere e le leggi e pratiche contro l'alcoolismo?
Poiché questo è fatto capitale, che se anche i riformatorî fossero utili alla cura morale, il loro grande costo, la loro scarsezza in confronto ai bisogni, li renderebbero sempre insufficienti. Poichè cosa sono 2 o 3 mila posti, seppure tanti ve ne sono, in confronto al bisogno che ne richiede almeno 6 volte tanto, sapendosi dalla statistica, che la età pubere è quella che dà il più gran contingente alla criminalità, tanto che, insieme alla giovanile, forma, quasi, la metà dei delinquenti.