S'aggiunga, che la possibilità di metterli in uno stabilimento quando diventano discoli e di collocarli senza nessun disagio proprio, rende i parenti di costoro meno attivi alla vigilanza, alle volte pur troppo quasi interessati al loro malanno. Io insieme agli egregi signori Frisetti e Raseri alla Generala osservai cinque casi di ragazzi di famiglie illustri, due con più di 100.000 lire di rendita, che avidi tutori o colpevoli genitori avevano con pretesti più o meno seri fatti ricoverare e che mantenevanvi ad una lira al giorno—in educazione (!!), negando loro fino con che acquistare uno stromento musicale o un libro, che avrebbero potuto rendere meno tetra la disonorata solitudine di quel ricovero.

Questi fatti riescono tanto più gravi, quando si pensi che l'entrata dei minorenni per correzione paterna si è aumentata del sestuplo in questi ultimi anni, e ciò grazie agli artifici colpevoli dei genitori stessi che spingono alla colpa i figli per aver un pretesto al ricoverarli.—E perchè non si credano queste mie accuse fantastiche, lascerò la parola a un burocratico, ad un antico questore, il Locatelli:

«Farò, scrive egli, in primo luogo osservare che le disposizioni di legge riflettenti gli oziosi minorenni furono dalle nostre popolazioni interpretate a rovescio, mentre il legislatore ha creduto d'inserirle allo scopo di prevenire con maggiore efficacia i reati, il popolo, colla strana ermeneutica che gli viene consigliata dall'interesse, si ostina dal canto suo a ritenerle di natura esclusivamente filantropica, dal che ne nasce, per esempio, che i padri di numerosa prole si credono autorizzati per legge a far ricoverare ed educare a spese dello Stato quelli fra i loro figliuoli dei quali riesce loro più gravosa la sorveglianza e l'educazione. È un vero e deplorabile fomite alla funestissima malattia morale che affligge già da parecchi anni le nostre popolazioni, specialmente delle grandi città, malattia per la quale si è un tempo spaventosamente aumentata l'esposizione dei figli legittimi nei brefotrofi. Come poi avvenga che il popolo persista nell'equivoco, anche in seguito alle esortazioni dei pubblici funzionari, è un fatto pur troppo che torna di sconforto agli animi più inchinevoli a tutto sperare dal progresso dell'epoca nostra. Dopochè i postulanti si accorsero che si andava a rilento nell'accogliere le loro domande, la caccia al ricovero andò sempre più perfezionandosi. Le domande vennero stese con artificio maggiore, corredate da numerose e spesso autorevolissime attestazioni comprovanti l'incorreggibilità del minore o della minore da ricoverarsi, e ciò che è più doloroso a svelarsi, non di rado si arrivò a spingere con artefizi di ogni sorta il minore all'oziosità ed al vagabondaggio, in modo però che all'Autorità non venisse dato di raccoglierne le prove; il cibo scemato in proporzioni tali da non autorizzare per esempio i pubblici funzionari ad un'inchiesta sulla economia domestica, il riposo delle notti interrotto, le punizioni disciplinari moltiplicate per ogni benchè leggiero trascorso, sono, per esempio, mezzi che certi snaturati genitori mettono in pratica senza timore che li possa cogliere il rigore della legge, quantunque siano per sè stessi più che sufficienti a spingere un fanciullo al vagabondaggio ed all'abbandono delle sue ordinarie occupazioni. Siccome le conseguenze di questo equivoco popolare morale hanno ormai raggiunto le proporzioni di un vero disordine sociale, così i tribunali si videro spesso costretti a rifiutare di loro arbitrio il ricovero coattivo di quegli adolescenti che non fossero orfani dei genitori, o che avessero i genitori di ignoto domicilio, e ciò in onta al letterale disposto dell'articolo 441, il quale, ordinando quale misura preliminare la sottomissione dei genitori, suppone di necessità che possa ordinarsi il ricovero coattivo anche di adolescenti figli di genitori aventi stabile domicilio, e quindi per ciò solo provvisti di mezzi idonei all'applicazione della disciplina domestica. Nè si dica che, limitando il ricovero coattivo agli adolescenti discoli senza famiglia, verrebbe a scemarsi di non poco il benefizio di tale misura preventiva, giacchè i cittadini di poca coscienza che ora si ostinano a far servire la legge ai loro scopi egoistici e snaturati, quando si fossero persuasi dell'assoluta vanità, anzi del pericolo dei loro tentativi, si adatterebbero a provvedere da sè all'educazione dei figli, ed in fine dei conti avrebbero maggiore interesse ad allevare della prole laboriosa ed onesta che dei rompicolli. Ove poi anche si avesse a verificare l'inconveniente di dover lasciar libero il campo ad un numero maggiore di vagabondi ed oziosi, io, e con me tutti gli onesti, non esiteremmo un solo istante a subirci fra i due mali il minore, e preferiremmo cioè che il paese avesse a deplorare la mancata riabilitazione di pochi individui piuttosto che il rilassamento dei vincoli della famiglia, che sono il più saldo fondamento di ogni società costituita» (op. cit).

Quanto agli abbandonati nelle città dai genitori ed agli orfani, a cui il riformatorio vuolsi che sia una singolare provvidenza, notiamo che se ne hanno appena l'8 al 13% di figli del secondo letto e l'8 al 12% d'orfani, quindi non certo la maggioranza; queste istituzioni al più loro gioveranno, nei pochi siti ove funzionano bene, per apprendervi un'arte, non credo che giovi punto nei rapporti morali. È un'illusione il credere che il riformatorio li salvi dai contatti malefici. Se impedirà quelli del vagabondaggio, dei colleghi, cioè, in parte solo corrotti ed in parte in via di corrompersi, offrirà quello di gente ben peggiore, di vizi concentrati, diremo, passati già al primo staccio di selezione carceraria, e ciò principalmente in quell'epoca che più fa inclini al delitto. Poichè in nessun o quasi nessun riformatorio sono applicati seriamente il sistema cellulare notturno, ed il rigore del silenzio, i quali, d'altronde, in istituti che sono in parte didattici, in parte industriali, sarebbero inattuabili, e anche quando applicati, sono dall'astuzia dei ricoverati delusi. Quelli poi che vengono dalle campagne dove loro era impossibile erudirsi ed associarsi nel male, troveranno qui l'associazione malvagia già bella e costituita e la mala istruzione che non avrebbero mai conseguita.

Si parla della corruzione che potrebbero ricevere alcuni in mezzo alle loro famiglie, e non si pensa a quella che effettivamente è generata nei giovanotti onestissimi ma privi d'ogni sussistenza, che si fanno ricoverare in mezzo a costoro; non si pensa a quel nuovo genere di delitti ingenerati dal riformatorio che è la seduzione e la costrizione al crimine del minore per parte dei genitori, onde aver un pretesto al ricovero; non si pensa che in grazia di questo perdonsi quei legami d'affetto che il contatto continuo desta e mantiene negli uni e negli altri, e che forma il più grande fra i freni al delitto.

Io non ammetterei, quindi, i riformatorî se non per casi eccezionali quando vi si raccolgano pochi individui, divisi per classi, età, costumi, attitudini, moralità, con celle almeno per la notte, con una relativa libertà, senza nota di infamia; vorrei vi entrassero solo quelli che per la loro povertà non possono essere accolti nei collegi militari o di marina, e che ad ogni modo se ve li fan ricoverare i genitori ricchi pagassero una forte diaria proporzionata alle loro entrate; tutti dovrebbero esser sorvegliati uno per uno, e diretti da capi e maestri veramente adatti, che se ne facciano un apostolato. E piuttosto che i molteplici regolamenti inutili contro la fiumana del male, credo converrebbe studiare il modo di plasmare, scoprire tali uomini, e metterli a posto, quando si sieno trovati.

Ma quando questi manchino, e quando i contatti fra le varie classi, pel troppo numero, non si possano più evitare, nè si possano impedire le frodi dei genitori, quando non si abbiano celle notturne per ciascun ricoverato, o officine d'arti o mestieri, come pur troppo è il caso in Italia, dove le finanze e le grettezze governative vi si opposero per anni[268], credo preferibile il consegnare i corrigendi a famiglie morali ed energiche, e allontanarli dai centri corruttori della capitale o dei capiluoghi.

In mancanza di una propria famiglia che vi badi occorre un vero bagno morale in mezzo a famiglie oneste, in cui il piccolo reo non possa trovare un complice—mentre un luogo ove molti dei suoi simili sieno insieme, malgrado tutti gli inviti teorici e pratici alla onestà, sarà sempre per lui più una causa di pervertimento che di emenda; di più il derelitto si affeziona a poco a poco ai parenti adottivi, loro porta i suoi primi guadagni, e, generalmente, non lascia più la casa che lo ha raccolto, si trova così in un ambiente sano, stabile, sicuro, che lo indirizza al bene (Joly, Le Combat etc.); in Francia infatti, su 11.250 fanciulli inviati nelle famiglie delle campagne, solo 147 dovettero essere ricoverati in un riformatorio.

In Olanda questo istituto del baliatico morale è pur attuato (Roussel, Enquète sur les orphelinats, etc.); in Svizzera i bimbi assistiti nel 1870 erano 31.689, di cui presso famiglie oneste 23.000 che vi apprendono la pastorizia, l'orticoltura, e, d'inverno, la tessitura, l'arte del fabbro.

Si risponde, è vero: che questa della spesa non è una seria obbiezione: e davvero chi fa un trattato teorico non dovrebbe preoccuparsene, ma come nol devo, buon Dio! se penso, che questo della spesa e il più grave ostacolo a tutte le riforme più nobili ed urgenti del paese; quando pensiamo che questa difficoltà della spesa ha impedito di attuar la riforma cellullare che si credeva la panacea del delitto nella proporzione necessaria, persino, alle nazioni più ricche e liberali del mondo, l'America e l'Inghilterra.