«Nelle vostre case correzionali si poltrisce, là non vale il pentimento, là si viene incoraggiati al mal fare, perchè coloro ai quali voi affidate la cura dei ladri, sono più ladri dei ladri stessi, essi non badano che ad impinguare il loro borsellino».
Ed è notevole che invece dell'isolamento completo dal mondo esterno che si attribuisce teoricamente alle carceri cellulari si hanno informazioni e comunicazioni molteplici e tanto più dannose (specie per l'istruzione giudiziaria) perchè imprevedute.
«Le muraglie, scrive ancora Gauthier, offrono nel carcere sotto l'occhio paterno dei sorveglianti sempre un mondo d'informazioni e un meraviglioso strumento di corrispondenza.
«È così che io stesso, quand'ero a Châlon-sur-Saône, nella cella più segreta, seppi degli arresti fattisi a Lione, a Parigi, a Vienna, a Saint-Etienne, a Villafranca, in seguito e in occasione del mio, ciò che fu per me una notizia di grandissimo valore; così per la stessa via appresi l'orribile attentato del caffè Bellecour. V'è prima la funicella, tesa col peso d'una pallottola di mollica di pane che si giunge a lanciare fuori da una finestra all'altra, tenendosi sospesi ai ferri della finestra e che serve a stabilire un mezzo di comunicazione comodissimo: vi sono i libri della biblioteca che circolano di mano in mano coperti di criptogrammi: vi sono i tubi dell'acqua e le bocche del calorifero che costituiscono degli eccellenti portavoce.
«Un ultimo trucco che s'usava già, mi pare, al tempo di Silvio Pellico, ma che non può usarsi se non da persone un poco istrutte, è la timpanomania, cioè la conversazione a suono, che si fa battendo nel muro o col pugno, o con un cucchiaio, o con una scarpa, o con una pietra, o con qualunque altra cosa. Non c'è niente di più semplice e facile. L'a equivale ad un colpo, il b a 2, il p a 16, il z a 26.
«Ciascuna lettera è preceduta dal suono, colpo proprio della sua serie, così si riesce a parlare cinque o sei volte più in fretta. Non occorre per parlare così d'avere due celle contigue. Una volta io parlai ed ebbi dei dettagli per me preziosissimi da un mio compagno distante 40 o 50 metri».
Studiando, nel grande carcere cellulare di Torino, i graffiti, e gli scritti dei detenuti vi scopersi che mentre si crede d'impedire colla cella l'associazione, e sopratutto la triste camaraderie, lo spirito di corpo spesso invece vi si acuisce, quando forse prima loro mancava. Sorpresi negli scritti dei carcerati[283], come uno saluti affettuosamente i suoi ignoti successori, come un altro in un angolo, lasci un lapis ai suoi compagni perchè possano scrivere, ed un terzo consigli ai compagni pure ignoti di fare il pazzo per sfuggir la condanna.
E quanto alle comunicazioni: certo un ladruncolo minore, un mendicante isolato avrà poche comunicazioni nei giorni feriali; non le avrà che nei cortili di passeggio, dove le muraglie, continuamente rimbianchite, formano, come ho dimostrato, coi graffiti, una specie di giornale quotidiano, e nell'estate diurno, che si continua e moltiplica nelle arene, nei vetri appannati, e negli strati di neve dell'inverno; ma ad ogni modo ne ha, alla festa, sempre quando va alla messa e nei libri che giustamente gli si concedono.
Studiando in questi e nelle mura del carcere di Torino ne trovai 182 su 1000 che trattano dei compagni; e sarebbero stati 900 su 1000 coi saluti; 45 su 1000 sarebbero avvertimenti sul processo; 27 eccitamenti a nuovi delitti.
Ricordiamo questi pochi esempi trovati in libri del carcere: