Ciò sia detto pei ladruncoli comuni. Ma l'aristocrazia del delitto, il ricco od influente criminale, non avrebbero nemmeno bisogno di questi espedienti: le guardie non hanno da perder nulla o quasi se favoriscono le loro comunicazioni col mondo esterno; e il sistema cellulare favorisce l'impunità di questi rapporti. Perchè chi può sapere quanto sia passato tra un individuo solo ed un altro in una cella isolata?
E vi è nelle carceri un ufficio, dipendente dall'amministrazione, quello detto di matricola (nel quale qualche scrivanello detenuto soggiorna sempre) che vede e nota ogni reo, quando entra e quando esce, ed è un nucleo centripeto e centrifugo, che raccoglie tutte le notizie e le diffonde per mezzo dei detenuti stessi nelle varie celle.—Vi è poi, il servizio dell'impresa, di questo tiranno nascosto che domina tutte le carceri, che non ha nessuna responsabilità nè ragioni del segreto, che ha bisogno di uomini, siano pur già condannati, che facciano il servizio di sarti, calzolai, lumai, materassai, muratori, falegnami e fabbri, e questi sono in contatto diretto cogli uomini liberi.
Pochi crederebbero che nei giorni di udienza cogli avvocati difensori o degli interrogatori presso il giudice istruttore, si trovino radunati nella medesima anticamera una diecina e più di detenuti. Per cui nel momento stesso dell'inquisizione del giudice, e quasi sotto gli occhi suoi stessi, si viene ad infrangere e precisamente pel detenuto sotto giudizio, che più interessa la sicurezza sociale, quella legge d'isolamento per applicare la quale si è spesa la enorme somma d'impianto delle carceri cellulari.
Non ho parlato dei laboratori. Nel carcere cellulare, appunto per impedire le comunicazioni, non si permettono che pochissimi lavori; e allora, oltre il danno materiale che ne viene allo Stato ed alla persona costretta all'ozio forzato, senz'altro sfogo che l'onanismo, ne viene il danno avvenire, perchè gli individui attivi si abituano all'ozio quando non ne muoiono, e gli oziosi vi trovano il loro pro' e quando sono fuori delinquono per ritornarvi.
Che se il lavoro viene concesso, è impossibile, anche escludendo quelli coi condetenuti, che nuovi rapporti non si formino coi capi d'arte, liberi, cogli impresari, ecc.
Succede così sovente che l'istruttoria, segretissima pel pubblico, non ha più segreti per l'inquisito, il quale comunica poi coll'avvocato a mezzo di altro detenuto che ha il medesimo difensore.
S'aggiunga che nell'interno della cella il grande criminale ha più calma per raffinarsi nella ricerca degli alibi, delle scusanti, nello studio del processo, e non essendo in comunicazione cogli altri colleghi, non si tradisce, ma sa confermarsi nella negativa. Il fatto è che parecchie volte i giudici istruttori, se vollero trovare il bandolo di un reato, dovettero desiderare, e anche qualche volta ottenere, che l'individuo, ammalato o no, passasse nell'infermeria, onde, trovandosi con parecchi, vi si abbandonasse a quelle spontanee confessioni che sono nella tempra dei criminali e che menano anche i grandi delinquenti a scoprirsi.
È inutile il dimostrare la nessuna influenza emendatrice del carcere, anche per timore di crudeltà verso i buoni, si arriva pei cattivi alle esagerazioni d'una filantropia talvolta spinta all'assurdo.
«In Olanda, p. es., a Hoorn si procura ai detenuti dell'acqua calda e fredda per lavarsi, una sala di ricreazione, dei giuochi di domino; e quando ricorre la festa del Re si fanno fuochi d'artificio;—in America, ad Elmira, si procurano loro delle distrazioni musicali;—a Thomastown si accorda il permesso di organizzare un meeting contro la pena di morte;—nell'Illinois si dà loro del poudding, dei biscotti, delle focaccie di miele, e si è così lontani dalla vera giustizia quanto gli antichi partigiani della tortura» (Prins).
«La legge belga ammette, continua Prins (Les criminels en prison, 1893), l'isolamento cellulare. Il suo scopo è di rigenerare il colpevole sottraendolo alle influenze deleterie dei condetenuti, per non lasciar agire che la benefica influenza degli uomini onesti. Questa è in tutto il mondo la teoria. Ma vediamo anche il fatto. Dappertutto i pretesi riformatori, incaricati di rappresentare presso il condannato i buoni elementi della società, sono agenti devoti, ma reclutati nella sfera sociale alla quale appartengono i detenuti, talvolta degli spostati senza impiego, che in cambio di un salario derisorio insufficiente al mantenimento di una famiglia, devono press'a poco vivere come un carcerato; e poco numerosi (appena una guardia per 25 o 30 detenuti) devono naturalmente limitarsi a gettare uno sguardo rapido sulla cella e sul lavoro, ed a verificare se i regolamenti sono osservati.