Appello.—Chi ricorda il detto di Bacone: Iniustitia reddit iudicium amarum, mora acidum, comprende come fra noi la giustizia sia irrisoria poichè la pena non è più nè pronta, nè certa, nè seria, grazie agli appelli; la sentenza dal tribunale è infatti preceduta da regolare e completo dibattimento, mentre quello della Corte si fonda sopra un verbale il più delle volte redatto in modo irregolare ed incompleto; sommati i voti dei due giudizi e dato che nel primo l'unanimità di tre giudici condanni, nel secondo si abbia parità di voti fra i quattro consiglieri, ne viene che cinque voti per la condanna, fra cui due possono essere dei presidenti, devono cedere a due voti per la soluzione.

Una prova dell'esorbitanza assurda di questo abuso da noi la può dare il confronto colla Francia; mentre in Francia erano 417 le cause dei pretori trattate in appello nel 1871, in Italia nel 1874 erano 14.882, circa 35 volte di più!—e mentre erano là 7745 solo le cause dei tribunali correzionali decise in appello, da noi salivano a più del doppio, 16.149! senza contare il decuplo delle cause di cassazione, di cui toccheremo più sotto.—Eppure si tratta di un paese analogo al nostro, che si trovava allora allora escito dal flagello doppio di una guerra e di due rivoluzioni politiche e sociali.

Questo fatale edifizio si coronò col più ampio diritto di cassazione, il quale non si basa, come sarebbe giustissimo e come si pratica in America, in Inghilterra e perfino in Francia, sopra errori sostanziali e di fatto, ma quasi sempre su questioni di forma, che ci riconducono ai tempi bizantini o alle stramberie di alcune razze mongoliche, per cui una causa costosissima può venire cassata per una semplice sgrammaticatura di un povero cancelliere che si può, per caso e pur troppo anche ad arte, facilmente ottenere o dalla dimenticanza spesso con mille artifici favorita e provocata di un presidente. Si narra che la causa di Agnoletti costasse più di dieci mila lire all'erario e che venisse cassata per essersi dimenticato un cancelliere di porre una fede di nascita fra le carte.

Grazie a questi ricorsi la esecuzione della sentenza definitiva si ritarda enormemente e l'Annuario statistico già notava come pel 47% dei condannati nel 1871-75 era trascorso più di un anno prima della sentenza definitiva:

Per suggellare poi sempre più nelle menti che la giustizia deve propendere più in favore dei rei che degli onesti, più in favore dei carnefici che delle vittime, si aggiugne l'assurdo paragrafo, per il quale il nuovo giudizio può ben portare mitigazione ma non aumento alla condanna, quasichè il vero non potesse risultare mai in favore della società, ma sempre in favore del reo, circostanza quest'ultima che spiega l'enorme quantità dei ricorsi ormai generalizzati in tutte le condanne e la proporzionata quantità degli annullamenti, il tutto con perdita non solo di danaro e di sicurezza, ma, che è peggio, di quel tempo che in questi casi è tanto più prezioso perchè in esso è quasi tutto il prestigio della giustizia repressiva.

Grazie.—Ma come se tutto ciò non bastasse ai nostri danni, vi si è aggiunto e applicato con profusione il diritto di grazia che non può concepirsi, riunito in un sol uomo, se non come una negazione di quella giustizia, dei cui portati uni ed eterni ed imprescrittibili van blaterando precisamente i nostri avversari.

Questo diritto di grazia è profuso in tal modo da superare 100 e più volte quanto si fa nella vicina Francia (Relaz. del Minist. di grazia e giustizia, 1875).

È un fatto che tutti gli anni si ha una media di 20 mila proposte per la grazia e che di queste almen 3000 sono esaudite[297]. Come ciò può conciliarsi col fatto che ogni giorno più si mostra provato dalla scarsezza dei ravvedimenti? E chi non sa come perfino quelli che sortono dopo prove ben più serie che non siano quelle di pochi anni di carcere, vale a dice gli assoggettati al metodo graduatorio penale e fino all'individualizzante, hanno fatto pessima prova?

Come? Si ardisce affermare che la giustizia è uguale per tutti, che essa è destinata ad equilibrare l'ordine giuridico turbato, che parte da norme fisse, incrollabili, libere da ogni personalità, quasi quasi emanazioni celesti, e poi tutto ciò si mette in non cale, di un tratto, tutto ciò distruggesi come un fastello di carte, mediante la firma, spesso involontaria, d'un uomo il quale sarà il più onesto del nostro paese, ma pure è un uomo. E pazienza fosse egli; ma chi non sa come egli, non vi può proprio nulla, e che tutto dipende da un ministro il quale può esservi tratto dalle teorie più balzane, e se fosse anche il più accorto degli uomini, deve porsi spesso al rimorchio uomini politici, e dei direttori delle carceri, i quali, non rispondendo quasi mai dei dannosi effetti dei loro giudizii, vi si lasciano trascinare, oltre che dalle simpatie personali, anche dall'osservazione sbagliata della maggiore docilità nella disciplina che è spesso in linea inversa del ravvedimento.