Oh! che non ci sentiamo commossi quando col diritto di leva condanniamo anticipatamente a morire precocemente migliaia di onesti sui campi di battaglia, spesso per un capriccio dinastico o per preteso amor proprio nazionale; e dobbiamo davvero sentirci sdilinquere quando si tratta di sopprimere poche individualità disoneste, cento volte più pericolose e fatali di un nemico straniero, in cui una palla ignota può colpire un Darwin, un Gladstone?
A stretto diritto, certamente che noi, che più non ci crediamo vicarii di Dio in terra, non ne abbiamo alcuno assoluto contro l'esistenza di nostri simili; ma se il diritto non ci viene dalla necessità, della difesa, non ne abbiamo allora nemmeno contro il loro sequestro, nemmeno per bandire una contravvenzione. Dire che quella pena vada contro alle leggi della natura è fingere di ignorare che essa è scritta a caratteri troppo chiari nel suo libro, sapendosi anzi che nella lotta per l'esistenza, seguita da immani ecatombe, basasi tutto il progresso del mondo organico e quindi del nostro.
La rivelazione che vi sono esseri, come i delinquenti-nati, organizzati pel male, riproduzioni atavistiche non solo degli uomini più selvaggi, ma perfino degli animali più feroci, dei carnivori e dei rosicchianti, lungi, come si pretende, dal doverci rendere più compassionevoli verso loro, ci corazza contro ogni pietà; poichè essi non appaion più nostri simili, ma come bestie feroci; e la zoofilia non è giunta, salvo pei fachiri indiani, a lasciarci divorare dalle fiere ed a sacrificare noi stessi a lor beneficio.
E qui non posso non ricordare le robuste linee che Taine poco tempo prima di morire mi dirigeva: «Quando nella vita, nell'organizzazione intellettuale, morale, affettiva, del delinquente, l'impulso criminale è isolato, accidentale e passeggiero, si può, anzi, si deve perdonare; ma più questo impulso è legato alla trama intera delle idee e dei sentimenti, più l'uomo è colpevole e più dev'essere punito.
«Voi ci avete mostrato degli ourang-outang lubrici, feroci, a faccia umana; certo, come tali, non possono agire altrimenti di quello che fanno; se violano, se rubano, se uccidono, è in virtù della natura loro, del loro passato. Ragione di più per distruggerli appena si sia constatato che sono e resteranno sempre ourang-outang. A riguardo loro non ho obbiezione alcuna contro la pena di morte, se la società vi trovi profitto» (Vedi mio Archivio di Psichiatria, vol. VIII, 5).
Sinossi penale.—Ma per riassumere più sistematicamente questa distribuzione delle pene togliamo dalla Criminologia del Garofalo questo, com'egli lo chiama «sistema razionale di penalità» (2ª ed., 1891, p. 457 e segg.) modificandolo.
I. Rei sforniti del sentimento di pietà.
Assassini (insensibilità morale e crudeltà istintiva) rei di
- Omicidio per lucro o altro piacere egoistico.
- Omicidio senza provocazione della vittima.
- Omicidio con esecuzione feroce.
Carcere; colonia; Manicomio criminale e Pena di morte (recidivi).