I miei studii anteriori hanno mostrato[386] come essendo a base di epilessia il genio come la pazzia morale, questa non di raro vi si mescola rimanendone per ciò non solo non dannosa ma utile alla società come nei grandi creatori di conquiste, di rivoluzioni, per modo che le note criminali passano in seconda linea e non sono nemmeno avvertite dai contemporanei, anche quando esse erano tanto potenti come le geniali.

E chi ha letto la vita dei pionieri d'Australia e d'America ha capito che essi erano criminali nati, pirati e assassini, utilizzati dall'umanità nella conquista di nuovi mondi, e che sfogavano nelle tribù selvaggie quei bisogni d'azione, di lotta, di stragi e di novità che sarebbero divenuti un mostruoso pericolo nella madre patria.

E così bisogna anche approfittare poi della trasformazione, della metamorfosi contraddittoria, polarizzatrice che la pazzia epilettica acutizza, inducendo a volte dei criminali nati egoisti e crudeli all'eccesso dell'altruismo, alla santità la quale spinge a sua volta non solo l'individuo, ma le masse intere, a una virtù epidemica. Tale è il caso di Loiola, San Giovanni di Ciodad.

Non occorre il dire come in questi casi lo Stato invece di opporsi, dovrebbe favorire in mille modi il sorgere di questi nuovi soli, per quanto la loro origine sia fangosa, senza imitare quei ministri che ne spensero nel sangue e nelle carceri i rari esemplari, Lazzaretti, p. es., che aveva ed ha lasciato dietro a sè un'orma di virtù singolare.

Ma è a proposito del delitto per passione, e del delitto politico che la idea della simbiosi deve trionfare nelle proporzioni più grandi; sfogare in grandi opere altruistiche quella energia, quella passione del bene, del giusto e del nuovo che anima costoro, dovrebbe essere una delle mete di un grande popolo, il quale così utilizzerebbe quelle forze che potevano diventargli di danno, senza incorrere in alcun modo in quei pericoli che non possono mancare nei contatti coi delinquenti nati. Quel rigoglio, quell'eruzione di passione che animano il vero reo per passione, ed il vero delinquente politico sono immense energie che tutte possono utilizzarsi nel bene, e che sole forse possono trasformare le apatiche masse.

Le rivoluzionarie sono energie rivolte verso il nuovo, verso l'utile futuro: solo che l'esagerata precocità non le rende accettabili nè utili momentaneamente: quindi la pena, se pur vi si deve applicare, non solo dev'essere spoglia d'ogni infamia e d'ogni dolore, ma pure impedendo che l'opera loro si applichi prima del tempo, deve mirare che appena sia maturata, venga utilizzata e nell'intervallo non sia impedita dal gettarsi in quelle direzioni in cui possa riescire vantaggiosa.

Se la palla che colpì prima o il processo che colpì dopo Garibaldi ce l'avessero allora spento, quante opere magnanime non sarebbero state impedite! E chi sa se la morte non ce l'avesse infine troppo presto rapito, chi sa se non si sarebbe veduto avverare il suo sogno di trasformare le terre paludose d'Italia invece di gettarci a capofitto nelle sterili lande africane.

In una nazione aduggiata da un'onnipotente e triste burocrazia, la Russia, noi abbiam veduto l'energia dei settari perseguitati (e così nella terra libera d'America, i Mormoni) trasformare regioni quasi inabitabili in campagne straordinariamente ubertose, dove sorsero intere e popolose città.—Ecco la simbiosi.

Se a questo altissimo scopo divinato dal grande Salvatore che perdonando alla Maddalena pentita, sentenziava: Chi non ha peccato getti la prima pietra, e dal profeta che ci prometteva un'epoca in cui: «il lupo e l'agnello pastureranno insieme; e il leone mangierà lo strame come il bue; e queste bestie non faranno danno nè guasto» (Isaia, LXV, 25), e da quella santa dei nuovi tempi che dettava: «tutto conoscere è tutto perdonare»—Se a questa meta l'antropologia criminale potesse trarre gli uomini e trovare un Brockway, un Don Bosco, un Barnardo che la facessero conseguire, oh! certo le sarebbe perdonato quanto di troppo crudele ha dovuto suggerire per raggiungere il supremo suo scopo,—quello della sicurezza sociale.

APPENDICE Sui progressi dell'Antropologia Criminale nel 1895-96.