Tutto ciò non avrebbe potuto continuare per tanti secoli, se in fondo l'utilità che viene da alcuni delitti, nei popoli barbari o quasi, non fosse stato così grande da impedire sorgesse nel cuore degli onesti una sufficiente reazione.
Simbiosi.—Ma ammessa questa, sia pur temporanea, funzione del delitto, ne verrà forse che tutto il supremo scopo di questo libro, la lotta contro il delitto sia inutile e forse dannosa?
Oh no! se a questo esso dovesse menarci, sarei il primo io, a cui la sete del bene, l'odio del male soverchiano ogni convinzione teorica, sarei il primo, dico, a lacerar queste carte. Fortunatamente si può scorgere già fin d'ora una meta meno sconfortante, per quanto possa ripugnare ai seguaci dei metodi antichi contro il delitto—che senz'abolire la lotta ammette mezzi meno severi.
La via nuova che ci si apre e cui questo libro ha solo in parte preparato colla critica spietata delle pene e coll'accresciuta importanza data ai mezzi preventivi, come a più saldo soccorso diretto contro il delitto, la via nuova è quella di creare istituzioni che ci permettano di utilizzare il delinquente a pari degli onesti con vantaggio di entrambi, tanto più che il delitto (e il reato anarchico ne sarebbe una più bella prova) spesso ci può rivelare ove maggiormente s'annida la piaga sociale, come si vede il colera colpire di preferenza i quartieri più poveri e più sudici della città, e quindi indicarci ove debbansi più convergere le nostre cure profilattiche.
Ed a ciò tanto più miriamo, allontanandoci dall'antica crudeltà repressiva, in quanto che mano a mano che modificandosi i tempi, le condizioni nostre sociali sempre più migliorano, il delitto stesso, se aumenta di numero scema di crudeltà, si spoglia sempre più della ferocia atavica e va assumendo le vesti certo meno ripugnanti e meno selvaggie del falso, della truffa e della bancarotta, contro cui la repressione cruenta è meno urgente e la coltura e l'accorgimento degli uomini sono maggiore salvaguardia. E quanto più i tempi avanzano, più le dure disuguaglianze sociali vanno attenuandosi; e come mano a mano i più urgenti bisogni umani si sono quasi inconscientemente, gradatamente riparati coi mezzi collettivi, come per l'illuminazione, l'istruzione, la viabilità, così si intravvede che si andrà riparando con rimedi collettivi, alle ingiustizie sociali, e riparando così radicalmente a una delle più forti cause del delitto occasionale, che è l'insufficienza del lavoro per la lotta dell'esistenza, mentre nello stesso tempo si previene un'altra causa potente di delitti che è l'eccesso stesso della ricchezza. Che se vi è un gruppo di rei nati pel male, sui quali, come sul bronzo si rifrangerebbe senza alcun vantaggio, anzi con danno, ogni cura sociale, noi pure, qui ammettendo la dolorosa necessità dell'eliminazione completa, sia pur colla morte, per la nostra difesa, vediamo però che anche qui queste tristi necessità, almeno pei meno gravi, pei criminaloidi, andranno sempre più diradando: e che più frequenti ci si offriranno i mezzi di adattamento alla vita, sia che la medicina ne modifichi e smussi gli angoli più acuti, sia che utilizzandoli per alcuni lavori più ripugnanti agli uomini normali e che più sono adatti agli istinti atavici, come p. es., la guerra agli omicidi, lo spionaggio poliziesco ai ricattatori, truffatori, la prostituzione alle oscene, l'estetica ai psicopatici sessuali, come le colonizzazioni in terre selvaggie e malariche in cui la vita è più esposta ai pericoli, e meno legata alle fisse dimore ai vagabondi, non solo la società ne permetta, e ne tolleri, ma fin ne provochi in certi limiti la connivenza, cavandone essa i maggior vantaggi.
È così che se la storia naturale (vedi Atlante, Tav. CII e Vol. I) ci ha dimostrato l'esistenza perfino nelle piante di organi appropriati ad uccidere implacabilmente gli animali per nutrirsene (piante carnivore), essa anche ci ha appreso, quasi come simbolo e ammaestramento della trasformazione suprema della carità umana i non rari cari di simbiosi di piante che per sè nocive, tuttavia unendosi ad altre, senza uccidere, anzi aiutando la loro, giovano alla propria esistenza. Così la ricchezza delle leguminose, specialmente del lupino in azoto, si deve a uno schizomiceto, al Rhizobium leguminosarum Frank, che si agglomera in un vero bitorzolo o tubercoletto nelle sue radici in enorme quantità (vedi Atlante, Tav. CII), penetrando dal terreno per i peli radicali nel loro interno, dove si moltiplicano finchè giungono nella regione corticale dalla radice, annidatisi nelle cellule del parenchima e trovandosi in condizioni atte, vi si moltiplicano enormemente, mentre le cellule che le ospitano, irritate, a lor volta si segmentano dando luogo a un tubercolo. Durante la formazione del seme i tubercoli si disfanno, una parte è utilizzata dalla pianta per le riserve del seme, un'altra nel terreno si sparge dando luogo a nuove e utilissime infezioni aumentando sempre più la ricchezza d'azoto del terreno[385]).
Analogo è il caso del commensalismo trovato dal Lunel, tra il pesce (Vedi Atlante, Tav. CII) scomberoide detto Caranx melampygus, e la Medusa Combessa, palmipes; il Caranx sta disteso orizzontalmente attraverso gli orifizi del suo portico sottogenitale per ciò deformato e allargato e deve quindi procedere orizzontalmente contro al suo abito, ma vi trova il suo conto, perchè la presenza della medusa, così nociva a chi la tocca, lo difende dai pesci grossi (Chronique scientifique, mai, 1896); e così il paguro, invece di divorare l'actinia, la lascia fissarsi sulla dimora di cui si è fornito, ed essa gli serve col colore brillante ad attirar le vittime e, a sua volta ha da lui casa e trasporto.
Forse il tempo si avvicina in cui anche nella civiltà umana, le piante carnivore andranno sempre più diradandosi, e moltiplicandosi invece quelle simbiotiche.
E se la scienza ora ci addita la fusione di due ordini di piante, inutili o dannose, i funghi e le alghe, dar luogo ad un terzo ordine utilissimo, come il lichene, il tempo si avvicina in cui la società troverà il modo di far vivere con una opportuna coltura simbiotica, il criminaloide in mezzo al florire della civiltà progredita, non solo sopportandolo, ma anche utilizzandolo a proprio vantaggio.
Ci bisognerà, perciò (e qui l'opera della nuova scienza antropologica sarà potente perchè può individualizzare l'assistenza), sorprendere le speciali tendenze che fino dalla pubertà e qualche volta anche prima, si manifestano fortissime, in costoro, per cercare di incanalarle e utilizzarle quando siano men antisociali. È notissimo come Nino Bixio, da ferocissimo rissatore, vagabondo e disertore (Guerzoni, Vita, 1880) divenne quell'uomo che tutti sanno, per quanto spesso impulsivo, quando fu diretto nella marina e nella guerra. E non sono pochi gli uomini che l'impresa di Garibaldi trasformò da vagabondi e feritori in eroi. Ho sentito ladri e assassini che avevano tentato le loro imprese per ottenere quanto bastasse per diventar comici, biciclisti o avvocati, protestarmi con uno di quegli accenti che non ammettono dubbio, che se avessero raggiunto quel loro ideale, sarebbero diventati celebri e avrebbero sfuggito sempre dal delitto. La convinzione che essi erano nel vero mi è rassodata dall'aver veduto più volte (vedi vol. I) nel mondo, dei delinquenti nati, posti in alte posizioni, sfogarsi, è vero, in modi crudeli, anche iniqui, ma non criminosi, nei loro capricci, nelle loro vendette, ma sopratutto sfogarsi nell'esercizio della stessa loro professione, diventando da antisociali che erano naturalmente, individui utili al consorzio umano, per quanto a loro modo e inegualmente. Così tutti conoscono nel popolo di R.... un celebre operatore che ha nel cranio e nel volto tutti i caratteri del delinquente nato, non esclusa un'esagerata eredità in ascesa e discesa di pazzia morale, ma che sfoga le sue crudeli energie in una chirurgia forse qualche volta arrischiata, ma sempre geniale.