E poichè la patologia segue anche nel campo sociale identico processo della fisiologia, noi ritroviamo questi due mezzi di lotta anche nella criminalità.
Noi assistiamo infatti al manifestarsi parallelo di due forme di criminalità: la criminalità atavica, che è un ritorno di alcuni individui, la cui costituzione fisiologica e psicologica è morbosa, ha dei mezzi violenti di lotta per l'esistenza che la civiltà ormai ha soppresso: l'omicidio, il furto e lo stupro; e la criminalità evolutiva, egualmente perversa nell'intenzione, ma assai più civile nei mezzi, giacchè ha sostituito alla forza e alla violenza, l'astuzia e la frode[28].
Nella prima forma di criminalità non cadono che pochi individui fatalmente predisposti al delitto; nella seconda possono cadere moltissimi, tutti quelli che non posseggono un carattere adamantino, capace di resistere alle malsane influenze dell'ambiente esteriore.
Sighele giustamente nota che il fenomeno si riproduce più in grande nelle due forme di criminalità collettiva, propria, l'una della classe elevata, l'altra dell'infima classe sociale. Da una parte abbiamo i ricchi, i borghesi, che nella politica e negli affari vendono il loro voto, la loro influenza, e per mezzo dell'intrigo, dell'inganno e della menzogna, rubano il danaro del pubblico; dall'altra parte abbiamo i poveri, gli ignoranti, che nei complotti di anarchici e nelle dimostrazioni e nelle sommosse, tentano ribellarsi contro la condizione che loro vien fatta e protestano contro l'immoralità che scende dall'alto.
La prima di queste due forme di criminalità è essenzialmente evolutiva e moderna; la seconda è atavica, brutale, violenta. La prima è tutta di cervello e procede con mezzi d'astuzia, quali la appropriazione indebita, il falso, la frode: la seconda è in gran parte di muscoli e procede con mezzi feroci: la rivolta, l'omicidio, la dinamite.
L'Italia di questi ultimi anni ha pur troppo offerto lo spettacolo rattristante dello scoppio simultaneo di queste due criminalità. Abbiamo avuto nello stesso tempo in Sicilia il brigantaggio, le rivolte delta fame, cui una pietosa o interessata menzogna ha prestato altri nomi ed altri motivi,—e a Roma, collo scandalo bancario, le grasse immoralità delle classi ricche.
Noi vedemmo nei vol. I e II gli esempi della criminalità sanguinaria speciale e associata al Medio Evo.
Perchè, qualcuno chiederà: «Se in tempi antichi le associazioni criminose esistevano dappertutto, perchè la pratica loro si conservò solo in alcuni paesi (Napoli), e si spense negli altri?» La risposta è trovata pensando alle condizioni poco civili del popolo e del governo soprattutto, che manteneva e faceva ripullulare quella barbarie, prima e perenne sorgente delle malvagie associazioni.
«Finché i governi si ordinano a sêtte, sentenzia assai bene d'Azeglio, le sêtte si ordinano a governi». Quando la posta regia frodava sulle lettere, quando la polizia pensava ad arrestare gli onesti patriotti, e trafficando coi ladri, lasciava libertà ad ogni eccesso nei postriboli e nell'interno delle carceri, la necessità delle cose contribuiva a proteggere nel camorrista chi poteva mandarvi un plico sicuro, salvarvi da una pugnalata nel carcere, o riscattarvi a buon prezzo un oggetto rubato, od emettervi, in piccole questioni, dei giudizi forse altrettanto equi e certo meno costosi e meno ritardati di quelli che potevano offrire i tribunali.
Era la camorra una specie di adattamento naturale alle condizioni infelici di un popolo reso barbaro dal suo governo.