Più spiccata è invece l'influenza nel furto: infatti si vede mano a mano diminuire o aumentare il furto coll'aumentare o diminuire del consumo del frumento; non però proporzionalmente: così p. es. nel 1883-84-85 abbiamo un aumento graduale nel consumo del frumento—6,0-6,8-7,0—a cui corrisponde una graduale diminuzione di delitti, cioè 714-583-566, e così nel 1888-89-90 abbiamo un salto nei consumi, 7,6-5,9-7,2, cui corrisponde un altro nei furti—529-608-512—(Vedi Fig. 3).

La carestia deprime gli stimoli sessuali, l'abbondanza li eccita, e mentre nella prima i bisogni alimentari insoddisfatti spingono al furto, nell'abbondanza essendo meno vivi dissuadono dal crimine.

Le stesse ragioni troveremo per la scarsità del lavoro, o per l'assottigliamento delle mercedi. Si è notato che le donne ed i domestici sono più spinti degli altri al delitto dal caro dei viveri, forse perchè più degli altri ne risentono gli effetti, e gli ultimi perchè coll'abitudine di un'intermittente agiatezza perdettero la forza di resistenza alle privazioni.

Nel mentre si riconosce evidente quest'azione dell'alimento nell'accrescere i delitti di furto quando è troppo scarso, e qualche volta gli omicidii, i reati di libidine e di ferimento quando è troppo abbondante, si comprende perchè la criminalità in genere non ne possa variar molto perchè se un gruppo di reati cresce in una data condizione alimentare, cala l'altro sotto la condizione opposta, e viceversa.

E nemmeno quando agisce in una data direzione costante modifica essenzialmente la quota di certi reati: p. es. nei furti qualificati in Italia l'azione del rincaro dell'alimento è notevole: ma il massimo divario oscilla fra 184 e 105, ossia con una variabilità di 79⁄0000. E quando i reati di libidine crescono per il buon mercato, la massima differenza è di 2,14⁄0000, il che si comprende quando si pensa alla maggior influenza organica ereditaria, alla climatica ed etnica.

Senza poi dire la strana contraddizione che alle volte emerge pel fatto che quando il pane è caro mancano i denari per gli alcoolici, e per ciò, in linea regolare, gli omicidi e le ferite diminuiscono; ma viceversa, qualche volta, si assassina di più (come a N. Galles) per procurarseli.—Morbihau e Vandea, secondo Joly, figurano fra i più morali (France criminelle, 353), eppure i salari sonvi di poco aumentati, mentre gli oggetti necessari alla vita vi son raddoppiati di prezzo, ma vi si abusa meno di alcoolici. Invece a Bouches de Rhône, i salari accrebbero del 30 e le derrate del 15%; ad Hérault crebbero i salari dal 60 al 90% e meno assai le derrate, eppure questi due dipartimenti sono fra i più immorali perchè appunto vi si abusa di più d'alcoolici e, lì, il se débaucher è sinonimo di sollazzarsi.

È un fatto che le carestie sono rare e vanno scemando, mentre i furti son costanti e vanno aumentando (Joly, La France criminelle, 358).

Quindi comprendiamo perchè la quota dei delitti che si deve alla privazione di alimenti, alla vera miseria, sia più scarsa di quanto si immagina dai più: nelle statistiche del Guerry il furto dei commestibili entra per 1⁄100, appena, sul totale dei furti; ed anche in questa quota la fame vi può assai meno della leccornia. Su 43 categorie di oggetti rubati, a Londra, ha il 13º grado il furto di salciccie, polli, cacciagioni, il 30º grado quello di zuccheri, carne, vino, e solo il 43º grado quello del pane.

E bene nota Joly che nella statistica francese dal 1860 al 1890, mentre i furti di denaro, di biglietti di banca ecc. erano i più numerosi, 396⁄00, quelli di farina, di biada o di animali domestici non passavano i 55⁄00.

Macé diceva (Un joli monde): è raro che la fame meni al furto; il giovinetto ruba coltello e sigari, e, fra i commestibili, l'adulto ruberà liquori, e la donna dolci e cioccolatta.