in alcune anzi N. A. son sostituiti nientemeno che da Nuovo Aristotele. Sigla proprio similissima a quella del grande scopritore dell'America.

Un operaio ch'era stato semplice caporale, divenuto paranoico ambizioso, vagabondava per tutti i confini d'Italia, facendosi arrestare e condannare una ventina di volte per fare gli schizzi assolutamente grotteschi dei luoghi fortificati d'Austria e di Francia, onde preparare, a suo credere, l'Italia per la futura guerra, — e firmava: Generale G. Godi generalissimo di Cristo, di Crispi e del Re di Italia.

E nell'Atlante dell'Uomo Delinquente ho portato delle firme o sigle ripiene fra le graffe di centinaia di parole, sigle che occupavan delle intere pagine, — e ne ho fatto un carattere speciale dell'epilettico e del paranoico.

In Colombo, a tutto ciò si aggiungeva, come in Tasso[7] l'ubbia religiosa, comune in quei tempi, ma esageratissima in lui, che si sa essere stato fervente Terziario, sicchè non cominciava a far nulla d'importante, se prima non aveva invocata la Santa Trinità, e ogni lettera intestava colla formola: "Jesus cun Maria sit vobis in via", e volle morire in abito da francescano.

Ignoranza. — Gli ultimi studi su Colombo, specialmente l'esame dei suoi autografi maggiori e minori, hanno rivelato in lui una enorme ignoranza ed incoltura: certo egli non si mise a leggere libri scientifici che a 31 anno circa. I libri che solo studiò, se non possedette, si riducevano alla Historia di papa Pio II, 1475; a un Tolomeo, 1478; ai Trattati di Pietro d'Ailly, 1480-83; alla Historia di Plinio, trad. in italiano, 1489; alla Vite di Plutarco, tradotte in castigliano, 1491; al Marco Polo, in latino, 1485. (Il Marco Polo, nota il De Lollis, è costellato di note così primitive per forma e sostanza, da mostrare essere di un novellino che apriva per la prima volta un libro. Par certo ch'egli non si dié alla lettura che dopo il 1485).

Scriveva un latino quasi maccheronico, pieno di errori, nel quale la declinazione latina era ricalcata su quella spagnola, sicché, cosa incredibile, os e as sono normalmente le terminazioni dei nominativi plurali (Ebreos dicunt, p. es.)[8]. E ciò in pieno Rinascimento, e sotto la penna d'un italiano del Rinascimento!![9]

Anche di cosmografia sapeva assai meno di qualunque colto contemporaneo, come vedremo dagli errori dei gradi; benché qualche coltura avesse in cartografia, se si vuol credere a don Ferdinando ed al Las Casas; il primo dei quali ne fa, del resto senza provarlo, anche un geometra e un astronomo! — Infatti, pretendeva di essere stato in Islanda, all'ultima Tule, e aver osservato distare la parte australe dalla equatoriale di 73° e non di 63°; e qui commetteva un errore di 9° e ½, poichè la costa meridionale dell'isola cade sotto il parallelo boreale di 63° e ½. Ma probabilmente raccontava una fola, perocché quando poi nel suo Giornale di bordo precisò (V. De Lollis, op. cit.) gli estremi a nord e a sud da lui toccati, accenna all'Inghilterra e alla Guinea e non mai all'Islanda; e il Goodrich (A history of the character and achievements of the so called Christofer Columbus) nega la possibilità di questa navigazione al nord, allegando che Colombo, nella sua qualità di pirata, non avrebbe avuto ragione per affrontare l'Atlantico, tanto meno ricco di bottino del Mediterraneo; e osserva che egli mai fa menzione della nave che lo portò, né del porto da cui salpò, ecc., ecc., il che prova che, anche nelle menzogne buttate là senza neppure curare la parvenza della verosimiglianza, era uno squilibrato; e di lui ben si può dire che avesse l'abito della menzogna scientifica. Così scrive: "India est in estrema terra, in Oriente, in Hispania, cum Etiopia in Occidente; intermedio est mare!": credeva che la distanza fra le isole del Capo Verde e l'Estremo Oriente (per lui l'America) fosse al più, di otto giorni; errore questo che fu la prima, forse l'unica causa della sua recisa risoluzione di giungervi e quindi della sua gloria!

E non bisogna dimenticare che Colombo, allorché ebbe qualche momento di completa sincerità (effetto invero delle catene del Bobadilla) pur rinnovando le vanterie di aver studiato "e istorie, cosmografia, croniche e filosofia e altre arti", riconosce poi, come a lungo vedremo, che "tutte quelle scienze a nulla gli giovarono" e che la sua scoperta fu mera ispirazione dello Spirito Santo! (Nella lettera p. es. ai Re cattolici unita al Libro de las Profecias, di cui parleremo).

L'applicazione letterale, come era la sua, del progetto Toscanelliano, includeva la possibilità, in quell'epoca, praticamente almeno inammessibile, o solo con spese e pericoli troppo grandi, che una nave staccatasi dalle coste di Spagna potesse scivolare sulla superficie del mare fino a trovarsi in posizione opposta al punto di partenza, fatto spiegabilissimo ora che si conoscono le leggi della gravità, impossibile a spiegarsi allora che quelle non si conoscevano.

La sua immaginazione, dice il De Lollis, lo trascinò a considerare vero il verosimile e sicure le conclusioni del Toscanelli, che egli si era procurate, notisi, in Portogallo, scrivendogli in portoghese e fingendosi tale, e che egli non fece che copiare, decalcare letteralmente, senza coglierne la parte erronea, che giustamente aveva destato la incredulità dei veri cosmografi d'allora; compresi quelli della Corte portoghese, cui Colombo stesso ricorda con un'ammirazione che non può essere adulatrice, poichè era riposta nelle note intime che apponeva sui margini dei libri; eppure egli ne era convinto con una evidenza tale, che gli pareva, dice il Las Casas, di aver dentro, nella propria camera, quelle terre sognate dal Toscanelli.