"Con la medesima cura (scrive il De Lollis) che durante le sue navigazioni egli poneva a rivelare ogni minimo fatto, ogni minimo indizio che giovasse a regolarle, con la medesima cura Colombo trae dalle pagine della Bibbia tutte le vaghe allusioni alle lontane isole che aspettano la voce del Signore.

"In omnem terram exivit sonus eorum, et in fines orbis terrae verba eorum. Questo passo del salmo XVIII, nel quale i cieli si tramandano gli echi della gloria del Signore, ricorre più e più volte sotto la penna di Colombo: Deus Deorum dominus locutus est et vocavit terram a solis ortu usque ad occasum..... Sit nomen Domini benedictum ex hoc nunc, et usque in saeculum, a solis ortu usque ad occasum laudabile nomen Dei".

Da queste ultime frasi Colombo, che cercò il Levante per la via di Ponente, pretende essere i termini del suo itinerario già fissati nei passi della Bibbia. Accanto a quella di Isaia e di Geremia sta l'autorità di S. Agostino, di Pietro d'Ailly; ma tutto l'insieme è coordinato a provare che la voce del Cristo dovrà correre attraverso a tutto l'Oceano ed echeggiare nelle più remote isole del mare prima che la fine del mondo abbia luogo.

È un libro come tanti se ne vedono nei manicomi.

"Le vedute mistiche", nota il De Lollis, "soppiantavano così quelle cosmografiche nella mente e nell'animo di Colombo; e mentre, in origine, sull'autorità di Aristotile e di Strabone, la Spagna gli era apparsa, per la sua posizione geografica, come il punto di partenza naturale per una navigazione alle terre transatlantiche, egli preferiva oggi considerarla come la Nazione che la volontà Divina aveva specialmente predestinata ad agevolare il trionfo completo del Cristianesimo, con la cacciata degli Ebrei e dei Mori dal suo seno e con la riconquista della Santa Casa. Anche l'anima profetica dell'abate Gioacchino (che pure influì, aggiungo io, su Cola di Rienzo e su Lazzaretti), s'era espressa in questo senso". L'abate Gioacchino Calabrese, notava Colombo aver profetato che "doveva uscire di Spagna colui che avrebbe riedificata la casa del Monte Sion".

Egli vedendo in sè l'uomo vaticinato da Dio per... portare (ed ecco di nuovo l'esagerata importanza del bisticcio col suo nome Christo-ferens-Cristoforo) il nome e la gloria di Dio agli estremi del mondo, raccolse dai profeti e dalla Bibbia tutte le pretese allusioni alle sue scoperte.

Egli è fiero di dimostrare che ha operato sotto l'influenza dello Spirito Santo; e si gode a mettere in evidente contrasto la propria ignoranza col sapere di quelli che risero del suo progetto.

"Per l'esecuzione dell'impresa, non mi valse né ragione, né mate matica, né mappamondi, ma semplicemente si compie quel che predisse Isaia".

Egli fu prescelto, non per attitudini speciali, ma perchè grande era sempre stata la sua fede. S. Pietro, saltando in mare, si resse sopra l'onda, perchè fu ferma la fede sua. "E non sapete" ripete con Cristo: "che dalla bocca dei fanciulli e degli innocenti (e noi aggiungeremo dei pazzi) esce la verità?".

In una lettera che accompagna al Re il Libro de las Profecias, egli stesso dichiara d'averla scritta per dimostrare come egli fosse predestinato a compiere la restituzione della Santa Casa alla Santa Chiesa militante; ribadisce questi argomenti con le ricchezze che egli avrebbe scoperto; e questo diventa lo scopo esclusivo dei suoi viaggi; anzi pretende che Iddio gli avesse inspirato l'impresa delle Indie solo per questa nobile meta.