Te noma il fanciulletto.

"Il terror della caccia" che traluce negli occhi del lupo; "il timore che nasce anche negli animi più determinati e li rende crudeli"; "il timor santo e nobile per gli altri"; il "timor veramente nobile e veramente sapiente, di commetter un'ingiustizia"; il "terror che ispira il coraggio, avvezzando chi lo sente a nulla temere degli uomini"... (Bellezza).

Vero è che testè il Bertani[29] pur confermando che tutte le opere poetiche e romantiche di Manzoni sono zeppe di paura, pretende spiegarlo con ciò, che di paura è piena la natura umana, di cui Manzoni era fedel dipintore; ma E. Carrara giustamente gli risponde: che la scienza moderna dimostra profondo il legame indissolubile fra la psiche dell'artista e l'opera sua: ora l'esistenza di un profondo e profuso senso di paura, di timidezza anormale in Manzoni è confermata da tutti i suoi biografi. A chi obbiettasse che egli deride nel suo romanzo questo sentimento, si può rispondere che un critico come Manzoni sa analizzare sè stesso e sa scherzare sui propri difetti; anzi, solo a questo patto poteva trasfonderli nei suoi personaggi. (E. Carrara).

E poi, aggiungeremo noi, anche la vanità, anche la vendetta, sono sentimenti e passioni diffusissime agli uomini: eppure egli non ne abusa negli scritti, quasi anzi non ne usa, come invece fa della paura.

Si notò dal Bellezza, op. c. pag. 234, e dal Graf che anche la frequenza dei caratteri deboli, abulici, come di Lucia, di Renzo, del grande Romanzo ha una prima fonte nella sua stessa debolezza d'animo.

E così l'eccessiva incertezza e pigrizia di don Ferrante schivafatiche, riprodurrebbe, secondo Graf, le analoghe sue tendenze (v. s.) e così si spiegano pure le frequenti incertezze e i dubbi dei suoi personaggi, di Renzo, p. es., se troverebbe Lucia o no, se Lucia rinunzierebbe o no al voto; — fino l'Innominato e fin Federico, fin don Rodrigo son sospesi per più giorni tra il sì e il no, l'uno più dell'altro; e così si spiega la perplessità di Geltrude, e fin quella dei bravi dell'Innominato.

Bisticci. — E la psicosi spiega l'insorgere ogni tratto in una mente così quadra, che fu giustamente detta da Graf peccante in rapporto alla poesia d'eccesso nel ragionare, di quegli strani paradossi, che molte volte basansi sui contrasti dei termini, qualche volta, come nei ragionamenti dei pazzi, in quelli dei suoni.

Così "una guerra difensiva di chi ha ragione è buona; ma non può esistere se non con la condizione d'una guerra ingiusta". Che fa l'arte della guerra? — seguita ad argomentare; — "insegna a uno il mezzo di fare una cosa, all'altro il mezzo di impedirla". "E però ha un intento dubbio, anzi contraddittorio: aiutare e dirigere chi vuole una cosa e chi vuole che la cosa non sia".

E dopo aver constatato che "le verità matematiche si contrappongono sovente alle verità morali, come aventi una certezza di un genere che non si può trovare in queste", sostiene e dimostra come la cosa stia per l'appunto alla rovescia; e come, cioè, le verità morali abbiano, nell'applicazione, il vantaggio d'una minore incertezza!! — E fa le meraviglie del fatto che "v'ha uomini i quali negano le verità morali astratte, mentre non ve n'ha che neghino le matematiche."

Ecco alcuna delle sentenze o bisticci che ci trasmise di lui il Bonghi: "Gli animali sono, eppure non son loro"; Noi siamo tra due lacci scorsoi, o ci affoga l'uno o ci affoga l'altro; e, che è più strano, per non lasciarsi affogare nè dall'uno nè dall'altro, dobbiamo stringerli tutti e due. — "Sovente si mette più presso, e più dentro alla cosa medesima, chi se ne fa più lontano". (Stresiane).