Stabilitosi a Upsala, dove pubblicava un grande annuario delle invenzioni e delle scoperte scientifiche sotto il nome di Daedalus Hyperboreus, fu eletto a ventott'anni ingegnere del Re; costrusse moli, aprì porti, fondò chiese, scavò canali, inventò il modo di trasportare per monti e per valli all'assedio di Friederichshall scialuppe e galèe, dettò lavori di meccanica, d'algebra, d'astronomia, di meteorologia, nonchè di matematica, con una fecondità e un'originalità straordinaria, tanto che la regina Ulrica Eleonora lo fece nobile.
Dedicatosi, poi, allo studio dell'industrie minerarie, ne scrisse altri dieci volumi; e tornò a viaggiare per questo scopo mezza Europa fino al 1722, tornandone nel 1733.
A quel punto egli è all'apice degli onori. Affabile, semplice, forte, sobrio, dottissimo, dovea sembrare il primo, se non l'unico, esempio di un genio completamente equilibrato. Dopo aver nel 1734 assistito a Stoccolma all'Assemblea degli Stati, ripartì per l'Olanda, la Francia e l'Italia, dove, a Firenze, scrisse una memoria su l'arte del mosaico e a Roma un'altra sulle febbri.
Ma durante un altro viaggio a Londra, nel 1745, a cinquantasei anni, avviene in lui una strana metamorfosi. Egli era là tutto occupato a scrivere a pubblicare i tre volumi del Regnum animale; l'anatomia e la fisiologia parevan occupare la sua mente.
Quando egli che avea scritto: il problema dell'anima dipendere dallo studio del corpo (Non licet scandere ad animam nisi per anatomiam) ed ancora che: "L'anima è rappresentata nel corpo come in uno specchio; esaminando l'anatomia di tutte le parti del corpo, in specie del cervello, e svolgendone a uno a uno gl'involucri che ci nascondono l'anima, noi dovremo finire con scoprirla" — tutto ad un tratto da questa serenità positivista, da questa severità di logica aristotelica, spicca un salto oltre i limiti dello spazio e del tempo, e scompare, o, per adoperare una giusta frase del De Roberto, cade nell'abisso metafisico che non ha principio nè fine; e le cose del mondo non gli appaiono più positive e reali, ma pure corrispondenze di esseri e di idee celesti e oltrumane (De Roberto o. c.).
Il modo in cui avvenne questa metamorfosi potrebbe, a chi non ricorda quella di Manzoni, Cardano, S. Paolo — a chi non pensa al così frequente sdoppiamento della personalità del Genio, — sembrare, nei particolari, puerile e... anche peggio. —
Una sera dell'inverno del 1745, a Londra, egli stava in un albergo mangiando con vivo appetito. "Alla fine del pranzo, sentii (ci confida) come una nebbia scendere sui miei occhi, e travidi mille serpenti invadere la stanza. A un tratto l'oscurità si rischiarò, un uomo dentro un gran fulgore mi apparve seduto all'angolo opposto a me, e mi disse con severità: "Non mangiar tanto!" — Turbato, corre a casa e si pone a meditarvi su, quando "l'uomo raggiante mi riapparve e mi disse: "Io sono Dio, Signore, Creatore e Redentore, t'ho eletto per svelare agli uomini il senso intimo spirituale delle Sante Scritture, e ti detterò quel che dovrai scrivere". — Era un'allucinazione religiosa!
E da quel giorno diviene il più fanatico spiritualista e non vuole più attendere che a cose teologiche. Crede di conversare con cento, con mille spiriti dei morti, alcuni dei quali gli parlano per giorni, per mesi e perfino per anni di seguito; egli non viaggia, scrive il suo amico Bruno, più con servitori, affermando di non aver bisogno di alcun aiuto, avendo un angelo per compagno. Dimentica tutta la famiglia, fa vita casta, vive di solo caffè, cioccolata e biscotti; si riserva il matrimonio... per l'altro mondo, ove l'aspetta la contessa Syllenborg.
Da quel giorno egli può vedere quel che avviene negli altri mondi, nei cieli e negl'inferni; conversa con gli angeli; sale e scende dai pianeti (sic) più lontani. E narra in cinquanta volumi tutte queste visioni; fonda una nuova religione con la Doctrina nova Hierosolymae de scriptura sacra, cui obbedisce ancora, secondo il dottor Ballet, in Inghilterra, in America, in Germania, qualche migliaio di fedeli; infine redige per vent'anni un Diarium spirituale, che è veramente completamente pazzesco, visto che nel solo anno 1748 egli avrebbe esplorato sei volte Mercurio, ventitrè volte Giove, sei Marte, tre Saturno, due Venere, una volta la Luna e ventiquattro volte altre terre del Cielo Australe!!!
Tutte queste rivelazioni non sono che nuove allucinazioni psico-motorie; così gli spiriti di Mercurio non comunicano con lui col linguaggio, ma col pensiero attivo, noi diremmo ora per telepatia.