"Balestrato in tal guisa, invano io cercava distrarmi, — vi narra egli stesso, — con lo studio, col giuoco, e con morsi e battiture alle braccia ed alle gambe, (era questo uno strano ed antico suo divertimento); era la terza notte ch'io non potea prendere sonno; e due ore appena mancavano all'alba; e vedendo ch'io avrei dovuto morire od impazzire, pregava Dio che volesse togliermi affatto da questa vita.

"Ed ecco improvviso mi prende il sonno, e ad un tempo sento ravvicinarsi persona di cui le tenebre nascondeanmi le forme, che mi dicea: "Che ti duole del figlio....? La pietra che tieni appesa al collo, portala alla bocca, e fin che ve la terrai, non ti sovverrà più di lui". Desto dal sogno, pensava qual mai rapporto potesse esservi tra lo smeraldo e l'oblivione; ma poichè null'altra via mi restava, io ricordandomi le parole sacre: Credidit et reputatum ei est ad justitiam, abboccai lo smeraldo. Ed ecco che, fuori d'ogni mia aspettazione (et ecce quod supra fidem omnem est), ogni cosa che spettava al figlio svaniva dalla memoria; così allora che di nuovo ricaddi nel sonno, come per tutto un anno e mezzo da poi; e solo quando, mangiando, o professando in pubblico, non poteva tenere la gemma alla bocca, io ritornava in braccio al primo dolore."

Questo sogno accenna ad alcune leggi non poco notevoli per la storia psichiatrica.

È evidente in questo racconto quella legge che, facendo del sogno l'espressione più esagerata del desiderio, serve come di valvola di sicurezza, per cui passioni troppo eccitate possano rimettere della loro violenza fatale, e porre, direi, per qualche tempo in equilibrio la macchina scomposta. Che se la causa impellente perduri, e le forze dell'individuo non bastino alla reazione, allora la valvola non si chiude più; ed abbiamo quelle forme di pazzia sì comuni, che sono al sogno nel rapporto di un morbo cronico ad un morbo acutissimo.

Ma è curioso il processo d'autosuggestione che segue qui la natura per conseguire codesto scopo. Si direbbe che i fenomeni vengano eseguiti dall'individuo a sua insaputa, come per altrui comando. Sembra che la volontà, tesa dal desiderio e dalla passione ad un dominio violento, acceleri tanto in questi casi la serie dei movimenti della memoria, da non lasciare campo all'attenzione, di esaminarne li edotti e l'origine, per cui l'uomo non s'accorge che il sogno e l'allucinazione non furono che una fattura rapidissima della memoria sua per opera di una volontà, che quasi precedeva il desiderio.

Così il nostro Cardano sapeva già prima del sogno quello che con tanto mistero ei sentì rivelarsi dal Genio.

Eccone le prove. Nel libro De Subtilitate, scritto quasi dieci anni prima del sogno: In annulo gemma vel collo appensa aut etiam sub linguam retenta confirmat rei venturae opinionem. Nel libro De Gemmis et coloribus: "Lo smeraldo (che è precisamente la gemma di Cardano) seda li affetti dell'animo ed è utilissimo a divinare".

Nel libro De Somniis: "Le gemme del sogno sono simboliche di figli, di libri, di cosa insperata, delizia, jocondità. Significano allegria non solo per la natura, ma per il nome italiano giojre gioia, che si accorda con gioia."

Il che è bene una strana ragione, ma come lui la pensava tutta la dotta plebaglia del medio evo; eppure in quel momento egli assicura non aver mai compreso qual rapporto vi fosse tra lo smeraldo e l'oblio, e lo pose solo alla bocca per le parole: "Credidit et reputatum ei est ad justitiam"; e vedutone l'effetto, ne trasse alta meraviglia. Questo fenomeno del dualismo è comunissimo nel sogno come in molte frenopatie; ma nel sogno assume una doppia importanza e gravità; senza questo apparente dualismo, per cui l'uomo cela sè a sè medesimo, ei ricadrebbe nel dubbio ed il sogno non avrebbe raggiunto lo scopo; così succede comunemente che chi richiede un consiglio circa un proprio progetto, non cerca altro che di veder riprodotta e pòrtagli di nuovo per mano altrui la sua opinione, onde meglio trovare modo di riconfermarvisi; qui il dualismo è vero in apparenza, falso nel fondo; nel caso del sogno manca e fondo ed apparenza, ma sono simili in ogni punto e la causa e l'effetto.

La durata dell'influenza di questo sogno accenna la sua origine e natura patologica, senza la quale niun sogno può lasciare tracce sì lunghe e sì forti.