Ma più chiaramente che in tutti gli altri scritti ed atti della vita di Cardano, nel libro De Somniis si palesa quella singolare fusione di genio e di pazzia, come pure l'influenza ipnotica su questa. È un libro che parla al psichiatra come una pseudo-membrana parlerebbe al patologo. Ivi da prima egli espone le più giuste e curiose osservazioni su i fenomeni del sogno, per es. che i grandi dolori fisici vi agiscono con minor energia e con maggiore i leggieri, fatto recentemente confermato da M. De Sanctis (Dei sogni); che agli idioti non appaiono mai sogni complessi, ma idola; che i pazzi sognano moltissimo; che nel sogno come nella scena, in brevissimo spazio si percorrono serie lunghissime d'idee; finalmente (e l'osservazione è piena di verità), che li uomini tengono sogni o analoghi affatto, o affatto contrari alle proprie abitudini, tornando ciò uguale nell'effetto. Ebbene, dopo sì lucidi intervalli e tratti di genio egli rinnova una delle più meschine e più assurde teorie dell'antiche età, secondo le quali il più breve accidente del sogno deve essere rivelatore d'un futuro più o meno lontano. Ei detta quindi con la convinzione più sincera e con esempi di propria esperienza un infelice dizionario, identico nella forma come nell'origine veramente patologica, a quei libriccioli di Cabala del Lotto, che si gettano, unica e calcolata pastura, alla povera plebe. Ogni oggetto, ogni parola, che può cadere nel sogno, vi è legato ad una serie di allusioni che devono servire nell'interpretazione l'una per l'altra. Il Pater p. es. può significare autore, marito, figlio, comandante; Pedes, fondamenta della casa, arti, operai, ecc.; Cavallo, apparendo in sogno, può significare fuga, ricchezza, moglie; Calzolaio e Medico valgono l'uno per l'altro: come se la natura potesse non solo pensare, ma parlare con la lingua dell'uomo (ed anzi in latino e raramente in italiano); sicchè non è già la concatenazione e analogia dei fatti che vi prevale, ma quella delle parole, dei suoni, che più....! delle rime. Orior e morior hanno un pronostico uguale, perchè "una tantum litera cum defferantur, vicissim unum in alium transit. Oh! ti prende proprio compassione della natura umana e di te stesso, quando tu lo senti commentare il fatto che un cavaliere calcoloso se sognava di cibi era preso al dì dopo dal male, e se di materie indigeribili, pietre, ecc., il morbo gli durava più a lungo, coll'osservazione "Cibos enim ac dolore degustare dicimus", come se la natura bisticciasse in latino, proprio per la bocca di lui che aveva divinato quelle stupende teorie che accennammo su le sensazioni dolorifiche nel sogno.

Capitolo III. Genialità.

Genialità. — Eppure la pazzia non escludeva in lui una straordinaria genialità nei rami più svariati dello scibile; così egli scoperse la misura delle curve e delle superficie irregolari, e sospettò l'influenza degl'infusorì nelle malattie. Prevenne i moderni liberali nel definire il governo una cospirazione di pochi tiranni allo scopo di opprimere i paurosi, gl'innocui e i deboli.

Egli giustificò la possibilità dei fenomeni medianici, che anche nella nostra epoca trovano tanti increduli, coll'asserto che potrebbe ora disperdersi che il non conoscere le cause dei fenomeni naturali non è una ragione per negarli.

Creò il piroforo e intravide l'ossigeno come causa della combustione.

Precedette il nostro De Sanctis nello studio scientifico dei Sogni.

Egli pel primo in medicina osò abbattere il Galenismo, onorare e criticare Ippocrate; in teologia meritò da Scaligero il titolo di empio: egli che, mentre adottava tante idee magiche, fu pure però il precursore di Wiero, di Bayle, di Muraton e di Zimmermann nel credere allucinati gli ossessi e le streghe, e pare anche i santi. Infatti, dopo avere esposte alcune illusioni che sofferse Andrea Osiander durante una quartana, aggiunge: "Similia haec prorsus existimo his qua videbantur eremum incolentibus magna ex parte; solitudo ipsa, mensque aegra laboribus ac jejuniis, tum temperatura mutata quod umor poterai in illos melancholicus representabat."

Ed è per questo appunto che molti dei suoi strampalati asserti non sono errori di logica, ma sintomi di pazzia.

Tutte le nazioni, fin quelle che non seppero crearsi Enti o Elisi, credettero alle rivelazioni dei sogni. Iamblico, Sinesio, Artemidoro, scrissero libri analoghi e confratelli di questo; p. e., l'ultimo asserisce che sognare d'essere tosato è buon segno, perchè Charites è parente di Carine, allegrezza; facendo così bisticciare la natura in greco ed egizio, come il nostro in latino e in italiano. Il selvaggio, non potendo con i propri sensi nè con le sensazioni abituali spiegarsi i fenomeni naturali e quelli dell'anima umana, li attribuisce ad enti esteriori, a Genj; darà un Dio alla pioggia, allo starnuto, come al fascino delle grazie, e alle strette della paura, modellando alla meglio nella sua meschina relatività le nuove sulle vecchie impressioni; ei commette così un errore simile a quello del dotto che crea l'archeo, il fluido nerveo e la forza vitale.

Ma quando un uomo studia sè stesso in epoca in cui la credenza ai Geni è scomparsa, non solo attribuisce ad un Genio quell'eretismo nervoso che gli precipita il formarsi de' suoi concetti, ma perfino il muoversi del letto, lo scrosciare del tavolo, il tremolìo della penna, non può essere che un allucinato.