Genialità. — Eppure con tante anomalie era un vero genio, od almeno uno di quegli ingegni sommi che raggiungono il maximum del livello dei loro contemporanei, e qualche volta lo sùperano. "Con molta indipendenza di spirito, egli, uomo di chiesa, seguì una direzione intellettuale e si formò una cultura essenzialmente laica, in un tempo che anche i laici ricevevano dalla Chiesa gli elementi del sapere e l'indirizzo del pensiero.
"Con larghezza di vedute e forza d'intuizione nuove e mirabili egli abbracciò, il primo, l'antichità classica in tutto il suo insieme, e volle rifarsene l'anima. Dall'alto della sua dottrina classica egli sentì un acre dispregio per tutto quello che costituiva il fondo del pensiero medioevale, mortificato in tanta ristrettezza di nozioni e fallacia di postulati. Tradizioni e leggende, pregiudizi e superstizioni si trovano, fin dalla sua giovinezza, fuori del circolo delle sue idee. Quel che era il fondamento della cultura e le condizioni del sapere al suo tempo egli ebbe in aborrimento, cosicchè, filosofo, sdegnò la scolastica; asceta, la teologia; uomo di mondo e spirito utilitario, la giurisprudenza. Con la mente libera dal rigido convenzionalismo proprio degli studi dell'età sua, egli esplorò con baldanza d'uomo nuovo tutte le regioni del sapere antico, e in presso che tutte s'industriò di esercitare o di provare almeno le proprie forze. Epico e lirico, bucolico e drammaturgo, storico e geografo, moralista e politico, polemista ed oratore, disegnatore e musico, adoratore della sapienza e dell'arte, egli preluse a quell'università di intelletto ed a quella signorile genialità, che poi furono un privilegio del secolo di Leonardo e dell'Alberti.
"Mentre i contemporanei esalavano il nativo sentimento dell'arte innalzando con trepido entusiasmo le volte aeree delle loro cattedrali, il Petrarca, con un gusto che doveva parere barbaro, cercava e ammirava i monumenti dell'antichità. Dilettante di musica, altra nota di modernità, ne raccomandava lo studio ai giovani e i principi esortava a diffonderne il culto, mostrandone la civile efficacia" (Finzi).
Ho tracciato questa monografia sulla falsariga di un egregio letterato estraneo, se non avverso alla mia scola — perchè sia più sicuro il lettore sull'imparzialità della conclusione, che è completamente conforme a quella che essa darebbe.
PASCAL[34]
Capitolo I. Eredità.
Della famiglia di Pascal si conoscono solo: il padre, un po' superstizioso, e credente nelle streghe; una sorella, Gilberta, impressionabile, suggestionabile, che divenne devota a 26 anni, e morì di morte subitanea a 67; un'altra sorella, la Jacqueline, che ebbe un certo ritardo di sviluppo fisico, sicchè dimostrava sette anni a nove, ed otto a tredici, ed a quindici anni giocava ancora con la bambola; in essa il Binet-Sanglé[35] riscontra ragionamenti falsi, emotività eccessiva, grandissima suggestionabilità. "Sotto all'influenza famigliare, anch'essa divenne bigotta"; verso i ventiquattro anni si sottomise ad una tale astinenza, da perdere le forze e da giungere al punto di non poter più digerire la razione normale di cibo; sì grande era la sua emotività che le persecuzioni contro Port-Royal e il consenso accordato dai Giansenisti alla firma d'un formolario contrario alla sua fede, la immersero in una tristezza "alla quale" scriveva "io sento bene che dovrò soccombere, se io non avrò la consolazione di vedere almeno qualcuno rendersi volontariamente vittima della verità".
V. Cousin, che nota l'analogia della sua con la vita di Pascal, racconta pure che a tredici anni ella benediceva al vaiuolo, il quale, deturpandole il volto, la rendeva più degna di Dio. E sì che, — come nota argutamente la Gilberta, — essa aveva lo spirito abbastanza sviluppato per amare la bellezza, ed essere dolente d'averla perduta!
Ma anche in lei la mania religiosa predominava, non solo a danno dell'arte a cui si era così precocemente dedicata, ma anche degli affetti. Tanto che — scrive il Cousin, — "essa, giovane, spiritosa, ricercatissima, abbandonò tutto, anche il suo vecchio padre e il suo fratello ammalato, per darsi a Dio".