Precocità. — La precocità nel Guerrazzi si manifesta così per riguardo all'ingegno come per riguardo alla melanconia, alla misantropia, al misticismo, all'impulsività, all'orgoglio. Le Note autobiografiche contengono per questo lato attestazioni interessanti, per quanto, secondo il solito, non del tutto accettabili.
Le anomalie psichiche sono nel loro svolgersi favorite, oltre che dalla naturale predisposizione, dall'orgoglio. Nel Guerrazzi fanciullo noi abbiamo un impasto di un fondo sdegnoso e superbo che dalla compagnia dei coetanei rifugge, desideroso e orgoglioso quasi della solitudine, e di un'alternarsi di impulsi generosi che lo spingono a soccorrer gli altri, e di impulsi criminali che l'aizzano ad associarsi, nel vagabondaggio, nelle sassaiole e perfino nelle coltellate, a quella ragazzaglia che la forzata incuria dei genitori e la condizione sociale caccian per le vie a impararvi il vizio e il delitto[39]. E là asserisce di esser sempre stato pronto a battersi in difesa dei compagni e a far loro i compiti di scuola (e in ciò forse aveva parte anche il bisogno della rissa e l'orgoglio), ma confessa d'altra parte di essersi sempre allontanato dai comuni ritrovi perchè nessuno lo aveva invitato, nessuno lo cercava; così restava solo, "e questo, dice, talora mi piaceva, talora mi angustiava; la superbia m'impediva di accostarmi a loro, e non pertanto mi travagliava nel trovarmi così solo." Quindi dal naturale orgoglio è favorito lo sviluppo della misantropia e della melanconia; "il mio carattere si fece concentrato, cupo, e a undici anni il dolore mi aveva svelato cose, che altri non pensa a venti." Allontanandosi dai lieti giochi fanciulleschi se ne andava solo a passeggiare per i boschi, e al cimitero, dandosi in balìa alle meditazioni più tetre e più contrarie alla sua età, immaginando orrendi assassinî nel cupo del bosco, che poi riprodurrà nei suoi romanzi (v. s.) o meditando sulle miserie della vita e sulla morte; e da queste meditazioni, che in lui dimostrano una morbosa precocità e uno straordinario sviluppo del misticismo, usciva poi fuori un poema, La Società, scritto pur esso in età giovanissima[40].
Certamente la melanconia, che egli chiama malattia di famiglia, cominciò a manifestarsi di per sè stessa e indipendentemente da ogni circostanza esteriore, essendo in lui congenita. Ma il suo aggravarsi fu favorito dall'orgoglio, che più tardi degenera in vero delirio di grandezza, e dal quale, come poi vedremo, si sviluppa anche, vero o finto che sia, il delirio di persecuzione, per un procedimento affatto inverso a quello descritto dal Roncoroni a proposito del Tasso (v. o. c.).
La precoce misantropia e melanconia del Guerrazzi è attestata anche dal Giusti: "Svegliato di ingegno, profittò nelle scuole tanto che andò a Pisa non so come, e là si distinse per una certa cupezza di vita, aliena dalle gaiezze che portano quell'età e quel tempo. Della precocità dell'ingegno, qui pure attestata dal Giusti, e confermataci da quanto sopra si è detto intorno alle meditazioni della sua fanciullezza, e dal poema La Società, un'altra prova troviamo nelle Note autobiografiche: "A 14 anni il padre si determinava inviarmi alla Università di Pisa; a ciò lo mossero i conforti di D. Bartolomeo e di altri familiari di casa, i quali non cessavano dal ripetergli ch'io era un mostro, un portento d'ingegno."
Cause: debolezza congenita, malattie, dolori morali, soverchio lavoro intellettuale. — Le cause della nevrosi nel Guerrazzi si possono distinguere in congenite ed acquisite, fisiologiche e parafisiologiche. Esse sono: l'eredità e la debolezza congenita, le malattie, i dolori morali e il soverchio lavoro intellettuale (Mondolfo o. c.).
La debolezza si manifesta con anomalie delle funzioni sessuali, digestive e vasomotorie (intolleranza agli alcoolici): "io, di stomaco debole, non ebbi mai vaghezza di cibi diversi da quelli imbanditi su la mensa domestica, e se talora me ne venne talento, il dolore mi costringeva a tornare alla solita sobrietà; io, di sangue acre, non potei senza danno usare liquori; io, debole creatura, dovei rinunziare e tuttavia devo a buona parte dei piaceri sensuali". "Anche me vinse il reo costume (del piacere sensuale), non però tanto che mi danneggiasse il corpo, imperciocchè la immaginazione prostrava le mie forze già per natura fievoli, sicchè mi convenne stare più temperato di quello che non volessi."
Su questo terreno, già predisposto alla nevrosi, vengono a fecondare il mal seme, le malattie, i dolori morali e il soverchio lavoro. Va qui notata un'intima connessione tra le malattie, da cui il Guerrazzi fu afflitto, e i dolori morali, che sempre in lui ne provocarono la ricaduta[41].
I dolori morali cominciarono ad esercitare la loro azione depressiva sul Guerrazzi fin dalla tenera età: "Quali sono le dolcezze dello infante? — egli scrive nel 1844 al Capponi: — Quelle che derivano dalla madre.... Ah io non le ho avute; io porto nella coscia sinistra una profonda cicatrice di ferita fattami da.... Mi trema la mano a scriverlo. — Dello adolescente? Gli amici io li ho sepolti tutti e qualcheduno prima di morire ferì questo mio cuore superbo, geloso, amante, ma irritabilissimo; — insomma fa' conto di vedere in me un fiore annacquato con l'acqua forte. Poi le ingratitudini dei beneficati, e le disoneste persecuzioni degli invidiosi e le delusioni politiche, la guerra del Governo, gli astii del foro etc.".
Molti, e forse la maggior parte, di questi dolori ritrovavano in lui stesso, nella sua indole, la loro causa; ma non perciò meno fortemente cooperarono ad inasprirgli l'anima e il corpo.
Anche il soverchio lavoro intellettuale contribuì di buon'ora allo sviluppo delle sue anomalie psichiche. Nelle Memorie al Mazzini egli racconta come, avendogli il padre donata una cassa di libri (romanzi, poemi, opere storiche e filosofiche), egli tutto avidamente si diede alla lettura, alzandosi perfino la notte per leggere, tanto che infine "si posero a molinarmi in testa un ballo infernale: Bacone, il gran cancelliere, teneva per la mano messer Ludovico Ariosto, il Frate Passavanti veniva dietro a Voltaire: nei moti veloci la gonnella bianca della Radcliffe si mescolava con la toga rossa del presidente di Montesquieu: stetti, aggiunge, per acquistarne una infiammazione cerebrale".