Nè usciva dall'ospedale che per abbandonarsi ad una vilissima prostituta, con cui amoreggiava in gergo, e che assistè alla sua agonia ubbriacandosi con una compagna e derubandolo degli ultimi soldi stentatamente guadagnati come poeta mestierante.

Nè la pazzia morale e l'alcoolismo lo condussero solo alle risse ed ai pervertimenti sessuali, ma anche alla megalomania; sicchè, ancora sconosciuto, credeva che i suoi libri dovessero esser letti a migliaia di copie, oppure credeva di essere un grande agricoltore, un accademico, un deputato, un senatore.

Quest'ultimo delirio infierì sempre nella sua arte a intermittenza, e si manifestava nei suoi scritti in cui, com'è uso dei paranoici[46], si ritrattava tutto coperto di medaglie o con un campanello in mano con sotto la scritta: "Presidente del Senato" ecc. E come nei paranoici, tutti i suoi quaderni sono pieni a zeppo a sinistra e destra di figure simboliche che alludono alle sue glorificazioni. E dappertutto vi spicca quella contraddizione che offrono tutti i suoi versi e tutta la sua vita. In 22 lettere mandate all'ultima amasia in due settimane si passa dall'epiteto di cherie a quelli di sale put,... nè manca il caso che il nome dell'amante ultima sia scambiato con quello della rivale.

A corroborare e completare le dimostrazioni della congenita degenerazione, giova il suo ritratto, con il cranio idrocefalico, tutto a rilevatezze e avvallamenti, le orecchie ad ansa, gli zigomi voluminosi (V. Donos. Verlaine Intime, 1898).

SCHOPENHAUER E GOETHE

Schopenhauer.

Nè qui finisce la lista dei geni malati. Così negli studi recenti di Möbius su Schopenhauer nuove prove troviamo da aggiungere a quelle da me addotte nell'Uomo di Genio 13. 21. 33. 36. 93. 122, 213. 222. 253. 393. 535. 547. 615, sulla sua psicosi messa in dubbio da tanti, specie in Germania.


Schopenhauer. — Scrive Möbius (Uber Schopenhauer, Leipzig, Barth, 1899): Gli Schopenhauer derivano dall'Olanda; il nonno del filosofo, Andrea, era un fine intenditore d'arte e si era formato una bella collezione di quadri; egli sposò l'olandese Anna Renata Soermans, la quale dopo la morte del marito, fu dichiarata debole di mente e posta sotto tutela; e finì in età avanzata nella demenza. Andrea contava fra gli zii paterni, uno imbecille, l'altro quasi pazzo, il terzo tisico; la madre sua era coltissima scrittrice ma atrofica nel sentimento, la sorella somigliantissima al padre.

Dei quattro suoi figli, uno, Michele Andrea, fu imbecille dalla nascita; un altro, Carlo Gottfried, era molto eccentrico; di un terzo, Giovanni Federico, non si hanno chiare notizie. Enrico, il primogenito dei figli di Andrea e Anna Renata, il padre del filosofo, fu grande e forte, con viso corto, gran bocca e mandibole sporgenti; sordastro in buona età, era considerato da tutti come eccentrico; uomo d'onore, però, nel miglior senso della parola, si sposò in età avanzata con Giovanna Enrichetta Trosiener, che pure non lo amava, ma che parlò sempre di lui con grande stima, quantunque gli riconoscesse non pochi difetti, come eccessivo amor proprio, pedanteria, durezza nei modi. Schopenhauer stesso scrisse aver avuto molto a soffrire, da giovane, per le asprezze del padre.