Sadgar, nell'articolo Goethe era egli un fenomeno patologico? dimostra che la metà destra del suo frontale presentava una singolare depressione e l'occhio destro era pure depresso.
"È uno schiaffetto che m'impresse la natura", soleva egli dire in proposito. Ora è noto che l'assimetria facciale è uno dei caratteri più frequenti dell'epilessia. ("Deutsche Revue", aprile 1899)
L'eredità morbosa si disse mancare in Goethe: però nella recente monografia di Möbius (Ueber das Pathologische bei Goethe, Leipzig, 1898) si nota la poca affinità tra la madre sua, giovine e gaia, ed il padre, maturo, accigliato; e la eredità morbosa ad ogni modo negli affini, figli o fratelli: una sorella di Goethe aveva lineamenti maschili: il fratello soleva dire di lei che era composta di forza e di debolezza, di caparbietà e di arrendevolezza, che era senza fede, senz'amore e senza speranza; e il Möbius la considera come una natura patologica per la nessuna propensione all'amore, per le tendenze ipocondriache, per l'esagerata sensibilità meteorica; morì in età ancor giovane; come giovine e semi alcoolizzato, forse suicida, morì l'unico figlio di Goethe, Augusto, essendo i tre altri figli morti nel nascere.
Nella giovinezza, Goethe ebbe idee ipocondriache, irritabilità nervosa, stanchezza della vita, tendenza al suicidio, e per poco non divenne alcoolico.
Una volta, prima di addormentarsi, provò ad immergersi un pugnale acuto nel seno, ma tosto smise e ne rise..., e scrisse il Werther in istato quasi incosciente, in 4 settimane: l'alta ispirazione poetica del Werther deriva quindi dalle sue condizioni patologiche.
Ebbe, infatti, dei veri periodi di eccitamento intellettuale abnorme, di Zwangsdichten (poesia coatta), di veri impulsi coatti alla poesia, com'egli li chiamava, che duravano da due in due anni, sicchè appena svegliato, venivagli in mente un canto e correva allo scrittoio per scriverlo. Una volta lo scricchiolìo della penna lo risvegliò dal suo sonnambulismo poetico e non potè più scrivere che pochi versi. In questi periodi aveva anche uno strano eccitamento sessuale; e fu allora che cadde in amori di donne indegnissime.
Nell'età virile i momenti patologici in Goethe scemano; egli guadagnò sia in profondità che in grandezza di pensiero e così pure in fermezza di carattere, sebbene qualche volta soffrisse qualche ritorno alle nevrosi di gioventù.
Così, per molto tempo non potè sopportare i forti rumori; gli ripugnava tutto quanto avesse rapporto con malattie, e quando si trovava in alto soffriva vertigini con ansia; era in continua ebollizione mentale, dormiva pochissimo, abusava di alcoolici; nei momenti di collera rompeva le stoviglie e stracciava i libri.
Ebbe gravi malattie, specie polmonari, che lo condussero più d'una volta all'orlo della tomba; ma fu attivo fino agli ultimi istanti della vita.
E qui ricordo con Patrizi che Goethe rappresenterebbe "un caso lieve, ma puro, di criminalità estetico-scientifica".