"L'imperatore di Russia, narra Lewes, aveva favorito a Dobereiner, il grande chimico, una bacchetta di platino; essa fu consegnata a Goethe, perchè l'esaminasse, facesse gli esperimenti che più gli piacesse fare, e la restituisse poi a Dobereiner. Goethe, di cui è nota la passione pei minerali, la "manìa collezionista", collocò tra i suoi tesori la sbarra di platino, e tanto si dilettò a contemplarla, che non riuscì più a privarsene". E per quanto il chimico scrivesse per riaverla, e' si trovò in posizione molto simile a quella del professor Büttner, che avendo prestato a Goethe i prismi e altri strumenti d'ottica, invano spedì lettere, perchè tornassero a casa, finchè fu costretto d'inviare il servo coll'ingiunzione di portarli via a forza". Goethe non restituì la sbarra[47]. È anche da sapersi che Goethe asportò dalla collezione Knebel circa cento incisioni di Alberto Dürer per istudiarle con comodo in casa; ma quelle incisioni Knebel non le rivide più".
TOLSTOI
Già nell'Uomo di genio, aveva notato che Tolstoi avesse l'aspetto anomalo, che lo scetticismo filosofico l'aveva condotto ad uno stato vicino alla follia del dubbio; e che a somiglianza di molti altri geni, mancava in lui il tipo etnico, — una visita di più giorni presso di lui mi rivelava in lui un genio ancor fresco, malgrado l'età avanzata, ed una forza muscolare singolarissima, uno spirito di contraddizione impulsivo e nei discendenti spruzzi di gravi nevrosi.
Ora dal primo volume delle Memorie del Tolstoi recentemente pubblicate, e che comprende l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza, per quanto rivestano le spoglie di un altro, il Dr. Mariani sorprese altri fatti non meno importanti per dimostrare in Tolstoi qualche cosa di più[48] della semplice nevrosi del genio, ormai da tutti ammessa, anche dai più restii. Già uno storico russo, il Waliszewski nell'Hèritage de Pierre le Grand (Paris, Plon, 1901), ci attesta che un antenato del Tolstoi prese parte al colpo di Stato, che dopo la morte di Pietro il Grande, portò al trono la vedova di lui Caterina I ad assicurarsi la continuazione delle ricche prebende di cui era stato gratificato, insieme agli altri congiurati.
Da varî passi delle Memorie il padre di Tolstoi ci appare, sia nel lato fisico che nel morale, fornito di tutte le stigmate fisiche e psichiche che caratterizzano i degenerati, quali il tic ed il difetto nella pronunzia, l'emotività esagerata, la scarsa moralità, l'egoismo, la ricerca istintiva e costante del piacere sotto tutte le forme, ecc.
"Le sue due grandi (vi è scritto) passioni erano il giuoco e le donne. Egli guadagnò o perdette al giuoco, durante la sua vita, parecchi milioni, ed amò un numero incalcolabile di donne, in tutti i ceti sociali."
Di moralità dubbia o scarsa: "In morale aveva dei principî? Dio solo lo sa: ma la vita era sempre stata per lui così piena di attrattive di ogni genere, che non doveva aver avuto il tempo di formarsene. — "Tutto ciò che gli procurava piacere e felicità era buono".
Era anche invidioso: "egli serbava rancore ai vecchi suoi compagni, per essere giunti ad un'alta posizione sociale, mentre egli era rimasto luogotenente in ritiro". Egoista, era incapace di capire e di apprezzare quell'angelica creatura che fu sua moglie, ch'egli non seppe rendere felice; e non molto tempo dopo la morte di lei, passò a seconde nozze, sposando una signorina ch'era invisa alla sua prima moglie e che questa non aveva mai voluto frequentare.
La madre di Tolstoi, una santa donna, come si rileva dallo splendido ritratto morale che ne fa il figlio, era nervosa, frequentemente estatica, tanto da non accorgersi "benchè avesse lo sguardo fisso sulla teiera, che questa traboccava e l'acqua scendeva nel vassoio"; credeva fermamente alle predizioni di Gricha, un idiota vagabondo, che pronunziava parole enigmatiche, che alcuni prendevane per profezie. Morì prematuramente di malattia polmonare, dopo aver predetto la sua prossima fine.
La nonna materna di Tolstoi, buona, ma austera e rigida, tanto che il Tolstoi stesso dice che gli "ispirava terrore e sottomissione rispettosa", dopo la morte della figlia (madre di Tolstoi) sofferse frequenti attacchi di nervi. Veramente questi che il Tolstoi chiama "attacchi di nervi", per noi alienisti sono veri accessi istero-epilettici. Riporterò testualmente i brani delle Memorie che li descrivono: