Se il Tolstoi, non commise alcun delitto, era certamente in stato epilettoide quando reagì così sproporzionatamente e così violentemente ad una punizione meritata e giusta. "Appena sentii la sua stretta non connettei più; fuori di me dalla rabbia, senza sapere quel che mi facessi, mi disvincolai e lo buttai con tutte le mie deboli forze".

Nel capitolo seguente: Delirii, si può ravvisare agevolmente lo stato delirante che sussegue ordinariamente ad un accesso di epilessia psichica; e ne sono caratteristiche le idee vaghe persecutorie ("ero convinto che tutti, dalla nonna fino a Filippo il cocchiere, mi detestavano e godevano nel vedermi soffrire"); idee melanconiche con depressione dell'animo: ("provai un sollievo nel pensare che ero infelice, perchè il destino mio era di essere sfortunato fin dalla mia nascita"), con allucinazioni terrifiche, ansiose: ("immaginai di essere vicino alla morte") e quindi espansive, religiose, in cui si deve salire al cielo, incontrarvi la madre e volare con lei "in alto, sempre più in alto" (ibidem passim).

Nè manca l'accesso classico di epilessia motoria a completare il quadro. Come in un epilettico genuino per la diminuzione di resistenza dei centri superiori inibitori, e l'aumentata eccitabilità delle zone motorie, basta una causa qualsiasi (intossicazione, emozione, ecc.) per produrre una scarica motoria disordinata ed automatica, così nel giovane Tolstoi, che trovavasi in uno stato di tensione psichica dopo la notte passata nello stanzino buio, bastò una parola rivoltagli dal padre in tono compassionevole, per farlo esplodere in nuove accuse contro il precettore, svolger idee di persecuzione ingiuste ed illogiche, e finalmente per soccombere ad un accesso convulsivo, con caduta e sonno consecutivo di dodici ore.

"Con chi l'hai? mi disse il papà con un tono compassionevole, piegandosi su me.

— "Egli... è il mio tiranno... il mio carnefice... ne morrò; non mi vuol bene nessuno! Pronunziai queste parole con fatica e fui preso dalle convulsioni.

"Il papà mi prese in braccio e mi portò in camera mia. Mi addormentai.

"Quando mi svegliai dopo 12 ore era già tardi. Vicino al mio letto era accesa una sola bugia; e il nostro medico con Mimì e Liubotska erano seduti poco distanti da me, tutti e tre inquieti per la mia salute, come apertamente si leggeva sui loro visi".

Questo accesso non ha bisogno di commenti: le convulsioni, l'incoscienza e la caduta (adombrata nelle parole: il papà mi prese in braccio), l'attacco di sonno profondo durato 12 ore, sono più che sufficienti per caratterizzarle un vero accesso epilettico.

E così col più grande dei scrittori viventi si completa la prova della psicosi epilettoide del genio.

APPENDICE