Isacco Rousseau, un altro figlio, si ammogliò con una Bernard. I Bernard erano dei borghesi modesti ma imparentati con ricchi e con nobili. Uno fra gli altri che era pastore ebbe a figlio Jacques, il nonno materno di Rousseau. Fu costui un libertino; dopo aver tradito molte fanciulle morì a trentatre anni, pare di esaurimento; mentre due suoi fratelli, uno negoziante ed un altro pastore, erano stati uomini saggi.
La madre di Rousseau, era intelligente, seducente ma anche poco onesta, o almeno squilibrata, come l'era certo il marito Isacco Rousseau. Dopo due mesi di matrimonio aveva costui cominciato a fare cambiali; tre volte fu minacciato e punito per risse e litigi. Tutto ad un tratto si mise in mente un anno dopo il matrimonio di partire per Costantinopoli e stette via sei anni; ammesso a 22 anni nella Compagnia degli orologiai, un bel giorno lascia il mestiere, prende un violino, e si mette a dare lezioni di ballo.
Al suo ritorno dalla Turchia nacque Rousseau; morendone dopo il parto la madre.
Il padre, rimasto vedovo, chiamò una sorella a dirigere la casa; e la direzione fu ottima, ma il padre la guastava. Leggeva delle notti intere, col futuro filosofo, dei romanzi leggeri, il che gli preparava una fantasia sbrigliata; peggio è che malgrado la età matura riprese le sue vecchie abitudini litigiose. — Un giorno percorrendo un prato non suo ne fu rimproverato dal proprietario, ed egli lo minacciò coll'archibuso; pochi giorni dopo incontrandolo, lo apostrofò, lo minacciò, e sfidò, e ferì sicchè dovette esigliarsi.
Savonarola. — Sul Savonarola abbiam nuove ricerche del Dottor Vetrani di Ferrara (Genio e Pazzia in Savonarola, 1899, Bologna). E prima di tutto pare che Savonarola avesse strane anomalia craniane.
"Tutti i ritratti (scrive Villari) dipingono il Savonarola col cappuccio in testa, accettuatone solo quello dell'Accademia di Belle Arti, nel quale si vede che il giro del suo cranio mancava verso il vertice (cimbocefalo?), ragione secondo alcuni che gli faceva portare sempre il capo coperto."
La sua adolescenza è tutta oscurata da una sconsolata tristezza. È il tempo che Ferrara è piena di quelle feste, celebri nelle memorie, nelle quali i dominatori profondevano una inaudita opulenza? corteggi ducali, papali, imperiali procedevano per le sue vie tra la gioia del popolo che gavazzava, ubriaco di sollazzi, in un carnevale perpetuo. E mentre la sua famiglia si compiace nei favori della corte, egli pervaso dalle predilette letture ascetiche vi ripugna:
E nella canzone "De ruina mundi" scritta a vent'anni, trovò il primo grido della sua anima offesa dallo spettacolo dell'ingiustizia e della iniquità degli uomini.
Fece ormai chi vive di rapina
E chi dell'altrui sangue più si pasce: