Che innanzi a lui già tacquesi,

Che lo nomò fatale...

scritto pure col carattere procelloso.

[13]. Manzoni confessa che il verso: Come sul capo al naufrago fu ispirato dalle congestioni che soffriva improvvise al capo.

[14]. Lettere di Tosi a Lamennais 21 sett. 1819. "Manzoni è venuto a stabilirsi a Parigi per riaversi dei suoi incomodi, e specialmente delle vertigini chel'affliggono da più di 3 anni. Ma la vertigine crebbe (28 dic.) anzichè scemare a Parigi."

A sua volta scrive Manzoni a Fauriel: "Àpeine descendu da Mont Cenis et sorti des ètats du dieu vertige."

[15]. Cantù, p. 164 (Vol. II.)

[16]. Potrebbe essere un'ossessione o fobia del deliquio che non di raro notasi fra le forme di ossessioni (vedi Pitres. Congres de Moscou 1898) ma come vedremo nel 2º. volume anche queste entrano, almeno secondo me, nella cerchia dei fenomeni epilettoidi; e poi le semplici ossessioni di questo genere non presentano nè deliqui, nè vertigini ma bensì i timori di questi.

[17]. Vedi: Lombroso. L'Uomo delinquente, 2º Vol.

[18]. De Gubernatis op. cit.