Così Guerrazzi scrive di sè: "Convien notare certo avvenimento, il quale può considerarsi come epoca del mio cervello. Volle il destino che in quel tempo (aveva 12 anni) mi capitasse in mano l'Ariosto. Uno spirito nato a trasalire per le vibrazioni del bello come le corde dell'arpa, costretto fino allora fra le esose spire grammaticali e fratesche, all'improvviso si immerge nelle gioie dell'Ariosto. Ogni uomo desidera il paradiso a modo suo; per me il paradiso è l'anima di quel tempo, è messer Ludovico. Desinavo coll'Orlando accanto al pane, cenavo egualmente e il padre doveva spegnermi il lume per mandarmi a letto. Cosa io valga non so; questo vedranno i posteri; ma se qualche cosa valgo, lo devo all'Ariosto"[15].

Qui si vede chiaramente espressa la portata dinamogeno-emotiva di una data impressione su un uomo geniale nell'epoca della pubertà, malgrado l'educazione lo abbia disposto in senso contrario a quelle che erano le sue vere tendenze.

Un analogo esempio ci è offerto da Galileo, che l'educazione spingeva agii studi classici, o di medicina teorica, o di musica (Vedi sopra), e fu spinto dalla vista del dondolamento d'una lampada sospesa ad ideare il pendolo, e agli studi di matematica e di astronomia, tanto più se si pensi che applicazioni sempre nuove del pendolo ritornano alla sua mente in quasi tutte le epoche della sua vita, fin presso alla morte: quando studia medicina, nel 1583, lo applica alla misura del polso; appena iniziatosi agli studi astronomici, lo adatta alla misura delle stelle e del tempo, come si vede da una sua lettera del 1657 a Reagli; e, infine, quando, già cieco, nel 1641, è vicino a morte, pensa — scrive Viviani al Duca — che quel suo misuratore del tempo sarebbesi potuto applicare agli orologi; e fu solo la cecità, rendendone informi i disegni, poi la morte che impedirono a lui di completare così l'opera iniziata a 17 anni nel duomo pisano[16].

CAPITOLO VI. Influenza dell'amore.

A molti la prima spinta, la prima emozione creatrice fu data dalla bellezza femminile e dall'amore.

Petrarca a 14 anni fu tratto alla poesia e alla genialità dall'aver veduta per la prima volta Laura il 6 aprile 1327. "Non taccio — che io di quel poco che io sono, tale io sono per quella donna; e che se ho pur qualche fama o gloria, a ciò non sarei mai pervenuto se la sementa tenue di virtù che natura aveva posto nell'animo mio essa non avesse coltivata con sì nobili affetti".

La bellezza femminile e l'amore, secondo Finzi, trasformava Leopardi da arido erudito in poderoso poeta (Letteratura).

Nencioni racconta che i primi versi a vent'anni gli furono ispirati dalla visione di una donzella bellissima.

Or ora il De Amicis raccontava di uno dei primi poeti vernacoli piemontesi che a ventidue anni non aveva scritto ancora una riga e che, dopo aver sospirato a lungo dietro un'altissima dama, si trovò con lei in ferrovia e n'ebbe, in un momento in cui s'eran spenti i lumi, una pressione dolcissima della mano che gli rivelava esser egli compreso e corrisposto. A poche ore di distanza da quell'avvenimento egli dettava il più bello dei suoi poemi: Il sogno di un pastore, e dopo d'allora divenne valente poeta.

Anche Dante confessa esser stato l'incontro di Beatrice nella prima giovinezza che lo creava poeta.