Questo svolgersi di fenomeni inconsci nel genio fu sintetizzato indirettamente dal Mach[44].

"Quando la mente ha più volte contemplato il medesimo soggetto, aumentano le probabilità di occasioni favorevoli, tutto ciò che può riferirsi od adattarsi all'idea dominante acquista maggior rilievo, e tutto ciò che e estraneo, a poco a poco si ritrae nell'ombra e più non torna a turbare l'intelletto; allora può avvenire che tra le immagini prodotte in gran copia dalla fantasia abbandonata a sè stessa e quasi allucinata, risplenda di luce improvvisa quella che esattamente risponde all'idea, all'ispirazione od all'intenzione predominante.

"Quando ciò avviene, ciò che in realtà si è prodotto per via d'una lenta selezione sembra essere il resultato di un altro creatore. Così è facile comprendere come Newton, Mozart, Wagner potessero affermare che le idee, le melodie, le armonie affluivano spontanee alla loro mente e essi non altro facevano che ritenerne il buono e il meglio".

"In sostanza — scrive. Renda[45] — i fattori propri ai fenomeni mentali normali concorrono anche nella ideazione geniale, precedendo e seguendo l'elemento specifico del genio, preparando i materiali ed elaborandone successivamente il prodotto; ma l'elemento specifico del genio è la cerebrazione incosciente, rapidissima, non arrestata da ostacoli logici, o da presupposti scientifici, e per cui, confluendo liberamente, associandosi senza freno le idee e le immagini, si vanno stabilendo tra esse, di un tratto, rapporti nuovi. La conclusione può essere una profezia o un delirio, o l'una e l'altra contemporaneamente; ma il processo è il medesimo.

"L'elemento specifico del genio è l'estro, effetto della perturbata funzione inibitrice, come avviene nel sonno ipnotico o nell'ebbrezza, tanto spesso accompagnate da una genialità transitoria.

"L'ideazione geniale ha un'origine soggettiva o emotiva, caratterizzata da una sensorietà delle immagini, come avviene in alcuni pazzi o nei popoli primitivi. L'origine emotiva, ed insieme dal fondo dell'inconscio, si mostra, per esempio, nel caso che un inventore pieno di note degenerative ne confessava come gli stimoli a costrurre dei meccanismi preziosi, da lui scoperti nel telegrafo, erano stati il senso di fastidio prodottogli dal rumore di un trasmissore e l'irritazione prodottagli dalla poca adattabilità delle sue dita a una tastiera. Ambedue gli davano un confuso senso di difetto che, rimasto un certo tempo latente, provocò l'idea dell'invenzione per una secondaria integrazione dell'intelligenza e della coltura sua. Gli stati organici partecipano come stimoli alle creazioni che hanno bisogno di eccitamenti speciali, che ora sono il vino, ora sono le emozioni erotiche, ora, come vedremo in Helmoltz, è una irritazione prodotta dalla meningite, dall'idrocefalo. La natura organica dell'estro, i fenomeni fisiologici, le emotività che l'accompagnano provano che grande vi è la partecipazione della vita inferiore, ossia dell'inconscio.

L'incosciente domina dunque sovrano nell'opera del genio assai più che in quella dell'uomo medio e con frutti assai più grandiosi, naturalmente perchè esso vi dispone di gruppi cellulari corticali assai più attivi e più numerosi che negli altri uomini.

E forse la soluzione del quesito che si pose innanzi con tanta genialità Fogazzaro (Dolore nell'arte), perchè i fenomeni dolorosi siano tanto più fecondi di ispirazioni artistiche in confronto dei lieti, sta nel fatto che quelli (eccettuando però gli erotici) si addentrano più assai nell'incosciente, mentre i gioiosi si sfogano in riflessi rumorosi, ma superficiali, col grido, col canto, coll'orgia.

Intanto il predominio immenso dell'incosciente nell'opera del genio conferma l'ipotesi dell'identità di questo con l'epilessia psichica, che si può dire tutta una serie di attività psichiche incoscienti.

CAPITOLO XII. Dell'idea fissa nel genio.