L'attitudine alle azioni volontarie, che andò sempre con l'evoluzione salendo di grado dall'automatismo alla volontà più complessa, qui ridiscende all'automatismo; e si ha una dissoluzione, una demenza (come la chiama Ribot) della volontà; ed ecco nuove analogie con molte forme d'epilessia.

Ciò tanto più ci par giusto, in quanto che, come nell'epilessia, vi si associano sempre — e ne sono anzi la base — molti caratteri degenerativi (Vedi sopra).

E poi, in tutti questi casi, si ha da un lato uno sviluppo anormalmente intenso del processo di ideazione; e dall'altro una debilitazione, una dissoluzione dell'attività volontaria come nell'epilessia, che Roncoroni dimostrò consistere in una iperattività dei centri inferiori con depressione dei superiori, inibitori.

Del resto vere complicazioni epilettiche od epilettoidi furono già notate nelle crisi degli ossessi.

"Se si costringono ad arrestarsi nei loro atti o nelle loro frasi — Séglas scrive —, hanno quelle che chiamano essi stessi crisi con palpitazioni, sudori, sincopi, convulsioni". "Fra i sintomi di senso Tamburini nota: dolore all'occipite, al vertice, al bregma, all'epigastrio; — nei motori: tremore, fenomeni epilettoidi e veri accessi epilettici, come già notarono Griesinger e Westphal; — nei vaso-motori: rossore e dolore al capo, al viso, brividi, vertigini, congestioni. Fra le anomalìe delle funzioni organiche cardio-polmonari: polso tardo, inappetenza, diarrea, stitichezza, dolori del ventre; — nelle funzioni sessuali: accresciuta o scemata energia sessuale, spermatorrea, menorragia, fenomeni che molto spesso complicano anche l'epilessia.

L'ossessione è per Magnan "uno stato patologico, costituito da un eretismo corticale, che implica la necessità imperiosa di una scarica motrice, o sensoriale, in seguito alla quale l'angoscia finisce"[53]; egli la definisce pure come "un modo di attività cerebrale, in cui una parola, un pensiero, un'immagine si impongono allo spirito al di fuori della volontà, senza malessere in istato normale, e con angoscia, enorme, dolorosissima, nello stato patologico".

Ora, chi non vede che queste definizioni s'attagliano esattamente pure all'epilessia psichica?

Falrét, anch'esso, dichiara avere le ossessioni tutte un'origine ereditaria comune, un andamento remittente, periodico o intermittente, parossistico, essere accompagnato in principio con la coscienza, ma potersi anche combinare con uno stato delirante allucinatorio, incosciente, il che può accordarsi pure coll'epilessia.

Anche Thomson ammette per molti ossessi che nel periodo del parossismo perdano la coscienza e il possesso di sè stessi, e alla fine dell'ossessione manifestino una prostrazione che può prendere il carattere della melanconia, ma che può rappresentare l'equivalente del coma post-epilettico.

E così Vallon e Marie: "Qualunque siano le teorie sull'ossessione — scrivono essi — bisogna convenire che esse hanno per base un eretismo iniziale, limitato ora alla sfera sensitiva o sensoriale, ora al moto (tic, spasimi, ecc.), ora ad uno stato psichico o chenestetico. Esse cominciano con l'irradiazione, che tende fatalmente a provocare la sospensione dei centri superiori inibitori, sulla cui azione riposa tutta la nostra mentalità"[54].