Nei genî, come negli ossessi, l'idea fissa rimonta ad un'emozione. E qui giova ricordare il caso, or ora studiato da Vaschide e Vurpas, di un giovane colto e sano fino a 36 anni, che, dopo un duello in cui incontrò pericolo di vita e una lunga malattia, cominciò a preoccuparsi solo dell'al di là e dei pianeti, spendendo enormi somme in istrumenti astronomici e perdendo tutto il suo tempo in ricerche per sapere come si viva fuori di questo mondo, di null'altro occupandosi in tutto il giorno[56]. Più eloquente ancora è questo caso pratico studiato da Tamburini e da Buccola: Un giovane studente, figlio di nevropatici, che già prima nel liceo si era continuamente preoccupato dei problemi delle varie scienze che doveva studiare e soffriva quando non poteva chiarirli, andato alla Università, alle prime lezioni di economia politica si sentì dominato dal pensiero continuo di conoscere le origini, il perchè e il come del corso forzoso dei biglietti di banca. L'idea si frapponeva fra lui e il mondo esterno, in modo che non poteva occuparsi d'altro. Dopo lunghe ricerche, non essendovi riuscito completamente, cadde in uno stato d'apatia e di sconforto, fino a voler interrompere gli studi; non dormiva; sentiva forti dolori all'occipite, e, a furia di pensarvi, aveva sempre sotto gli occhi l'immagine, divenuta allucinazione, dei varî biglietti, pur pensando che era morbosa; grazie ai bagni freddi e ad una serie di conferenze con un economista, migliorò, non restandogli che l'immagine allucinatoria di una mezza lira.

Reymond[57] narra di accessi epilettici psichici, in cui uno (studente, però, coltissimo) fissava sull'eternità della materia, cadendo in vertigini e amnesìa per dimostrarla.

Evidentemente, queste idee fisse scientifiche presero piede in questi malati, perchè, oltre al fondo degenerativo, avevano una notevole intelligenza e coltura. Un grado di più di questa e, invece di un'idea, in fondo, se non nell'apparenza, morbosa, avrebbe avuta un'idea geniale e sarebbe venuto a qualche scoperta; oppure sarebbe divenuto un propugnatore di riforme economiche a base degli studi sul corso forzoso.

Così so del Prampolini, che, assistendo giovanissimo ad un corso di economia politica, in cui si parlava delle disuguaglianze sociali, ne fu così colpito da non poter più, per parecchi anni, pensare ad altro; e dal pensiero continuo, tetanizzato sotto questo rapporto, ne uscì il più forte apostolo del socialismo italiano. Egli mi raccontava che quell'idea fissa durava in lui così forte, da non lasciargli avvertire, soldato volontario, i disagi della vita di coscritto, e da fargli parere leggiere le marcie con lo zaino, quasi piacevoli, mentre riescivano insopportabili ai compagni di lui, benchè più robusti e più avvezzi alle fatiche.

Cerchiamo, dalla parte opposta, un cervello ugualmente disposto all'idea fissa, ma incoltissimo e povero di cellule; e avremo il caso, studiato da Leonardo Bianchi, di quella donna, che, una sera, dopo sentito, con vivo piacere, dal marito un peto, fissa di doverne sentire un numero sempre maggiore, cadendo in convulsioni quando il marito non può riuscire a contentarla.

Noi, in questo caso, non vediamo che i danni dell'idea fissa, mentre invece nei genî non vediamo che gli utili e gli effetti grandiosi; ma la base è pur sempre uguale.

E lo dimostra la stessa tempra dell'estro e dell'ispirazione.

"L'idea fissa — secondo Ribot — e l'ipertrofia, la forma quasi tetanica dell'attenzione, coll'esclusione di ogni altra manifestazione psichica e fisiologica, come — osserva egli stesso — negli scienziati, che cercano la soluzione di un problema. Essa è voluta nei sani; patologicamente, invece, è involontaria".

Noi vedemmo però che l'idea fissa nel genio è non solo involontaria, ma anche incosciente, e dà luogo a una vera doppia personalità[58].

L'analogia è tanto maggiore che spesso tali malati provano paure stolide di tisi o sifilide.