Una volta ammesso in Goëthe il grande poeta, ripugnamo a crederlo grande naturalista e grande ottico. Così nessuno di noi riconosce o ricorda le profonde attitudini politiche e scientifiche di Dante, nè le letterarie e tattico-militari di Macchiavelli, nè le musicali di Rousseau; e nessuno sa vedere in Leonardo da Vinci il geologo, l'idrologo, il balistico, l'anatomico, o in Cardano il letterato, il filosofo e il teologo[3]. Pure in nessun di questi casi la grandezza del genio nei rami più disparati era giustificabile dalle condizioni dei tempi: nè in questi casi vale più la scusa della divisione del lavoro, nè l'obbiezione che lo scibile si riduceva a così poco da potersi facilmente tutto abbracciare: perchè quei genî non solo avevano percorsa tutta la scienza contemporanea, ma prevennero quella dei nostri tempi, e alcuni, anzi, furonci coevi, come Goëthe, Humboldt, Hæckel, Leopardi, D'Azeglio e Arago.

CAPITOLO II. Cause note della varietà dei genî.

Se non che, ripeto, notava giustamente il Sergi che la comune natura dei genî non ispiega affatto la ragione della loro varietà, come la composizione identica dei cristalli di calce non spiega perchè ciascuno cristallizzi in un sistema speciale: acqua e ghiaccio hanno pure la stessa formola molecolare; ma perchè l'una abbia aspetto d'acqua e l'altra di ghiaccio, ci vuole una condizione speciale, che è nota essere la termica.

Ora, come può spiegarsi la varietà così diversa dei genî?; perchè l'un genio si specializza nel drizzone artistico e più propriamente della pittura, e l'altro diventa un genio storico, archeologico, ecc.? Qui è veramente il nuovo problema.


Eredità. — Nè basta a spiegarlo l'eredità. Recentemente Möbius faceva notare la strana frequenza ed intensità dell'eredità nei matematici, riscontrata tra padre e figlio in 215 e in 35 con più figli: 17 volte tra padre, figlio e zio; 5 col nonno e con lo zio; 20 tra zio e nipote; 131 tra affini; in più di due fratelli 23 volte; 3 volte tra sorelle e fratelli[4].

Ciò pare anche più diffusamente abbia luogo per la musica, forse perchè qui l'ambiente può agire più precocemente, poichè noi sappiamo, dagli studi del nostro Garbini sui bambini, che essi cominciano a 13 mesi ad avvertire le note cromatiche e nel 5º anno i suoni.

Perosi ebbe non solo il padre e il nonno musicisti, ma anche l'avolo e il bisavolo, e crebbe in mezzo a un'atmosfera di musica e di religione come Mozart. Ed è nota la discendenza dei Bach, dei Mozart, dei Gabrielli, dei Palestrina e dei Bellini.

Anche Wagner ebbe fin dalla seconda generazione maestri di musica in famiglia: un nonno coltissimo, un padre giurista, è vero, ma appassionato dell'arte drammatica e del teatro; e il padrigno, successo alla morte del padre, era nientemeno che il comico Ludwig Geyer. Anche lo zio era appassionato dell'arte, e come commediografo sviluppava in alcune sue monografie le idee che furon tanto care poi al nipote. Finalmente un fratello e tre sorelle del Geyer si erano date al teatro. Si capisce quindi che, benchè egli si fosse dato alla pittura fin dalla giovinezza, divenisse poi il più grande poeta e musicista del suo tempo.

Raffaello era di famiglia di scultori e pittori: il padre, poeta e pittore, gli insegnò la sua arte.