Gli Ottomani[119] estendono ai pazzi la venerazione che hanno per i Dervisch, e credono siano meglio di tutti in rapporto con la divinità; e fino i ministri li ricevono con rispetto nelle proprie case. — Son detti Eulya, Ullah Deli (divini figli di Dio o, meglio, pazzi di Dio). E le varie sètte dei Dervisch presentano fenomeni molto analoghi a quelli della manìa. Ogni convento — continua il Beck[120] — ha una sorta di preghiera e di danza, o, meglio, di convulsione particolare. Alcuni fanno con il corpo movimenti laterali, o dall'avanti all'indietro, e vanno accelerandoli a mano a mano che progrediscono nella preghiera; movimenti detti Mucabeli (innalzamento della divina gloria). — Ovres Tenhhid (lode dell'unità di Dio). — I Kufaïs si distinguono fra tutti gli altri ordini per esagerazione di santità. I Kufaïs si tolgono il sonno o dormono con l'acqua ai piedi, digiunano settimane. Cominciano il canto di Allah, avanzandosi col piè sinistro, e col destro facendo moti rotatori, mentre si tengono l'uno all'altro per l'antibraccio; poi vanno avanzandosi sempre più, alzando la voce ed accelerando la danza e gettando le braccia sulle spalle dell'altro, finchè spossati, sudanti, con occhio moribondo, e bianchi di fisonomia, cadono nella sacra convulsione (haletk); in questa religiosa manìa costoro subiscono le prove del ferro rovente, e, quando il fuoco vien meno, si tagliano con le sciabole e con i coltelli le carni.
In sanscrito devoto, pellegrino sacro — nigrata — equivale a pazzo. Nelle sètte religiose dell'India è esaltata l'intelligenza, la prudenza, la forza, la generosità e la devozione dei pazzi; parecchie sètte è dubbio assai se, meglio che produttrici di pazzi, ne siano state prodotte.
Ma per conoscere a qual grado giungesse un tempo la venerazione dei pazzi e insieme come nulla siasi cangiato su questo rapporto anche nell'India moderna, basti l'osservare esservi ancora due milioni di mendicanti religiose e, senza i Buddisti, quarantatrè sètte che mostrano particolare zelo al loro Dio or bevendo urina, or camminando sulle punte delle pietre, ora restando immobili varî anni innanzi ai dardi del sole, ora rappresentandosi corporalmente nella fantasia l'immagine del Dio e offrendogli pure in fantasia preci, fiori e vivande[121]. Gli Yogi son riguardati i più perfetti in santità — grazie alla yoga, o congiunzione con Dio, che s'ottiene fissando lo sguardo sulla punta del naso o sull'ombilico, dominando i sensi in modo da non avvertire sensazioni esterne, ossia cadendo in trance ipnotica.
La venerazione per molti pazzi si intravvede, del resto, dalle opere stesse dell'antichissima medicina indiana, compendiate dal T. A. Wise nel suo Commentary on the Indu System of Medicine, nel quale sono registrate sedici forme di frenopatìe, fra le quali fan capolino la nostra lipemanìa, la nostra manìa ambiziosa, la manìa omicida, la paralisi progressiva degli alienati e chiarissima si distingue la demonomanìa, con la tendenza a mordere, con le anomalìe di moto, con l'antipatia per le cose sacre, o con l'inclinazione a parlare una lingua antiquata e sacra, e ad occuparsi esclusivamente di riti, fenomeni comuni ai nostri demonomani.
Quello però che più desidero si noti è l'importanza, l'ammirazione che si tributava ad alcune forme di pazzia, nel tempo stesso che il medico sembra pur riconoscerle come malattie. — Le otto specie di demonomanìa portano i nomi degli otto principali numi delle Indie; per esempio:
Deva-grâha. — La persona posseduta da questi buoni genî è contenta, ama la nettezza e s'inghirlanda di fiori sacri; s'abbandona raramente al sonno, ed è inclinata a parlare sancrito, forte, occhi fissi e vivaci; amata e consultata dai Bramini, si conforma strettamente ai loro precetti, segue le cerimonie ed attende ai costumi ed ai riti degli antichi;
Asura-gräha. — L'ossesso degli Asura (tristi genî nemici ai Deva) parla male dei Deva, critica la condotta dei Bramini; ghiotto, pericoloso spesso ad altrui;
Gantharva-grâha. — È gaio, ama abitare nelle isole; canta e parla poco, ma bene; ama e s'adorna di fiori; è adoperato come corista nei templi;
Yakscia-gräha (Yakscia, genî dei giardini e tesori sacri). — I colpiti hanno profonda intelligenza, ecc.