Ed ora veniamo ai popoli selvaggi o quasi selvaggi:
I Batacki, quando un uomo è posseduto dal cattivo genio, lo rispettano profondamente e lo riguardano come un oracolo.
"Mi si mostra — dice un viaggiatore — con rispetto una ragazza, detta figlia del demonio, perchè il padre è pazzo. Essa è sempre visitata dai cattivi genî, e quindi tutte le sue volontà sono eseguite"[122].
Dei Nias il Modigliani[123] nota che si scelgono a maghi o medici (Ere) quelli colpiti da qualche speciale deformità, quantunque essi delle deformità siano massimi disprezzatori; sopratutto scelgono quelli che i genî (Bela) fanno diventare ad un tratto pazzi, dimostrando in questo modo di sceglierli a loro intermediari; allora li fanno fuggire dal villaggio per raggiungere le loro dimore sugli alberi; e quando i compaesani ve li scorgono appollaiati, ne li strappano giù, li consegnano al capo-mago, che li istruisce per quattordici giorni, durante i quali debbono banchettare tutto il villaggio e i maestri, ma, a loro volta, per tutta la vita ne sono lautamente mantenuti, sicchè molti fingono la pazzia per conseguire il fruttuoso onore.
In China l'unico cenno di pazzia venerata è in quella sola sètta chinese, che trascendeva allo spirito fanatico di religione. — I seguaci di Tao[124] "credono agli ossessi, e si affaticano a raccogliere dalla bocca dei pazzi il futuro, credendo che l'ossesso, a parole, dichiari il pensiero del dèmone". Io credo fermamente, sebbene troppo manchino i documenti, che in China dominò da molto tempo una civiltà, la quale infrena con tremendo vigore alcune passioni, e ne annulla quasi alcune altre.
Ma, venendo ai tempi recenti, attuali, tutti sanno come la China parecchi anni fa fosse travagliata da una poderosa insurrezione, che contava 400 mila guerrieri ed occupava 30.000 miglia quadrate di terreno. Questa insurrezione vestiva colore nazionale indipendente, e, ciò che è ben istrano, religioso, inaugurando nuovi riti, analoghi ai cristiani. Io dissi strano, perchè, meno la sètta di Tao, niuna opinione religiosa ebbe mai tanta forza in China da produrvi proseliti e fanatici, e quindi matti.
Ora doppiamente è curioso il conoscere come quella rivoluzione fosse dovuta ad un concetto delirante di tale che, certo, fu pazzo, e che, come accade specialmente fra popoli incolti, propagava la sua propria forma d'alienazione, quasi per contagio, ad una sètta intera.
Hang-Sion-Tsiuen nacque nel 1813 da povero colono; allo scuole, malgrado il vivacissimo ingegno, spesso fallì nell'esame. A 16 anni, tanta era la povertà paterna, dovette abbandonare gli studi e ritornare ai campi ed ai bufali; se non che la carità dei suoi compaesani qui gli venne in aiuto, ed eletto a precettore del suo villaggio, potè riprendere il corso interrotto degli studi. Si presentò due volte, nel 1833 e nel 1837, a Canton e a Pekino, agli esami di baccelliere; ma anche là, per due volte, venne respinto, e n'ebbe sì forte dolore, che per poco impazziva; s'ammalò gravemente e subì strane allucinazioni. Ma qui, prima di procedere oltre, conviene notare il fatto seguente: Stando egli a Pekino per la bisogna degli esami, si ebbe per le mani alcuni libri cattolici di devozione, scritti in chinese: uno fra gli altri che aveva a titolo: Buone parole per l'esortazione del secolo, cui egli allora trascorse leggermente, come preoccupato ch'egli era, ma seco recò nel ritorno. Ora, fra le allucinazioni di quei tristi giorni, egli n'ebbe una curiosa a sapersi: si credeva, cioè, trascinato in superbo palanquin da un certo numero di uomini, che suonavano musicali strumenti, ed il conducevano lontano, lontano, in mezzo ad un'assemblea di venerandi vegliardi.
Uno fra questi, vestito di tonaca nera, maestoso d'aspetto, gli venne incontro e gli strinse la mano; poi, piangendo sull'ingratitudine degli uomini, che da lui creati, offrivano doni ed olocausti al demonio, gli consegna una spada, con cui gli ordina di esterminare gli adoratori del diavolo.
Sotto l'influenza di quest'allucinazione egli corse dal padre, dicendogli come il vecchio di lassù gli ordinava di esterminare i falsi credenti, e come tutti gli uomini a lui dovevano inchinarsi e portargli i loro tesori. Il povero padre lo credè matto, e pensò che ne fossero causa i maligni spiriti, che molestassero le ceneri degli avi e quindi influissero sul suo cervello, come è credenza del volgo chinese e più del nostro.