Questo delirio continuò quaranta giorni, durante i quali sembravagli vedere un uomo di mezza età, che l'accompagnava nelle sue corse contro i maligni genî, e s'agitava furioso, menando la spada per l'aria e gridando: "Uccidete! Uccidete!", finchè, stanco di gridare e di agitarsi, ricadeva sul suo letto e si assopiva; altre volte invece diceva d'essere l'imperatore celeste della China, e tutto ringalluzzavasi quando i visitatori acclamavanlo, per celia, con questo titolo.

Molti lo venivano a vedere, e gli appiccicarono, invece, il sopranome di pazzo, che gli restò per molto tempo. Il delirio poi cessò;, egli tornava alle sue umili funzioni di precettore, ed ai tentativi, per la terza volta falliti, di ottenere la laurea.

Un giorno ei si mise a percorrere quel tale libricciuolo cattolico: Buone parole, ecc., già avuto a Pekino, e, rileggendolo, gli parve di trovarvi la chiave delle sue allucinazioni. L'uomo vecchio a tonaca nera era Dio; l'uomo di mezza età era Gesù Cristo, ecc. Egli allora si riconfermò nelle sue idee, così che fecesi battezzare da un compagno, rovesciò la statua di Confucio, e, trovato qualche vicino che gli credette, fondò una sètta che si chiamò degli "adoratori di Dio".

Egli poi, pieno del nuovo entusiasmo, si recò dal missionario Roberts e studiò con lui due mesi, onde ottenerne la comunione ed il battesimo regolare cristiano; ma anche il missionario, come il dispensatore delle lauree, nol trovò abbastanza degno di ricevere il battesimo.

Allora ritornò ai suoi adoratori; ma fu perseguitato dall'autorità e dovette fuggire e restar nascosto sette anni; la persecuzione, come accade, aumentò i proseliti.

Costoro divagavano in teorie teologiche, ma tutti erano d'accordo nella necessità di distruggere le immagini e nel battesimo, il quale consisteva in una spruzzatura d'acqua sul capo del neofita, che poi beveva un thè e giurava di non adorare più idoli.

Durante la fiera persecuzione del Governo chinese, molti di questi sèttari ebbero allucinazioni, estasi o convulsioni. Un povero uomo, detto Hang, andava più degli altri soggetto a questi accessi, durante i quali s'intratteneva in colloqui col Dio padre. Un altro, che fu poi generale, Siau, riceveva invece rivelazioni dal Dio figlio, che gli apprendeva a guarire tutti i mali ed a scoprire, a colpo d'occhio, i malfattori.

Pare che a queste allucinazioni dei suoi seguaci il capo Hang-Sion-Tsiuen prestasse pienissima fede; però, quando quelle poco gli convenivano, egli trovava che le erano ispirate dai dèmoni e le annullava.

Con quell'ingegno, che spesso è compagno, spesso effetto di certe manìe, in ispecie ambiziose, il nostro Hang-Sion-Tsiuen seppe approfittare delle persecuzioni; e, parte valendosi della tattica nuova appresa dagli Europei, parte della poca destrezza dell'armata imperiale e dell'odio nazionale dei Chinesi contro i Tartari, si fece sempre più potente, e nel 1850 realizzò la sua allucinazione e s'intitolò e fu imperatore Tin-Ouang (re Celeste), e re divennero i suoi due matti accoliti.

Spiegò egli, dopo, molta abilità tattica e politica, rendendo gli esami eguali per tutti, modificando antiche leggi assurde, obbligando tutti a giurare ed osservare i dieci comandamenti Mosaici, ma non sì però che non si intravvedesse qualche lampo di manìa in mezzo alla molta astuzia ed abilità; per esempio, in un impeto furioso feriva la moglie, che già gli era carissima, e fece morire i suoi diletti accoliti e profeti; volle introdurre massime di comunismo, doppiamente assurde in una terra così devota alla proprietà come la China; diffuse, con strana insistenza, mistiche utopie, esagerate fino all'omicidio.