La legge d'attrazione di Newton era già intuita nelle opere del secolo decimosesto, specialmente di Kopernico e Keplero, e fu quasi tracciata da Hooke.

E così dicasi pel magnetismo, per la chimica, per la stessa antropologia criminale, come dimostrava Antonini[8]. Dunque non è la civiltà che sia causa dei genî e delle scoperte; ma essa ne determina l'evoluzione, o, meglio, l'accettazione. Quindi è probabile che genî siano comparsi in tutte le epoche, in tutti i paesi; ma come, grazie alla lotta per l'esistenza, una quantità di esseri nasce solo per soccombere, invendicata preda dei più forti, così moltissimi di quei genî, quando non trovarono l'epoca favorevole, restarono misconosciuti, o, peggio anzi, puniti. E se vi hanno civiltà che aiutano, ve ne hanno anche di quelle che danneggiano la produzione dei genî; per esempio in Italia, dove la civiltà è più antica e dove se ne rinnovarono parecchie, una più forte dell'altra; ivi, se la tempra del popolo è più aperta, in genere tutto il mondo colto è più restìo ad ogni novità ed innamorato e quasi incatenato nell'adorazione del vecchio, quindi nemico dei novatori, e li abbatte o reprime col disprezzo o col silenzio e coll'abbandono. Invece: dove la civiltà è più recente, come in Russia e in America, le idee nuove si accolgono con un vero furore.

Quando il ripetersi della stessa osservazione ha reso meno ostica l'accettazione dei nuovi veri, o quando le circostanze rendono utili e, meglio, necessari un dato uomo od una data scoperta, esse si accettano, finendo, poi, col portarle all'altare.

Il pubblico, che vede la coincidenza tra una data civiltà ed il manifestarsi del genio, crede che l'una dipenda dall'altra, confonde la leggera influenza nel determinare lo sgusciamento del pulcino con la fecondazione che rimonta invece alla razza, alla meteora, alla nutrizione, ecc.

E non è a dire che ciò non accada nei nostri tempi; l'ipnotismo è lì per dimostrare quante volte, anche quasi sotto i nostri occhi, si rinnovò e fu presa per nuova una sempre uguale scoperta. Ogni età è egualmente immatura per le scoperte che non avevano od avevano pochi precedenti; e quando è immatura, è nell'incapacità di accorgersi della propria inettitudine ad adottarla. Il ripetersi di un'analoga scoperta, preparando il cervello a subirne l'impressione, vi trova man mano sempre meno riluttanti gli animi. Per sedici o venti anni in Italia si è creduto pazzo dalle migliori autorità chi scopriva la pellagrozeina; ancora adesso il mondo accademico ride dell'antropologia criminale, ride dell'ipnotismo, ride dell'omeopatia. Chissà dunque che anch'io ed i miei amici, che ora ridiamo dell'incarnazione spiritica ed astrale, non commettiamo un altro di quei crimini contro il vero, poichè noi siamo — come gli ipnotizzati, grazie al misoneismo che in tutti noi cova — nell'impossibilità d'accorgerci quando siamo nell'errore; e proprio come molti alienati, essendo noi al buio del vero, ridiamo di quelli che non lo sono.

Finchè l'età sua non sia giunta, finchè l'umanità non vi sia matura, ogni scoperta, ogni idea nuova è, dunque, come non fosse mai nata.

CAPITOLO IV. Vantaggi della libertà.

Ed è perciò che solo nei paesi più liberi vegeta rigogliosa la genialità. Io l'ho dimostrato graficamente nell'Uomo di genio col parallelo tra i dipartimenti più liberali nelle elezioni di Francia e i dipartimenti più ricchi di genî, come il Varo, la Senna, il Rodano, la Saona e Marna, la Meurthe, la Vandea, il Morbihan; mentre i Bassi ed Alti Pirenei, il Gers, la Dordogna, il Lot — reazionari — danno pochissimi genî. È così grande e completa questa analogia, che spesso maschera e confonde quella della razza, della densità, della ricchezza, ecc.

Ginevra, che nel 1500 era detta la città dei malcontenti, certo era la più geniale della Svizzera, e così dicasi di Atene, la quale, nel più fiorente periodo della sua libertà o, meglio, anarchia, giunse a contare 56 grandi poeti, 21 oratori, 12 storici e letterati, 14 tra filosofi e scienziati e 2 sommi legislatori, come Dracone e Solone, mentre Sparta oligarca ebbe poche o punto rivoluzioni, ma pochissimi ingegni famosi (non più di sei, secondo lo Schoell); — la lotta per la libertà in Olanda, in un'epoca in cui il senso della libertà era quasi sconosciuto in Europa, ci spiega come questo popolo abbia dato, appunto allora, un così grande numero di genî politici e artistici.

Fu sopratutto grazie al lungo periodo di libertà — 700 e più anni —, periodo superiore a quello goduto da tutti i popoli d'Europa, che Venezia riuscì a superare tutti gli altri in grandezza politica, come ho dimostrato nel Perchè fu grande Venezia?[9]; e così Firenze e Roma diedero i loro più grandi genî nell'epoca della loro maggiore libertà, anzi dell'anarchia. E qui ricordo di nuovo come debba sfatarsi l'idea che all'aristocrazia chiusa di Venezia negli ultimi secoli fa merito della sua grandezza; così come quell'altra, pure erronea, che attribuisce la ricchezza in Roma ed Atene ad Augusto o a Pericle. Tale ricchezza, formatasi durante i periodi di libertà anche eccessiva, non avendo avuto tempo di scomparire nelle prime epoche della tirannide, si volle attribuire a questa invece che a quella; ma la tirannide non fece che accogliere gli ultimi frutti della libertà per vantarsene e per disperderli.