Tacito lo nota pei genî romani: "Postquam bellatum apud Actium atque omnem potentiam ad unum conferri paci interfuit magna illa ingenia cessere"; come altrettanto affermava Leonardo Bruni per Firenze nella Laudatio urbis Florentinæ (Livorno, 1789, pag. 16) contro la leggenda che ne attribuisce la grandezza al mecenatismo mediceo.
E ciò ben si comprende perchè il governo di molti, anche se troppo libero, mette in opera tutti gli ingegni e ne accoglie le nuove idee; mentre la tirannide, nemica, fin dal tempo dei Tarquinî, di ogni elevatezza individuale, tenta sopprimerla e soffocarne ad ogni modo i conati; e quindi è più facile che giovi allo sviluppo dell'arte e della politica una libertà anche sfrenata che non un governo dispotico, sia pure inspirato da un uomo di genio.
Chi può paragonare la produzione letteraria ed artistica sorta a Parigi sotto Napoleone con quella della grande epoca fiorentina e ateniese?
Ed ecco spiegato anche, così in gran parte, quel fenomeno, che sarà rimasto difficile a comprendersi, della grandezza fiorentina in confronto a quella di Napoli e di Palermo, dove poche opere grandiose d'arte lasciarono traccia di sè e dove la somma dei genî non raggiunse il livello toscano; eppure non mancò nè all'una, ne all'altra il clima favorevole di mite temperatura, di collina e mare che io ho dimostrato essere il più opportuno pel genio; nè vi mancò l'innesto etnico, nè la razza intelligente, etrusca negli uni, grecolatina negli altri, con mistione di Normanni, ecc.
La genialità è un carattere dell'evoluzione e della libertà, e ne è un indizio; e non tanto perchè essa ne sia originata, ma perchè solo l'evoluzione e la libertà servono a metterla in onore e diffonderla.
Carlyle, negli Eroi, scrisse che il miglior indice della coltura d'un'epoca è il modo con cui essa accolse i suoi genî.
È perciò assai probabile che di genî ne siano sorti o ne sorgano in tutti i tempi e in tutti i paesi; ma non sopravvivono, perchè non sono compresi, che dove il fermento di libertà renda loro meno aspra la strada, domando l'odio del nuovo che tende sempre a soffocarli nel nascere; e così nel Nord d'America Whiteman, Longfellow, Edison sono dappertutto acclamati, e in Italia, dove la libertà è inceppata da ogni parte, i veri genî trovano, sì, copia di onori e monumenti, ma... dopo la morte.
Per comprendere meglio quest'influenza, basti l'esempio delle sventure di Galilei per una semplice teoria astronomica, che non intralciava, nè offendeva interessi mondani.
Nei paesi poco liberi l'odio del nuovo trova naturali alleati nei reggitori, e quindi è irremissibilmente soffocato e punito.
Io ne vedo, fino ad un certo punto, una prova nella sorte della nuova Scuola penale da me iniziata e che trova, per esempio, in America ed in Svizzera, Olanda e in Svezia un pubblico favorevole che la propugna, mentre è irremissibilmente respinta da ogni cattedra, come da ogni ufficio, come da ogni progetto di legge nei paesi come l'Italia, in cui il popolo è ancora schiavo dei vecchi e vieti pregiudizi e governato semi-asiaticamente.