E quest'azione negativa è così grande, che fa credere ad un'azione diretta dell'ambiente favorevole al genio.
Si vede, dunque, che le condizioni ereditarie e d'ambiente, su cui più si faceva assegnamento per l'origine delle varietà geniali, o mancano, o sono contraddittorie.
Memoria visiva, tipo immaginativo, ecc. — Basterà egli a determinarle la particolare tempra dell'organismo geniale, secondo che vi predomini, cioè, la memoria visiva o l'acustica, secondo che sia più viva la fantasia, più rapida che precisa la percezione e viceversa; fatti questi che noi abbiamo potuto fissare nel genio[10], con lo studio della grafologia, nella scrittura così nitida e calma, quasi a stampatello, nei chimici e nei matematici, così aggrovigliata e precipitosa in quelli in cui predomina la fantasia.
E qui giova l'osservazione sperimentale di Binet e Lecler[11] che in ogni gruppo d'uomini vi ha il tipo immaginativo — poeta — e quella di osservazione minuta, arida, ma precisa; il che dividerebbe nettamente la scienza dall'arte.
Sì, queste condizioni hanno un'enorme influenza sulla direzione generale del genio, ma più ancora sul colorito, sull'aspetto delle sue opere. Così lo smagliante stile di Victor Hugo si deve certo al predominio eccessivo dei centri visivi, all'esser egli un visivo per eccellenza, lui che si ispira nei primi versi de Les orientales ai tramonti di Parigi; e così dicasi degli abbaglianti, luminosi quadri del Segantini, che, a quattro anni, cadendo in un fiume, non resta colpito che dal bagliore dell'acqua e dalla ruota del mulino; come il predominio dei centri olfattivi entra nelle opere di Zola per molta parte, come il predominio dei centri acustici che fan discernere ad Helmoltz i toni musicali nella cascata del Niagara, dev'essere entrato per molto nella scelta e nella condotta delle sue ricerche tanto originali d'acustica, elevata da lui a nuova scienza. Ma oltre che vi sono genî, come il Leopardi, in cui l'ottusità e la depressione nei centri visivi, olfattivi, ecc., non solo non impedirono di dare, ma anzi, dando insueto predominio ai centri chenestetici, impressero alle opere loro quel singolare colorito che ci strappa una così nuova ed universale commozione come quando ammiriamo i quadri dei notturni Norvegesi, bisogna pur aggiugnere che il campo della genialità è troppo vasto e insieme troppo suddiviso, perchè vi predomini solamente quell'influenza. Date pure una parte d'influenza, e grande, all'essere uno visivo piuttostochè auditivo; ma se un visivo può divenire scultore, come poeta, o istologo, o statista, o magari calcolatore-prodigio, che vede allineate nella mente le cifre da calcolare, questo predominio non basta da solo a determinare la scelta della varietà geniale.
Di più: dato un genio matematico puro (e spesso, come vedemmo sopra, il grande matematico è anche un forte musico), egli ha sempre da scegliere fra la fisica, la chimica, la zoologia, ecc., mentre il genio immaginativo può scegliere fra poesia, musica, pittura, ecc.
Per ciò, pur tenendo conto di queste varie attitudini come di una causa predisponente grandissima della varietà geniale, dobbiamo studiare di trovarne ancora quella che ne è la causa più specifica, più diretta.
CAPITOLO V. Influenza della pubertà.
Ora, chi analizzi le biografie dei grandi uomini, di cui si conosce la prima giovinezza, trova la causa predominante della loro speciale genialità nell'immensa influenza che viene dal combinarsi di una data fortissima impressione sensoria, di una data forte emozione, consona, ben inteso, alle tendenze organiche e al grande sviluppo mentale dell'individuo geniale col momento vicino alla pubertà, in cui il genio, essendo in istato nascente e per ciò più soggetto agli stati emotivi, ha la maggiore tendenza a fissarsi per sempre in una più che in altra direzione,