Benemerito del Vocabolario fu il P. Bergantini colle sue aggiunte,[97] che poi il Dottor Pasquale Tommasi ristampò nell'edizione Napoletana dello stesso Vocabolario del 1740. quasi colle sue stesse parole, ma senza nominarlo.[98] Errò però il Bergantini allegando molti scrittori commendabili per dottrina, ma non per la purità della lingua. Tali sono il Ficino, il Landino, l'Atanagi, Pietro Badoaro, Daniello Barbaro, l'Aretino, il Bascapè, Gio. Battista Lalli, Vittorio Siri, Gio. Battista de Vico, ed altri parecchi. Errò ancora col porre nelle sue opere molte voci, che a mio giudizio non meritavano questo onore. Apro a caso la sua opera intitolata voci Italiane ec. stampata a Venezia il 1745. e trovo le seguenti parole: Frizione, che egli spiega crepito e insistenza che fanno i liquidi al fuoco: disarmo per disarmamento: conquestione per querela, lamento: conquisitore per investigatore: conquisizione per investigazione, ed altre non poche, le quali non pajono degne d'essere registrate nel Vocabolario della nostra lingua. Molte altre però ve ne sono ottime e pure, per le quali la fatica di questo Scrittore merita d'essere commendata.


[ Del Dizionario enciclopedico dell'Abate Alberti.]
CAPO VIII.

Benchè molto si debba al P. Bergantini per le sue opere, molto più si debbe all'Abate Alberti di Villanova pel suo Dizionario enciclopedico, che pubblicò in sette volumi in quarto colle stampe Lucchesi del Marescandoli nel 1797. e negli anni seguenti. L'Accademia della Crusca nel suo Vocabolario poche parole aveva registrate spettanti alle scienze ed alle arti; quelle cioè solamente, che o sono più comuni, o si trovano negli autori approvati; dicendo, che di queste far si doveva un Vocabolario separato. Conosceva essa certamente la difficoltà, che nel raccogliere queste voci si doveva incontrare. Le difficoltà però non isgomentarono l'Alberti. Egli esaminò i libri megliori, che trattano di queste facoltà, viaggiò per le città della Toscana, visitò le officine degli artefici, ed ogni altro luogo, da cui trar potesse sì fatte voci, le quali avendo con diligenza raccolte, ne arricchì il suo Dizionario. Nè trascurò pure le altre parole, che a scienze o ad arti non appartengono, ma un numero grandissimo ne radunò traendole dagli autori citati nel Vocabolario del 1729. e dallo stesso Vocabolario nella prefazione, o nelle spiegazioni delle voci, che dagli Accademici non furono registrate. A queste aggiunse egli altre fonti di nuovi accrescimenti. Ciò furono. 1. Gli autori approvati col partito preso dall'Accademia Fiorentina nel 1786.[99] 2. La derivazione delle voci adottate, cioè i superlativi diminutivi, accrescitivi,[Pg 76] vezzeggiativi, diminutivi di diminutivi, peggiorativi, avvilitivi, participj verbali, ed altri somiglianti, seguendo in ciò l'autorità della Crusca medesima nella prefazione al Vocabolario del 1691. e del Varchi. 3. Altri Autori non mai citati dalla Crusca, che furono però per la maggior parte Toscani, o annoverati fra gli Accademici, e a suo giudizio scrissero in purgata favella. Niuno vorrà non commendarlo per gli accrescimenti, che egli derivò dalla prima fonte, alla quale tutti possono attingere, purchè lo facciano con giudizio. Riguardo ai derivati ve ne sono alcuni, che spontaneamente provengono dalle primitive loro voci, nè vi ha bisogno d'autorevoli esempj, perchè altri senza timore li possa usare. Tali sono a cagion di esempio animatore, e animatrice, avvivatore,[100] e avvivatrice da animare, e da avvivare, che mancano al Vocabolario, ma dall'Alberti vengono registrati. Riguardo a quelle tante modificazioni di accrescitivi, peggiorativi, diminutivi, vezzeggiativi, ed altrettali, di che abonda la nostra lingua sopra ogni altra è andato a rilente, anzi che no quando gli mancavan gli esempj. L'Accademia nella prefazione premessa al suo Vocabolario del 1691. lascia agli Scrittori una certa libertà di formare simili derivati, con giudizio però, e con savio avvedimento; ma Monsignor Bottari asseriva, che non si può lasciar fare a suo modo ad ognuno, perchè senza un poco d'esempio avanti si potrebbe errare per poco.[101] E l'Accademia stessa nella edizione del 1729. supplì molto anche in questa parte al difetto dell'edizion precedente. L'Alberti ha seguiti[Pg 77] questi esempj, ed in ciò è da lodarsi. Nè vorrò pur biasimarlo quando prende alcune voci spettanti a scienze dall'Alghisi, dal Dottore Bastiani, dal Biringucci, dal P. Bonanni, dal Ceracchini, dal Mattioli, dal Vallisnieri, e da altri, ed eziandio dalla raccolta di bandi, editti ec. pubblicati in Toscana nel secolo decimosesto, e dalla Tariffa delle Gabelle della Toscana certe voci spettanti a manifatture, commercio, e simili, perchè le prime uopo era trarle dai più solenni Maestri, e per le seconde i bandi, gli editti ec. del Governo, quantunque non sieno puramente scritti, usano però in questo quelle voci, che universalmente si usano dal popolo. Nè pure lo biasimerò se a conferma di qualche sua opinione cita le origini del Menagio, le opere grammaticali del Gigli, ed altrettali opere, che sebbene scevre non sieno da difetti, posson però aver trattato di quelle opinioni lodevolmente, e molte in fatti egregie cose contengono, dalle quali è lecito a chiunque di trar profitto. Non così potrei commendarlo, quando cita certi altri scrittori, come l'Aretino, il Ruscelli, il Dolce, e simili. Dell'Aretino dice, che alcune delle sue rime sono comprese nella Raccolta del Berni, che fa testo in lingua. Vuolsi però avvertire, che alcuni Poeti soltanto di quella Raccolta sono citati dall'Accademia nè fra questi è l'Aretino, autore scorretto quanto altro mai. Scorretto altresì è il Ruscelli, e dir si dee lo stesso di parecchi altri non sempre puri scrittori, benchè pregevoli per altre doti.

Ma qualunque essi siano gli autori per lui allegati, non può non riprendersi per soverchia scarsità d'esempj, e per negligenza. L'angustia somma, a cui negli anni estremi del viver suo l'avean condotto le vicende della sua patria caduta miseramente sotto il giogo della rivoluzione fu forse la cagion principale, che lo consigliò a diminuire il numero degli esempj per diminuire il numero dei volumi. Il che serve a rendere scusabile l'intenzion sua, ma non appaga nel leggitore il desiderio di vedere con maggiore abbondevolezza indicato l'uso d'ogni voce. Se diminuiti avesse gli esempj per quelle parole, che sono registrate dalla Crusca il danno sarebbe stato molto minore, perchè ognuno poteva, quando gli fosse a grado, vederli nel Vocabolario dell'Accademia, ma faceva di mestieri, che almeno per le voci, e pe' significati aggiunti l'Autor fosse stato più liberale. Il diligente editore, che dopo la sua morte continuò l'edizion cominciata, s'accorse di questo difetto, e volle porvi rimedio, come potè. Accrebbe perciò gli esempj alle prime voci, il che eseguì facilmente, perchè la Crusca glie le somministrava, ma per l'aggiunte dell'Alberti non era ormai più possibile di farlo. Quantunque però in questo l'Alberti debba esser ripreso, vuolsi riprenderlo vie maggiormente per la negligenza da lui usata nelle citazioni. Lascio stare qualche errore, che in queste s'incontra. Per esempio alla voce abbacinato egli aggiunge un significato, che l'Accademia non avea notato espressamente, cioè che Famiglia abbacinata vale privata de' suoi più illustri soggetti, e cita Giovanni Villani senza addurne le parole. Ma forse doveva allegare Luca da Ponzano citato nel Vocabolario della Crusca a questa voce § Per Metafora. Lascio star questo, perchè non è meraviglia che in una intrapresa tanto lunga, e faticosa scappi qualche raro, e piccolo errore. Intendo bensì di quella trascuratezza per cui le citazioni non sono bastevolmente espresse, e si allega per esempio Tasso Gerusalemme, Segneri Quaresimale, Vite de' SS. Padri, senza indicare della Gerusalemme il canto e la stanza, del Quaresimale la predica e 'l paragrafo, delle Vite il Tomo e la facciata. Peggio è quando nomina l'autore senza indicar l'opera, come Vallisnieri, Salvini, Magalotti ec. o se accenna l'opera lo fa in modo, che, ove ancor si volesse legger tutta l'opera indicata nella citazione, non si troverebbe mai il passo allegato. Alla v. sfregacciolata che non è nella Crusca, aggiunge la spiegazione leggiero sfregamento, e pone questo esempio del Redi: al Ditirambo dell'acqua do di quando in quando qualche sfregacciolata di pennello, ma non concludo il lavoro. Red. lett. Lascio stare, che sfregacciolata ivi non è leggiero sfregamento, ma frego, o piuttosto colpo di pennello, pennellata; lascio star questo, e dico, che niuno potrà mai trovare quel passo fra le opere del Redi. Esso è veramente in una sua Lettera; questa però non è fra le sue opere, ma fra le lettere familiari del Magalotti pubblicate per opera di Monsig. Fabbroni il 1769. T. 1. p. 270. Ancor peggio è allora che porta gli esempj, senza indicare nè pur l'autore. Altre volte nomina l'autore, e l'opera, e nè l'uno nè l'altra si vedono nel suo indice degli scrittori posto al principio del Tomo. Per esempio alla voce Capello, § a Capello, a Fuggire § fuggi, fuggi, a Roba § roba per veste si leggono esempj di Panc. lett. ora qual nuovo Autore sarà questo, che non è registrato nell'indice? Egli è Lorenzo Panciatici di cui si ha qualche lettera fra le familiari del Magalotti stampate il 1769., e quegli esempj sono ivi appunto nel T. 2. p 23. Fra questi esempj è da notarsi il terzo, dove si legge roba di camera; il che non vorrei dire sull'autorità del Panciatici, il quale in quella facciata medesima dice altresì delle mie reverie, che l'Alberti non ha osato di porre nel suo Vocabolario. Alla v. Invadere cita i Viaggi del Targioni, che non è da annoverarsi fra gli scrittori purgati, e al più si potrebbe allegare per qualche voce, o modo di dire spettante alle arti ed alle scienze. Or queste mancanze sono di non lieve momento, perchè si toglie altrui il comodo di riscontrar negli Autori le citazioni, potendosi pur dubitare talvolta, non forse una voce abbia un senso diverso da quello, che l'Alberti le attribuisce, e per togliere o confermar questo dubbio gioverebbe molto l'osservare il contesto dell'esempio allegato. Un esempio me ne somministra la parola acquacchiato dove si legge abbattuto, infiacchito, spossato, fu detto dal Redi de' Lombrici indeboliti, e quasi semivivi. Questa citazione del Redi fa credere, che si tratti di un grandissimo abbattimento di un totale spossamento. Ma il Redi non dice, che quegl'insetti fossero quasi semivivi. Ecco le sue parole nelle Osservazioni intorno agli Animali, che si trovano negli animali viventi p. 103. edizione del 1684. Vi dimorarono (due Lombrici) senza morirvi quantunque paressero molto acquacchiati. Le quali parole non ispiegano abbastanza il senso di quella voce, ma mostrano, che per darle qualche forza è stato necessario l'unirla all'avverbio molto. Il Magalotti al contrario lo spiega bene dicendo, acquacchiato (vuol dire) l'istesso che confuso, mortificato. Lett. fam. T. 2. p. 68. edizion del 1769.

Finalmente alcune parole da lui registrate nel Dizionario, da altri forse si potranno creder men degne di quest'onore. Tali per esempio sono a mio giudizio: Abbonamento, e Abbonare, che ivi si dicono termini Mercantili, e d'uso; Toletta che si dice «francesismo dell'uso, assortimento, e apparato di varj arnesi ed abbigliamenti per cui si adorna la Dama nel gabinetto servita dalla sua damigella» e si cita l'Algarotti; sangria con esempio del Magalotti per cavata, o emissione di sangue, ch'è voce Spagnuola; altarizzare per onorare alcuno ergendoli altari con esempio di Fulvio Testi cioè di un Autore non posto nel suo catalogo: regretto e regrettare, che si chiamano francesismi usati dai Lucchesi fino dal secolo decimosettimo. Queste sono parole forestiere, che l'uso degli accurati scrittori non ha fino ad ora autorizzati, nè doveva esser sollecito di autorizzarle l'autore del Dizionario.

Altri forse creder potrebbe, che le parole regretto, e regrettare fossero da adottarsi come quelle, che proprie sono d'uno dei dialetti della Toscana ormai da qualche tempo. L'Alberti trasse quella notizia dal Gigli[102] che l'annovera fra più altre parole dello stesso dialetto e il Gigli l'ebbe dagli Accademici dell'Anca. E se il Gigli, e quegli Accademici riconoscevano queste voci non come poco dianzi introdotte in Lucca, dovevano certamente esser proprie di quel dialetto da qualche tempo, e non anderebbe lungi dal vero chi le stimasse introdotte ivi cento, o dugent'anni prima. Ma quest'antichità non giova per aggiungere autorità a quelle voci, le quali probabilmente recaron di Francia i mercatanti Lucchesi, che là si recavano, e lungo tempo si trattenevano pe' loro traffichi. Certo è, che nelle opere di Giovanni Guidiccioni, del Daniello, del Vellutello, o in altri buoni Scrittori Lucchesi del Secolo decimosesto, o dei Secoli susseguenti non si trovano sì fatte voci,[103] il che è contrassegno, che essi non le credettero di buona lega.

Un altro pregio, e al tempo medesimo un altro difetto ci somministrano le sue definizioni. Gli Accademici nel vocabolario talvolta non dettero buone definizioni delle cose, e l'Alberti ebbe in animo di supplire alla mancanza loro, ponendone altre migliori; ma anche le sue non sempre sono scevre da difetto. Alla voce Grecità definisce tutta La nazione Greca, e spezialmente gli Scrittori di quella lingua, ed a Latinità leggiamo qualità del Latino. Ognun vede, che se è giusta la prima definizione esser dee riprensibile la seconda. Anche la prima però non è in tutto degna di lode, mentre Grecità non vuol dire la nazione Greca ma bensì gli scrittori Greci, intendendo con queste parole le opere loro non gli Autori stessi, come si vede dall'esempio ivi allegato. Onde ancora quella definizione è malvagia, perchè in parte è falsa, e in parte equivoca.

Dalle quali cose tutte deduco, che dobbiamo saper molto grado all'Alberti di tanta fatica, di molte voci e significati da lui aggiunti al Vocabolario, di aver cogli accenti mostrato quali voci si debbano proferir lunghe, e quali brevi, di aver date parecchie buone definizioni, e ad un uomo che per solo amore del comodo altrui, e della nostra lingua ha tollerata per molti anni tanta fatica viaggiando, interrogando, leggendo, e scrivendo dobbiamo perdonar qualche difetto, che l'umana natura non può mai in tutto evitare. Per altro il suo Dizionario è pregevolissimo, e necessario a chiunque vuole studiare la lingua Italiana: e il signor Cesari di molte voci, e maniere di dire avrebbe arricchita la sua edizione del Vocabolario della Crusca se l'avesse veduto. Prendo a caso la Lettera B, e in questa prendo le prime sei facciate dell'Alberti, e trovo che al Cesari manca babbalà (alla), bacamento, bacchettata, bacchiatore, baggea, pigliarsela in baja, le quali voci sono usate nel Malmantile, dal Redi, dal Segneri, ne' Canti Carnascialeschi, dal Varchi, e dal Buonarroti. E pure non ho notati, i derivati dei nomi proprj, i termini di scienze, e di arti, e quelli di cui si portano esempi d'autori moderni, perchè a questi non si estendono le sue aggiunte.