Altri rimproveri si fanno al Vocabolario, cioè che molte voci e molti significati vi mancano, che le definizioni non sempre sono esatte, che gli esempj allegati hanno talvolta un significato diverso da quello, che reca il Vocabolario: e già parecchi esempj di questi difetti[87] sono stati da scrittori chiarissimi indicati. Questi rimproveri sono veri, e niuno è che non li debba riconoscer tali. Ma qual v'ha al Mondo opera perfetta? Il P. Bergantini pubblicò un volume d'aggiunte al Vocabolario. Egli perciò oltre agli autori approvati esaminò il Vocabolario stesso, e la sua prefazione, e ne trasse molte parole, che gli Accademici dimenticarono di registrare. Quella prefazione non è lunga, ed era da credersi, che niuna aggiunta potesse omai cavarsene dopo di lui, e pure vi rimase all'Alberti di che spigolare, ed egli vi trovò la voce Grecità. Almeno dopo l'Alberti nulla vi sarà restato. No. V'è la parola appropiare in senso d'assomigliare, paragonare. E dov'è questa parola? In principio, cioè là dove l'attenzione di que' diligentissimi compilatori non poteva essersi stancata pel lungo leggere. Chiunque vorrà considerare (così comincia quella prefazione) l'umile cominciamento, che hanno avuto, e come poi col tratto del tempo si sono andati accrescendo i Vocabolarj delle lingue già spente, vedrà, che e' si possono a buona equità ai grandi fiumi appropriare ec. Ma non così va la bisogna nel fatto de' Vocabolarj di quelle lingue, che tuttavia sono vive, e che da una intera nazione si parlano; imperciocchè questi si possono vie meglio assomigliare all'Oceano ec. E poco dopo, parlando de' vocaboli moderni e introdotti dall'uso, gli Accademici dicono d'averne posti alcuni nel Vocabolario, ma aggiungono che sono stati in ciò alquanto parchi aspettando, che da tersi e regolati scrittori sieno nelle loro composizioni adottati. Ora la voce adottare in questo senso non trovasi nel Vocabolario, nè nell'impressione di Verona, nè nel Dizionario dell'Alberti, ma v'è solamente nel senso di prendere alcuno per figlio. Questi esempj a mio giudizio fan chiaramente conoscere, che non v'è diligenza, che basti in simili cose, e che il tempo solo può render perfetto, e compiuto il Vocabolario, o piuttosto che esso non potrà mai esser perfetto.

Guari non andò, che l'Accademia rivolse di nuovo le sue cure a questo oggetto. Ai nove di Marzo del 1741. l'Accademico Rosso Martini lesse un ragionamento per norma di una nuova edizione del Vocabolario Toscano, che ora si è consegnato alle stampe.[88] Egli vuole che si cominci dal procacciare i materiali più importanti per sì fatto lavoro, i quali sono una ricca, e abbondante conserva di voci tratte da' buoni libri, ed una regolata, e ordinata disposizione accompagnata da un accurato esame di tutto quello, che si trova nella precedente impressione. I Libri, da' quali si debbono trarre le buone voci e forme di dire o sono antichi, cioè del Secolo del 1300. e in quel torno, o moderni. Dà quindi il catalogo di que' libri, che i compilatori della quinta impressione o non videro, o esaminarono scarsamente; e gli antichi sono 162., e 37. i moderni. Dai primi massimamente vuol che si prendan gli esempj, e allora solo si ricorra ai secondi, ove non se ne abbiano degli antichi. Vuol che gli esempj si aggiungano della formazione dei tempi dei verbi irregolari. Fra le voci moderne altre son quelle sdrucciolate (com'egli dice) nel volgar nostro, o dalla frequente pratica co' forestieri, o dalla introduzione delle mode e de' costumi stranieri, come rimarcare, rango, dettaglio, e queste si debbono escludere. Altre son quelle, che da un uso più regolato, e corretto, e da accreditati e moderati scrittori vengono comprovate, adottate, ed oramai comunemente ricevute, e di queste si vuol fare diligente ricerca, ed aggiungerle. Crede, che si debbano aggiungere altresì i superlativi, diminutivi, vezzeggiativi, ed altrettali derivati, ove se ne abbiano esempj. Esclude poi i nomi proprj, i termini dell'arti, ed i latinismi, benchè usati dagli antichi, quando per l'uso comune dei più regolati scrittori non sieno concordemente e costantemente approvati. Parecchi altri avvisi egli dà per accrescere il Vocabolario, e per l'emendazione dell'edizion precedente, che stimo inutile indicare. Voleva dunque il Martini, che la fonte principal delle voci fossero gli scrittori del secolo decimoquarto, cioè quello appunto di che si lagnano i favoreggiatori della libertà. Ma alle lagnanze parmi d'avere abbastanza risposto superiormente. A gran ragione dunque voleva il Martini, che nella impression nuova del Vocabolario da que' vecchi padri e maestri si traessero gli esempj prima che dagli altri.

Non così posso commendarlo dell'avere escluso i nomi proprj, e i termini delle arti, e delle scienze. I primi si posson raccogliere dall'uso e da molti libri di storia, di novelle, e simili, e di molti era necessario determinare l'ortografia, e spiegare altri che sono accorciativi, vezzeggiativi, o in qualunque modo alterati da' loro primitivi. Non dirò poi quanto fosse inopportuno l'escludere i secondi, perchè lo dice abbastanza l'universal desiderio, che da gran tempo li richiede. So quanto è malagevole questa parte del Vocabolario, di che darò un breve cenno in seguito. Pure era uopo, che questa difficoltà si vincesse, e vi si accinse con coraggio l'Alberti, come dirò altrove.

Sarebbe quì luogo di narrar le vicende dell'Accademia della Crusca, che fu dal Gran Duca Leopoldo unita all'Accademia Fiorentina. Ma per una parte questo racconto domanderebbe lungo discorso, e per l'altra parte io non potrei tesserne la narrazione e indagarne le cagioni più copiosamente o meglio di quello, che il chiarissimo Sig. Cavalier Baldelli ha già fatto in una sua lettera diretta al Signor Ab. Denina.[89] Prima di quell'unione alcuni degli Accademici si erano adoperati di raccogliere emendazioni, ed aggiunte al Vocabolario, e fra questi si nominano il Casaregi, e Francesco Martini, le fatiche de' quali è fama, che servissero ad arricchire l'edizioni del Vocabolario Napoletana e Veneta.[90]

La nuova Accademia Fiorentina poi non rimase oziosa. Il P. Ildefonso Frediani le presentò l'idea, e l'apparato pel nuovo Vocabolario Toscano,[91] di cui debbo ora far parola. Molte cose tralascio da lui proposte, che opportunissime sono al suo intendimento, ma sarebbe quì inutile di ricordarle, e quelle accennerò solamente, che sono più meritevoli di riflessione. Vuol che si aggiungano le voci tecniche, e queste si prendano tutte dal fondo della nostra lingua Toscana finchè si può. In mancanza della voce Toscana, si prenda da quella lingua, che l'abbia in proprio, avvertendo di preferire sempre tra' varj idiomi quello che nel suono e nell'origine è più analogo e simile al nostro, e molto più l'uso già adottato da' respettivi professori in Toscana o in Italia di tali voci, e procurando guanto è possibile di toscanizzarle nell'inflessione, e nel suono. p. 9. Stabilisce inoltre, che si pongano le voci di tanti e sì continui ritrovamenti forestieri attenenti agli agj, alle mode, ed al regno insaziabile del lusso, e della delicatezza del vestire, delle mense, e d'ogni genere di delizia, le quali voci si prendano dagl'idiomi di que' paesi donde tali ritrovamenti sono venuti, procurando di renderle all'orecchio più Toscane che sia possibile. A me pare, che troppo pretenda il P. Ildefonso. Egli avvezzo fra le anguste pareti della sua cella non sapeva quanto era vasto il campo delle mode, e quanto esse sieno variabili, nè credeva, che il Vocabolario di queste sole domanderebbe parecchi ponderosi volumi. Io son di avviso, che registrar si debbano le voci di questo genere, le quali da' buoni Scrittori sono state adoperate, ed i nomi di quei ritrovamenti, che o per l'utilità loro, o per qualsivoglia altro motivo sono durevoli, e lascerei perir gli altri senza timore, che la lingua ne avesse danno. Riguardo poi alle altre voci delle arti vuole, che si raccolgano dagli scrittori purgati, e dai libri di matricole e di ragione di tali arti, dalle leggi, e finalmente dagli scrittori meno purgati, e dagli artigiani, che le esercitano. Confessa però, che una difficoltà grande si incontra in ciò, e grandissima la provò l'Alberti mentre compilava il suo Dizionario enciclopedico. Riguardo alle arti molte cose non solamente in diverse parti dell'Italia, o della Toscana, come dice il P. Ildefonso, ma nelle diverse contrade della stessa Città come diceva l'Alberti, e tutti posson provare, hanno diverso nome. Ma se io considero, che anche i Vocabolarj delle altre lingue sono moltissimo mancanti riguardo alle voci delle scienze, e delle arti, se riguardo il numero immenso di queste voci, e il continuo variare dell'une e dell'altre, dubito che più utile sarebbe il compilare un Vocabolario separato per queste; del quale potrebbe addossarsi l'incarico alcuna delle più insigni Accademie scientifiche dell'Italia. Ma son d'avviso, che dopo la fatica di parecchi anni pubblicandosi vi si dovranno fare aggiunte ed emende; e così necessariamente accaderà sempre, fintantochè i Vocabolarj saranno opera degli uomini.

Il P. Ildefonso vuol pure che si aggiungano le voci composte, e quelle che comporsi possono sull'esempio di ottimi nostri Scrittori, e colle regole di un fino criterio e del buon orecchio. p. 11. Molte se ne trovano nelle poesie del Chiabrera, d'Anton Maria Salvini, e di altri autori, che fanno testo in lingua, e vuolsi dare a queste la cittadinanza Toscana. Altre ne hanno adoperate il Frugoni, ed altri poeti, che non fanno testo, e l'Accademia potrà scerne quelle, che reputerà convenienti, ma non credo, ch'essa debba crearne di nuove. Essa fino ad ora ha registrate nel Vocabolario quelle voci, che vedeva adoperate da' buoni scrittori e dal popolo, e niuna ne ha creata di suo capriccio, ed il fare altramente sarebbe per mia opinione un dipartirsi dal suo istituto. Ne formino pure a lor talento gli autori viventi, e quelli che verranno, ed ove le formino lodevolmente otterranno grazia presso l'Accademia in altra età.

Finalmente di tante voci forestiere, che alcuni adoperano vuol, che si adottino quelle, che la necessità esige, o l'uso sufficientemente prescritto non tanto dal tempo, quanto dall'autorità dei più purgati scrittori o parlatori moderni. p. 12. Altre non poche, che non hanno ancora tanto possesso nell'uso, ma che vanno verso quello inoltrandosi, e perciò voci di mezzano uso possono appellarsi, si potranno mettere in una tavola a parte in fine del Vocabolario. Ivi. Ma vediamo quali sieno le tavole da lui proposte. La prima è pe' dialetti Senese, Pisano, Pistojese, Lucchese, Aretino, e Cortonese. La seconda è degl'idiotismi. Questi si dividon da lui in quattro classi, idiotismi delle persone nobili, e culte, del popolo, del contado, e dell'ultima plebaglia. Esclusa l'ultima concede alle tre altre luogo nella tavola. La terza è dei barbarismi dei sollecismi e di quelle voci forestiere, che ha chiamate di mezzano uso. La quarta è dei nomi proprj di persone o di luoghi, o troncati, o alterati, o trasformati in guisa che appena dai più esperti s'intendono. La quinta è delle conjugazioni ed inflessioni de' verbi regolari ed irregolari un poco più abbondante di quella del Pistolesi, ma collo stesso metodo.[92] La sesta è de' Latinismi. Utili sono queste tavole, e la terza massimamente potrà giovare per togliere una gran parte d'errori troppo comuni. Se non che converrà farla così grande, ch'essa sola formerà un ampio Vocabolario. Meno opportuna forse parrà la prima in un Vocabolario, che aver dee per suo primo scopo la propagazione di quella sola lingua che dai buoni Scrittori si deve adoperare. E già la tavola di que' dialetti sarebbe lunga impresa, e difficile, e tarderebbe con poco profitto l'impressione del Vocabolario.

Una Grammatica finalmente propone il P. Ildefonso, la quale desidera breve, e che vinca le altre per facilità e chiarezza. Ma una grammatica, che vuolsi mandare in luce per opera dell'Accademia, anzi che breve, credo, che debba esser ampia, e comprendere tuttociò che altri può desiderare. Io però sarei d'avviso, che bastasse imprimere di nuovo quella ottima del Corticelli, emendandola in pochi luoghi, ed accrescendola in altri, principalmente nella conjugazione de' Verbi irregolari, nelle appendici da lui aggiunte nel secondo libro ad ogni ordine de' Verbi, nel trattato delle proposizioni, degli avverbj, e in altri luoghi.

L'Accademia Fiorentina però non giudicò di dover seguitare le tracce segnate dal P. Ildefonso. Per riparare ai difetti ed alle mancanze dell'ultima edizione del Vocabolario deliberò di farne un'altra, e se ne pubblicò colle stampe l'avviso. Se nell'edizione del 1729. di tre o quattro autori soli si fece lo spoglio, che nelle precedenti non avevano avuto luogo, in questa se ne approvarono cinquantacinque, ond'era a sperarsi, che di grandissimi accrescimenti si vedrebbe arricchito il nuovo Vocabolario. Ma le speranze si dileguarono sul primo loro apparire, e la promessa edizione non si eseguì. Essa fu annunziata con un avviso pubblicato in Livorno per le stampe del Masi ai 30. Genn. del 1794. e forse così lodevole impresa dalla difficoltà de' tempi restò impedita. Può dubitarsi ancora, che lo stesso avviso testè citato abbia distolto alcuni dal porre il proprio nome nel novero de' compratori. Perchè, vedendovi molte parole, o maniere di dire non pure, avranno in esso (quantunque ingiustamente) ravvisato un sinistro preludio dell'opera. In fatti lasciando stare le voci manifesto, sesto cioè la forma d'un libro, associati, che se l'Accademia lo giudica opportuno, potrà forse approvare, come voci dell'uso, vi si trova piano per metodo o disegno di un'opera, limitarsi, riprodurre per ristampare, prevenuto per preoccupato, si faranno un dovere, privativa, per anche,[93] va del pari colla importanza delle materie,[94] copia per esemplare o corpo d'un'opera, stampata,[95] le quali espressioni non sono ancora approvate, e alcune forse non si approveranno. Ma quel foglio deve essere opera dello stampatore, come lo fa credere la data di Livorno, o se è d'altri non è dell'Accademia, la quale lo avrebbe pubblicato in suo nome. A questa erano ascritti più e diversi uomini chiarissimi, e nello studio della nostra lingua esercitatissimi, fra i quali (per tacere de' viventi) basti di ricordare il P. Ildefonso da S. Luigi Carmelitano Scalzo; e la loro celebrità doveva fare sperare un'opera utile, e gloriosa all'Italia. Erano stati fatti copiosi spogli da parecchi testi a penna del buon secolo non veduti dai loro predecessori, e dalle opere citate nell'edizione del 1729. A queste ne avevano aggiunte altre molte d'autori moderni, delle quali si può vedere il novero nel Vocabolario dell'Alberti, e nella serie del Signor Gamba. Quindi molte aggiunte si promettevano, e correzioni, l'indicazione del genere dei nomi, i plurali di doppia terminazione, i perfetti, e i passati de' verbi irregolari, l'etimologie quando sono ben chiare, e possono contribuire a far conoscere la proprietà dell'espressione. Finalmente volevano notare con diligenza grande le voci latine, che sono manco in uso, le familiari, le basse, le figurate, le più generalmente poetiche, e le antiche, fra le quali sarebbono state distinte le non più usabili da quelle dismesse senza loro demerito, e che possono talvolta impunemente rimettersi in corso dai valenti, e giudiziosi scrittori. Io però dubito forte, che questa estrema promessa, quantunque utile molto, fosse per riuscire pericolosa, nè richiesta dall'istituto dell'Accademia.

Ciò che l'Accademia non potè fare ha poi fatto il Signor Antonio Cesari per le stampe del Veronese Ramanzini nel 1806. Non è del mio argomento il tenere discorso di questa edizione: ma non debbo tacere delle molte, ed egregie aggiunte di Clementino Vannetti di Roveredo, e del P. Girolamo Lombardi Gesuita Veronese, che in compagnia di molte altre ivi si vedono. Il Vannetti, e il Lombardi erano di nostra lingua amantissimi, ed intendentissimi; dagli autori classici raccolsero moltissime voci, e maniere di dire, animati a ciò fare, e a sostenere tanta fatica, il primo dalle preghiere degli Accademici Fiorentini, il secondo dall'amore di nostra lingua. Ma le aggiunte loro sarebbono miseramente rimaste inutili, se l'ottimo Signor Cesari non le avesse a comune vantaggio nella sua edizione inserite.[96] Sono nelle aggiunte di que' valentuomini alcuni errori, non può negarsi. Ma quanti errori si troverebbono nelle carte degli uomini più grandi se altri le pubblicasse quali da prima furono scritte? Qualche scrittore dottissimo li rimprovera non d'alcuni falli solamente, ma eziandio d'aver registrate parecchie voci antichissime e stranissime. Io però non so rimproverarli di questo. Parmi che anche da quelle voci si possa trarre qualche utile, perchè servono alla storia della nostra lingua e della Francese o Provenzale da cui provengono, mostrano quali mutazioni talvolta si facciano alle parole, e così posson giovare all'etimologia d'altre voci.