Nè quì si arrestarono le cure degl'Italiani per la poesia Inglese. Celebre è il Sidro del Conte Magalotti, che molto dopo la sua morte vide la luce.[263] Il saggio sopra l'uomo del Pope fu tradotto dal Cavaliere Anton Filippo Adami,[264] il Messia dello stesso Pope dal Conte Agostino Paradisi, e dal Conte Benvenuto di S. Raffaele, che tradusse anche il Vindsor. Il Bonducci volgarizzò il Riccio rapito dello stesso. Il Torelli l'elegia di Gray sopra un Cimitero campestre. Le notti di Young furono tradotte dal Bottoni, e i tre canti sul Giudizio universale da D. Clemente Filomarino.[265] Ma a me rincresce di trattenermi più lungamente tessendo un'arido catalogo di nomi che si potrebbe anche accrescer volendo, e vie più mi rincresce perchè fra tanti traduttori, che in questo paragrafo ho registrati, se si eccettua il Magalotti, il Paradisi, il Conte di S. Raffaele, il Torelli, e il Filomarino, non trovo oggetto meritevole d'osservazione.

Nè pure il Parnasso Tedesco fu trascurato. Il P. Bertola nell'idea della bella letteratura Alemanna[266] volgarizzò diverse cose di varj, e di Gessner singolarmente, la Signora Caminer Turra molti Idillj dello stesso Gessner,[267] il Signor Abate Belli le quattro parti del giorno di Zaccaria[268] e il Signor Rigno il Messia di Klopstok.[269] Ignorando la lingua Tedesca non posso dar compiuto giudizio di queste versioni: e per la stessa ragione non ardisco farmi giudice di quella, che della Lusiade del Portoghese Camoens ha fatta un anonimo Piemontese.[270] Dirò solamente, che tranne alcune versioni del Bertola non vedo nell'altre quelle dignità di stile, che la poesia richiede, e che per ciò sono da desiderarsi nuovi e più felici volgarizzamenti.

Finalmente la lingua Polacca non fu trascurata dai nostri. Ne fece una grammatica non impressa fino ad ora il P. Francesco Angelini Gesuita[271], del quale parlerò altrove con lode. Sulla seconda scrisse il Madao due opere, che non ho vedute.[272]

Fine della Prima Parte.


[NOTE:]

[1] Colum. de R. R. Lib. 5. Cap. 1.

[2] Ecco i titoli delle sue dissertazioni giunte a mia notizia, delle quali però ho potuto leggere le prime tre solamente. Nelle memorie dell'Accademia di Berlino pel 1783. Sur les causes de la différence des langues. Sur l'origine de la langue Allemande. Nel 1785. Supplement aux mémoires sur les causes ec. Sur le caractère des langues, et particulièrement des modernes. Nel 1788. Sur la langue celtique, et celles qu'on pretend en autre sorties. Suite des observations sur la différence des langues et leur origine. Nel 1794. e 1795. Sur l'origine grecque esclavonne et teutonique de la langue latine. Sur l'origine véritable de la langue Italienne, sur l'origine de la langue Françoise et Espagnole. Sur l'origine de la langue Angloise. Il Denina poi stampò la Clef des langues, ou Considerations sur l'origine et la formations des langues, à Berlin, chez Quien, 1803. T. 3. in cui si vedono ripetute le cose dette in quelle dissertazioni coll'aggiunta di nuove considerazioni.

[3] Tutti sanno che in Francese si scrive gants non gands. Se il Signor Denina avesse guardato il Du Cange alle voci Wantus, Wanto, Gvvantus, Guantus avrebbe veduto che queste voci erano usate ne' Secoli barbari almeno fino dal principio del Secolo nono, e perciò molto prima della vantata fabbrica di Gand. In Francia si chiamavano Wans come si ha da una carta del 1172. citata ivi, e alla v. chirothecæ. Questa voce proviene forse dall'antica lingua Teutonica.