—Mi piacciono sicuramente, e come non avrebbero a piacermi? Mance di qua, mance di là…. Oh! la vita di noi cameriere ha bisogno di respirare in un'atmosfera di mance: e per questo viva la vostra patria! che cuore! Oh i Livornesi! per cuore e per generosità sono gli unici del mondo.
—Ti ringrazio per i miei concittadini, replicò la signora e si adagiò sul sofà di velluto che era da uno dei lati della camera. Orsù, Mary, resta a farmi compagnia mentre attenderò l'ora della festa; mi dispiace dovere scendere così per tempo. La mamma vuol così, bisogna obbedirla. Io non ho padre.—E qui un grosso sospiro partì dal cuore della bella.
—Il signor generale morì molto giovane, disse Mary.
—Ah! io era peranco bambina. Egli fu dei più intrepidi della guerra di Russia; fu fatto generale sul campo.
—E fece la carriera di soldato?
—Sì, mia cara, di semplice soldato; il suo valore passerà nei volumi della storia. Ah! perchè non posso io stringerlo al seno questo caro padre? Perchè non posso dirgli: deh! guida la tua figlia nel periglioso cammino della vita.
—Bando, bando alle idee malinconiche, signorina; si direbbe che foste impastata di lacrime e di sospiri.
—La memoria del padre…. oh! credimi, Mary, è il più dolce de' miei pensieri; eccolo là (e additava un ritratto di un guerriero), eccolo là; qual nobile fisionomia! qual coraggio spira dai fulminanti occhi! O padre mio, io vado superba di esserti figlia.
—Ma, signora Rosina, si affrettò a dire la cameriera, perchè tanto darsi in preda alla sensibilità? lo vedete? una grossa lacrima vi è caduta sul fisciù; voi scomponete il vostro assetto. Orsù date retta alla vecchia Mary, passate nel vostro gabinetto, ponetevi al piano forte, fatemi udire quella vostra vocina a cui vo' tanto bene. Ciò vi salverà dalla malinconia.
—Voglio compiacerti, Mary; sei troppo buona, mi ami qual madre.