«Ma questi salti, dirà qualche leggitore o leggitrice, sono un poco grossi.» Al che io rispondo: faccio la parte del narratore, e lasciatemi la facoltà di narrare a mio modo; d'altronde un romanzo non è un libro di annali, ed anzi dovete consolarvi se mi studio ad esser meno lungo e se più presto vi levo l'incomodo di starmi ad udire; ed essendo poi il libro più breve, costerà meno, ed ecco contentati anco gli avari: gli avari! e voi sapete che questa è una pianta umana che non cessa di vegetare molto propiziamente in tutte le parti del globo.
D'altronde che avrei a dirvi d'interessante, quando la vita dei nostri personaggi in questi anni andò là là secondo il solito, secondo il comune andamento delle cose umane? E meglio al certo, quando sarà suo tempo, mostrarveli di nuovo sulla scena turbinosa del mondo.
«Or via dunque affrettatevi.»
Calma, calma, lettori carissimi, chè saprete tuttociò che è giusto sappiate; ma se io ho saltato a piè pari circa un decimo di secolo, non voglio peraltro abbozzare il mio racconto, poichè alla fine dei conti ho interesse anch'io che il libro vada meglio che può al suo termine. Non crediate già per paura delle critiche: perchè sappiate che ho sempre creduto doversi dire di loro ciò che dice il volgo della nebbia, cioè che lasciano il tempo che trovano; ma perchè mi è grato sodisfare alla mia coscienza col fare il libro tal quale mi son proposto di farlo. Ma andiamo avanti, chè la disgressione è terminata. Siamo al settembre del 1847.
Noi ricorderemo certamente che fino da ventisei anni prima, in quella famosa osteria dei Tre Mori, disparsa adesso dal numero delle bettole, nella serata dell'improvvisa comparsa del Caprone stavano insieme due giovani, uno dei quali noto per il nome di Bruto, l'altro per quello di Catone, e che altri individui di animo cogitabondo e di fama dubbia si assidevano al medesimo desco. Or bene di quei personaggi non erano morti che il Topo e il Cacanastri, come già vedemmo, ed il Narciso, a cui il chólera troncò la vita piena d'imbrogli e di lenocinii. Gli altri restavano e vivevano sani e gagliardi sebbene invecchiati; in specie il vecchio oste e sua moglie, i quali dal ricettare robe rubate erano divenuti negozianti, possedevano un bello stabile nella piazza del luogo pio ed avevano maritato Concetta al giovane marinaro, il quale aveva avuto anch'esso non poca fortuna e, fatto uomo adulto, era divenuto proprietario di vari bastimenti che carichi di merci ed in specie di grano veleggiavano per il Mediterraneo.
Vero è però che i nostri personaggi non avevano sempre goduta la prosperità: infatti più volte erano stati qualche mese in prigione per sospetto di furti, avevano avuto delle bastonate per altre turpitudini; ma ciò non impediva che marciassero adesso in vesti assai ricche, con catena d'oro agli orologi, avessero carrozza e servitori, ed anzi servitori in livrea, e già già aspirassero alla nobiltà. Ciò non faccia meraviglia: sulle mani callose e nere continuamente tenendo dei soprafini guanti di seta e di pelle canarina, non si vedevano i calli di esse; il parrucchiere acconciando ai signori capitano di marina e negoziante le fedine ed i baffi, dando pomate odorose ai capelli e pettinando elegantemente la signora Concetta e le sue figlie (nulla importa se nate prima del matrimonio), ne era avvenuto che sparisse da quei personaggi ogni puzza di catrame e di unto. E poi chi in quella florida e commerciante città bada all'origine degli abitanti suoi? se marcia in carrozza il rivenditore di stoccofissi e di carbone? se i bettolieri hanno palazzi, ville e fattorie ove più loro piaccia? Se antichi ed onesti commercianti hanno battuta la capata, peggio per loro, il mondo bada al presente. Il danaro fa tutto, sono i denari che fanno l'uomo, dice il proverbio: Chi ha è, chi non ha non è, e quel che è più chi ha danari è ancora sapiente; vedi mo' che razza di prodigi fa l'oro coniato!!! Dunque, come io vi diceva, la signora Concetta, ora madama Concetta, ed il suo signor consorte (a cui i commessi della casa di commercio da lui stabilita a Malta si levano tanto di cappello) danno feste di ballo splendidissime, hanno lacchè gallonati, nessuno si vergogna a praticarli, sono ammessi nelle migliori società. Ed in questo la popolazione di Livorno ha progredito come le nuove case; ciò che prima era una soffitta lurida e cimiciosa è divenuto un palagio a cinque piani con colonnati, con finestre gotiche ed altro e che si vede da dieci miglia lontano; ed i cenciosi di un dì oggi camminano cogli staffieri accanto. In tanto progresso Bruto e Catone non sono stati indietro; entrambi, per opinioni sporcate le carceri nei decorsi anni, ne sortirono alla pulita, si fecero avventori e clienti, e, per bacco! non sono più quei discolacci di anni ed anni indietro; sanno fare le cose con destrezza; tengono in mano le fila di una gran tela e, quel che è più, si sono accaparrati il genio e la volontà della moltitudine, della quale a suo tempo sapranno giovarsi, e lo vedremo. Ad essi la prosperità si para davanti come una umilissima serva che spazza ben bene la camera al suo padrone. Costoro se la ridono di quella dabbenaggine della moltitudine che gl'incensa e dalla quale, sotto lo specioso titolo di libertà, si propongono di levare le penne maestre, e già si beano di quell'alto loco ove la loro ambizione è per guidarli.
In mezzo ai voli della cupida fantasia, essi hanno qualche volta rammentato con dileggio quel buon baggiano del cospiratore Giovanni, che faceva per gli altri e non per sè, e sghignazzando gli hanno accordato titoli i più bizzarri che ei non seppe mai.
Mi scordava di dire che il signor Bruto è il favorito bracciere di madama Concetta; ed è una gioia il vedere la damina, un dì bettoliera, oggi in un superbo legno a quattro ruote ed a due bei cavalli inglesi, con servi e cocchiere in serpa e cacciatore dietro, due o tre pellicce o cappotte, due o tre canini pomeri seco sdraiati sui cuscini di raso del phaeton, dare le occhiatine al ganzo che galoppa al fianco del legno su cavallo arabo riccamente bardato.
Il gabinetto di studi di Bruto era affollato di ogni genere di clienti, ed i commessi avevano un bel fare a tenerli indietro tutti; e poi tutti volevano vedere l'oracolo del giorno, gran cosa è il tempo! tutte queste che son cose da fare maraviglia, non lo sono tanto quanto la meraviglia, delle maraviglie, cioè, non s'indovina alle cento, il signor Basilio….
«Ebbene su….»