Sì, lettori carissimi, il signor Basilio, quell'uomo tutto collo torto, era diventato un gran liberale, eh! un liberalone, e di quei più grossi, amati leggitori! Non più stavasi romito giù nella solita via: ma, affittata quella casetta dopo averla comperata, aveva acquistato una vaga palazzetta proprio fuori del Casone, nel luogo il più di chiasso e di brio, ove, circondato da scelta società, dava serate di musica e di ballo; insomma era un vecchio alla moda: ma che vecchio? pareva un giovanetto sui venticinque anni, con capelli nerissimi, baffi neri.

«Anche i baffi?»

Anche i baffi, e di più aveva cessato di essere avaro, eh! Dio guardi! il denaro, dalle sue mani usciva a pugni: aveva proprio la palma traforata, e non figuratevi già che largheggiasse a paoli e testoni, erano francesconi, erano doppie d'oro di buona zecca. Ora sento che mi domanderete: «Ma come spender tanto? è vero ch'era ricco, sappiamo come gli ha fatti, e si saranno moltiplicati e decuplati, un uomo come lui, ma….» Eh! che volete? rispondo, avrà trovato una qualche cava d'oro bello e coniato; o che? credete che di queste cave non ve ne siano? ve ne sono, eh! ve ne sono delle inesauribili.

Ma se lo aveste sentito sputare di politica nel salone del bigliardo della sua villa! nella platea del teatro Rossini! al casino di San Marco! eh! avreste strabiliato; e, quel che è meglio, i suoi sproloqui, per dir come dice il volgo, non li faceva mica nelle brigate degli amici o in qualche ritirata conversazione. Eh! il signor Basilio non aveva paura di nessuno: per lui nel caffè, al teatro, al casino, al veglione, alla bisca, era tutt'uno; parlava alto, sputava sentenze a bizzeffe, censurava leggi e moveva guerre, e che so io?

—Oh che coraggio! dicevano taluni nel sentirlo toccare certi argomenti pericolosi; eppure tutti il salutano, va nelle migliori società!

—Il cielo lo ha sempre protetto, diceva il vecchio tabaccaio che noi già conoscemmo nei precedenti capitoli; e se egli ora parla in tono diverso, è segno che sa di poter parlare. I tempi sono cangiati, ed egli, che conosce come adesso possa mostrarsi, si mostra: quando era tempo di starsene zitto, pareva un pesce. Il galantuomo fa così.—

Il mio lettore ed io conosciamo perfettamente il galantomismo del signor Basilio; e siccome ci dispiace staccarci così presto da lui, vogliamo passare a seguirlo nella sala da giuoco della signora Concetta, ove è raccolto il fiore e la crema della società livornese: e perchè qualcheduno potrebbe dubitare che nel dir crema e fiore io esagerassi, lo prego di ascoltar meco ciò che il vecchio oste dei Tre Mori, uno dei signori della società, dice ad un giovane francese che venne come forestiero invitato alla festa, il quale passa in rivista alcune delle signore ed alcuni dei signori che dalla sala da giuoco vanno in quella del ballo, del buffet e della musica.

—Ebbene, signore, chi è quella damina coll'abito di raso celeste guarnito di fiori bianchi, col ventaglio color fuoco?

—Ah! ah! monsieur (il vecchio oste dei Tre Mori divenuto paladino aveva imparato a memoria qualche parola francese) cette dame, cioè la signora, è consorte del barone Pradky, un signore polacco che hanno fatto barone da poco in qua, e badate bene polacco proprio di Polonia, che ha centomila scudi di rendita e riceve tutte le balle del cotone, di seta, e che so io, le quali si vendono in Europa! Vedete, è quello appunto che ride colla figlia del signore Armary; e questo Armary è un sensale che, dopo aver fatto quattrini, ha aggiunto un ipsilon al suo casato.

—E quell'altra dama grassa e piuttosto bassa che tiene in capo una specie di turbante di velo ed è a sinistra di quel cavaliere da tre decorazioni?