—Ah! quella è la baronessa Muleynà; è una signora tartara (per quanto credo) che spende tesori ed è amica di un giovane maestro di musica, il quale, di spiantato che era, un giorno sarà cavaliere, se pure non l'hanno già fatto.
—Cavaliere del merito di qualche…?
—Sicuramente; e vi par poco merito l'aver saputo incantare un pezzo di donna di quella fatta? Per bacco! altro che scriver note ed assordare le orecchie dei galantuomini coi crescendo delle sinfonie a piena orchestra!—
Il giovane francese, dopo qualche tempo e dopo avere passeggiato alcun poco col signor De-Raudy (cognome novello del già oste dei Tre Mori), si fermò nella maggior sala tutta contornata di specchi che riflettevano le cento eleganti persone di ambo i sessi ivi adunate, e non fu avaro en passant di francesi sdolcinature a madama Concetta, la quale più non puzzava di brodo di dentice, ma, esalando mille preziosi profumi, stava ricevendo gli omaggi del forestiere e rispondendo nel di lui idioma, giacchè in vent'anni era riuscito passabilmente ad un povero maestro di lingua di cacciarle nella testa quell'idioma del bon ton, in quella guisa con cui un ammaestratore di pappagalli sa far dotto un perrocchetto di America. La signora Concetta, che nelle ricchezze e nella vita dell'alta società aveva sotto le vesti terribili stecche delle moderne fascette, mercè quel cilizio, invece di una donna di quarantacinque anni aveva l'aria d'una di trenta tutto al più; ma mentre in fatto di sapienza non aveva, per dire il vero, fatto grande profitto, aveva però superato molte e molte dame galantissime in quelle loro indispensabili smorfie; e credo che ben poche contesse, baronesse, marchesine avrebbero potuto starle a confronto in quelle scipite leziosaggini e svenevolezze nell'aria di spensierataggine e di astrazione, ne' gesti così sguaiati da muover la bile al buon senso, se pure il buon senso frequenta i luoghi ove si compiacciono trovarsi tali persone.
—Comment vous amusez-vous?
—Oh! infinitamente, mia bella dama, riprese il Francese baciandole la mano coperta dal guanto e rispondendole in pretto italiano. Ma madama Concetta, che voleva fare spiccare la metamorfosi da cuoca in damina:
—Parlons français, s'il vous plait. C'est la langue de la mode.
—Parla parla livornese le susurrò passandole vicino l'ex-oste dei Tre
Mori.—
Ma la Concetta s'assise mollemente sopra un sofà chermisi, sbadatamente sdraiandosi e battendosi il ventaglio sulla mano sinistra e trascurando l'avvertenza del padre.
—On m'a dit que vous avez à la corvette bien de jolies dames; et pourquoi ne les amener avec vous? je serais été bien aise de les entretenir chez moi.