—Cara zia, saltò a dire la fanciulla Ofelia, ch'era solita chiamar così per vezzo Angiolina, mamma ha bisogno di confortarsi; dicci dicci della tua visione.

—Ho veduto due giovani combattere sul campo della gloria e tornare ai focolari paterni coperti di onorate ferite per una causa che brillerà come fulgida gemma nella pagina della storia; ho veduto che questi giovani lacrimavano nell'asciugarsi la fronte cospersa di nobile sudore. Questi due giovani, o mie care, erano i vostri due figli.

—Tu presagisci la guerra, disse con emozione vivacissima Rosina.

—Non è d'ora ch'io vedo il mover d'armi e che odo il nitrito dei cavalli ed il calpestio dei fanti; guerra onorata e senza frutto, perchè….

—Perchè? esclamarono tutte le ascoltatrici.

—Perchè le nazioni prima di vincere devono essere purificate al crogiuolo dell'afflizione e scevre di colpa; guai a quei soldati che entrano in campo senza la benedizione del Dio degli eserciti! Ma, come io vi diceva, i vostri figli li ho veduti tornare gloriosi nelle vostre braccia materne.—

Le donne tacevano di un silenzio religioso.

—Ho veduto due uomini, e non voglio nascondervelo, due uomini cari a noi tutte ritornare sul sentiero della ragione, dolersi e pentirsi, non sperare nell'agitazione del mondo, ma sperare nella pace, e da quella argomentarne ai posteri quella felicità che può dare la religione e la virtù cittadina, non per essi ma per i figli loro. Non per loro; perchè è scritto che i figli sconteranno i peccati dei padri, e l'ira del Dio delle vendette arriverà fino alla terza generazione.

—Ahimè! esclamavano le due madri percuotendosi la fronte, ahimè! dunque?…

—No, mie care, questa profezia di dolore non è particolare a voi; è per la nazione che non conosce i suoi delitti e pretende concorrere al premio, ed io le grido: Tre volte guai a te che pretendi il nome di Sionne e non sei che un'empia Babele!—