È scritto; Beati quelli che piangono; essi saranno consolati; e la consolazione è lassù oltre l'umana miseria. La lotta tra le creature è il retaggio delle prime colpe. Il fratello uccise il fratello per invidia; e sarà così fino alla consumazione dei secoli.

Caino!! Abele!! sono le due classi, il ricco ed il povero: l'uno armato di clava, l'altro soccombente. Caino invidioso del profumo che dall'olocausto d'Abele salì al trono dall'Eterno. E quel profumo è la pace del cuore che umana perfidia non può togliere a chi ama Iddio, geme, soffre, non si lamenta e spera.

Angiolina, perdurante il suo soliloquio, aveva gli occhi fissi al cielo, immobili e vitrei come quelli del cieco: se non che pareva da quelli si partisse una fiamma che incontrandosi nei raggi del sole s'immedesimasse in loro e formasse un raggio di luce continuo che da quella pupilla salisse all'astro maggiore, col quale andava a congiungersi; le due donne e la tenera Ofelia parevano penetrarsi del magico influsso della presenza di quell'infelice e sublime donzella.

Lo straordinario eccitamento aveva, collo sviluppo immenso delle forze morali, sostenuto le forze fisiche della fanciulla; il suo volto, per abitudine pallidissimo, si era coperto di un rosso acceso; dalla di lei fronte gelata cadevano abbondanti gocce di sudore: alla fine ella cadde in una specie di deliquio, e le amorevoli amiche, toltala di peso dal pavimento, la collocarono nella sua cameretta.

Lo stato di morte apparente di Angiolina non si protrasse a lungo; cessato che fu quello, essa si rivolse amorosamente alle due amiche, le quali stavano come in atto di preghiera presso il suo letto.

—Mie care, prese a dire con modo tutto suo proprio incantevole ed oltre ogni dire dolcissimo, mie care, non andrà in lungo questo mio stato che tutti tribola fuorchè me, al quale peraltro la vostra pietà vi ha abituato da lungo tempo: abbiate dunque un poco di sofferenza.

—Ah! crudele Angiolina! è questo il modo di rimproverarci, se mai….

—Zitto zitto, fu sollecita a dire la fanciulla: non volete ch'io parli dei vostri sacrifizi per me? ebbene obbedirò, tacerò, ma sapete voi che dopo questo attacco di nervi che vengo a soffrire io ho fatto un sogno? ma no…. io non dormiva e perciò non poteva sognare; è stata una visione, visione beata che mi rivela un dolcissimo avvenire per voi.

—Dio buono! sclamò Esmeralda singhiozzando, siamo così abituate a ritenerti per una profetessa che tuttociò che dici ci scuote nel più intimo dell'animo e ci fa sperare o disperare; ma ti preghiamo di non parlare così misteriosamente come hai fatto nell'attacco di nervi che hai sofferto.

—Mie care, io allora non parlava a voi, parlava al mondo intero, alla mia patria. Verrà un dì che sarò compresa, quando queste ossa riposeranno nella pace del sepolcro: ma via, non vi contristate, chè io vi narrerò la visione.