1862

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Milano—Ditta Wilmant.

A MIA MOGLIE

QUESTO ROMANZO
…..: D. D. D.

PROLOGO

Circa le ore 4 pomeridiane del 31 marzo 18…. nella sala di aspetto della ferrovia di…. si trovavano quattro persone i cui abiti non meno che l'atteggiamento dimostravano appartenere essi ad un ceto piuttosto elevato della odierna società. Uno di loro stavasi seduto sovra un sofà della sala, tenendosi sulle ginocchia un quaderno manoscritto, sul quale tranquillamente e qual se fosse stato solo solissimo faceva delle aggiunte o delle correzioni col lapis. Costui, semplicemente abbigliato ed anche con qualche trascuratezza, era un uomo pressochè di ordinaria statura, di carnagione bronzina, con barba corta castagna, coi mustacchi, con occhi scuri e vivaci; potea dirsi uomo di fisionomia schietta ed aperta, se un certo, come suol dirsi, cipiglio, o increspatura della fronte laddove si accoppiano le ciglia non gli avesse data la gravità d'uomo di toga o di studi severi. Gli altri tre che stavano in gruppo erano una signora di circa venticinque anni elegantissimamente vestita da viaggio e due signori del paro in elegante abbigliamento che le facevano, come suol dirsi, la corte.

—Ah! non mi sarei mai creduto di aver la fortuna di combinare la signora marchesa di ***, disse uno dei due (se non sbaglio) damerini moderni.

—Vi dirò, conte, rispose la signora, dopo il primo anno di vedovanza sfuggo la noia dei miei casini, dei miei palazzi, dei miei giardini di campagna e della capitale per girmene sola e nel più stretto incognito, viaggiando all'uopo di studiare il mondo.—