—Orsù non voglio teco contendere: se non bevi tu liquori spiritosi, li beverò io ed altri nostri compagni e cavalieri che hanno per impresa sullo scudo quel motto di Orazio:

Nunc est bibendum, nunc pede libero
Pulsanda tellus.

Laonde se tu non vorrai ber vino, berrai acqua e mangerai i crostini coi tartufi.

—Il tuo nuovo posto ti esalta più del solito; veggo benone che tu sapresti reggere a fortuna maggiore.

—Lo vedremo; per me sai che, per contentarmi appieno, sarebbe poco l'impero del Mogol.

—Sì, sì, ne son persuaso: ma quelli che ascoltarono le tue lezioni di modestia, di moderazione, ecc., ecc.

Ait latro ad latronem. Bruto, quelli che udirono le nostre lezioni volevi dire; io ritengo che niente vi sia di nuovo sotto il sole, e che i favori e le fortune siano per i furbi e per gl'impostori.

—Massime da scolpirsi in bronzo, ma in caratteri di geroglifici, perchè i posteri non apprendano a metter giudizio. Diamine! dobbiamo noi essere gli ultimi al mondo, e il fatto sta che non sarebbe prudenza dir quattro finchè non è chiuso nel sacco. Che diresti mai se nel mare che ora navighiamo fossero molto vicini degli scogli?

—Tu burli: non sai tu al par di me come a Livorno abbiamo assestato le uova nel panierino a mo' di non romperle, e come questa aristocrazia di pescivendoli, navicellai e borsaioli che marciano in carrozza ci abbia secondato colle opere, col denaro? Quasi mi faresti ridere colle tue ubbíe.

—Eppure io sto per dirti che, senza il mio modo laconico di parlare e di agire e senza il pronto soccorso dell'indefesso atleta del progresso, il degno signor Basilio….