—Diamine! vorrei vedere che tu mi abbandonassi, il mio caro piloto. Sono impaziente di vederti salire sulla mia nave, colla quale sfideremo le tempeste dei venti retrogradi.
—Son con te in vita e in morte.
—Oh! ma mi scordava il meglio: sai tu ch'io considero questo passo come un gradino per andare più su, e che voglio trarti meco al tempio della felicità e della gloria e….?
—E delle ricchezze…. capisco benissimo, mia cara Eccellenza cittadina; ma ecco qua, incominciamo subito con quell'aria di protezione.
—Me ne guardi il berretto frigio, alto nume che invoco; io e tu ci abbracceremo come un ramo di ellera per salire al più alto delle mura cittadine.
—Poetico ed amichevole concetto! accolgo la tua promessa e lodo la tua affezione: se non che permettimi di far uso di altra metafora; noi ci inalzeremo non già come ellera, sebbene possiamo coscienziosamente ritenerci come pianta parasita, ma come due gatti, reggendoci sugli ugnoli e graffiando chi c'impedisce di salire.
—Bravo per…. ti cedo in tutto, eziandio nella vivacità, nel fuoco sublime della tua ferrea imaginazione: ma noi siamo abbastanza infiammati, per quanto parmi, di alto amor patrio; e siccome potrebbe operarsi nel nostro interno una spaventosa combustione, mi parrebbe conveniente di vuotare insieme un paio di rinfrescanti bottiglie di Sciampagna, del quale ho fatto innaffiare alcuni crostini di beccaccia. Orsù saliamo alla mia sala del déjeuner, e, per non infrancesarci, diremo colla Crusca dello asciolvere.
—Tu sai che feci voto di religione, di mia religione…. non bevo vini nè liquori spiritosi.
—Ah! sì lo so, ma quei voti si osservano in pubblico e non in privato; anche il sultano Mahamud non beveva nè spiriti nè vini, e crepò per eccesso di ubbriachezza.
—Il mio Corano è più severo, ed appunto la sorte di Mahamud mi è di esempio.