Era scena d'inferno.

In tanta ambascia, fra i mille tementi l'eccidio, palpitanti per i lor più cari, per le sostanze, per l'onore, non vi fu alcuno che osasse dire al popolo: O popolo, tu che hai creduto ai novelli Mosè, chiedi loro il miracolo di salvarti. Ove si ascondono eglino i tuoi Giosuè, i tuoi Gedeoni, i tuoi Jefte? ben io glieli avrei mostrati nascosti sotto le materasse e fra le botti nelle cantine. Il popolaccio gli andava cercando, e fra questi andava pur cercando il signor Basilio, il quale ad un tratto si vide piena la casa di persone raccozzate ed armate, e sebbene uomo di consiglio e non di guerra, dovè prendere un'arme e lasciarsi guidare.

—Dove mi conducete? sclamò con voce semispenta quando in mezzo a tanta turba si avvide di essere sulla via.

—Dove ti conduciamo? urlarono minacciosi cento e cento. Saresti forse, come gli altri che ci hanno spinti a questi estremi, un cane cioè di fariseo? non sai tu che siamo côlti alla sprovvista e che fa duopo di un coraggio da leoni per uscirne salvi?

—A noi basta il tempo, un poco di tempo è quello che ci bisogna; superato questo primo impeto di espugnazione, noi non mancheremo di aiuti da tutte le città vicine che faranno causa comune con noi.

—Certamente che lo faranno, come il nostro esempio avrà saputo infiammarli, saprà deciderli il nostro coraggio. Ah! noi ci acquisteremo una pagina eterna di gloria nel volume della storia.—

Il signor Basilio era come coloro di cui si dice hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non sentono, hanno lingua e non parlano; ciò che gli succedeva da poche ore a quella parte gli sembrava come tremenda visione.

Ma visione non sembrava ciò che avveniva a coloro che circondavano l'uomo di stato spingendolo alle porte.

—Su su, carissimo signor Basilio, nostro Ulisse, dicevagli il capitano Grongo, che durante i momenti di ozio aveva letto l'Iliade, che poi riponeva sotto il banco del pesce quando gli avventori venivano in pescheria a provvederne da lui, il quale era ritenuto il meno ladro dei pescivendoli, su su, caro Ulisse, vi farebbe paura un poco di puzzo di zolfo? Eh! non credo; ormai la vostra fama è assicurata; dopo la partenza del cittadino Bruto, del cittadino Catone e di tanti altri valenti uomini, voi siete il nostro sostegno: e non sentite il tamburo che musica dolce va strimpellando alle orecchie dei valorosi amanti della libertà? eh! se voi morite, convien dire che una morte sì bella non la credevate per certo, ed io e l'oste dei Tre Mori di certo ve l'auguriamo di cuore.—

Il signor Basilio, momentaneamente reso a sè stesso, nel fare qualche passo sorrise di uno di quei sorrisi che usava al tempo del collo torto, dachè dopo le riforme lo aveva egregiamente raddrizzato.