—E che? saremmo traditi?…
—Arrendiamoci allora, urlarono i paurosi.
—No…. no, moriamo, gridava un'infinità di feroci (e il loro grido estinse in molti l'idea della resa). Per D… si arrende chi ha da perdere, ma noi non abbiamo nulla da perdere per D…. Denari no, amici no, case no, donne no, onore nemmeno: perderemo la vita; ebbene questa come la camperemo se ci arrendiamo? morire per morire, difendiamoci.
—Le muraglie son deboli.
—Ci faremo un baluardo di corpi de' paurosi: tanto per D… per costoro ha da esser finita in ogni modo; avanti dunque, fratelli, avanti.—
Il più forte interlocutore era il capitano Grongo, che, non avendo potuto riparare a bordo di nessun naviglio da guerra ancorato al molo, aveva fatto di necessità virtù e si accingeva con gli altri alle mura.
Sulla torre del duomo sventolava una bandiera nera, segno di lutto e che volevano tutti morire anzi che arrendersi.
La notte che successe fu una delle più terribili per i miseri abitanti pacifici della bella città: ognuno paventava che la cecità e l'accanimento dei rivoltosi provocasse lo sdegno di coloro che, sebbene nemici, pur tuttavia venivano ad abbattere quel regime anarchico, impossibile a durare nella sua efimera esistenza; si temeva un saccheggio del popolaccio o che questi desse fuoco alla città come un tempo fecero i Moscoviti quando la grande armata napoleonica invase Mosca; si temeva che i demagoghi, vedendosi alla vigilia di desistere dalle bravate, non facessero qualunque eccesso.
Il signor Basilio, forzato dalla turba, si era condotto verso la barriera di porta San Marco, dove appunto ferveva l'attacco. Quell'uomo sì crudo, sì falso, nelle poche ore di tregua in cui avevalo lasciato, dirò, la cortesia degli assalitori (poichè quando essi non avessero voluto soprassedere nella speranza di risparmiar sangue attendendo che la città si arrendesse spontanea, avrebbero potuto dar l'assalto nella notte stessa), raccoltosi nella stanza di guardia, scrisse le sue ultime volontà; in cui dettagliatamente svelando tanti misteri che hanno servito di argomento al nostro racconto, venne a conoscersi che egli ruinò la famiglia Guglielmi, ed il furto che la dispogliò di ogni avere essere tutta opera di cotesto uomo, il quale poi nell'istituire suo unico erede il giovine Sprinel, qualora vivesse, volle largheggiare in beneficenze a riguardo della famiglia danneggiata, a cui passar doveva tutto l'asse ereditario sempre che fosse morto il giovane suo figlio, che come tale adottava, dappoichè, per la memoria dell'infelice Angiolina, quell'uomo che aveva sprezzato ogni ombra di vera onestà si credè obbligato a celare il misfatto cui quel giovane doveva la vita.
Gli armati all'intorno della stanza di quell'uomo lo credevano assorto in pensieri di difesa.